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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 19 Settembre - ore 12.00

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"I trentenni cinesi hanno sorpassato i pari età italiani nel 2013"

Nel pomeriggio si è svolto l'open day per quegli imprenditori che vogliono guardare al futuro oltre confine, puntando ai mercati asiatici. Bosoni: "Necessario diversificare, ma occorre confrontarsi con loro".

"L'Asia facile"
"I trentenni cinesi hanno sorpassato i pari età italiani nel 2013"

La Spezia - “Quella cinese è un’economia che si è fortemente evoluta rispetto all’idea che avevamo un tempo di quella realtà. Un cambiamento che per molti versi ci ha divorato. Ma oggi le distanze di un tempo sono più facilmente colmabili, la sfida di Confcommercio, e in particolare della sezione Giovani imprenditori da poco presieduta da Filippo Lubrano, è quella di saper combattere tutte le battaglie che questi tempi ci pongono davanti: il nostro compito è quello di spiegare le possibili strade della digitalizzazione aziendale e di come le società italiane possano entrare proficuamente nel mercato orientale”. Tocca al presidente provinciale Gianfranco Bianchi aprire i lavori della convention “L’Asia facile”, ospitata nella gremita sala delle conferenze degli uffici di Via Fontevivo. Filippo Lubrano da il la ai relatori e Stefano Senese, segretario della Camera di Commercio delle Riviere di Liguria, porta la sua esperienza: “Partiamo dai numeri: per l’Italia la Cina e all’ottavo posto per quanto riguarda l’export, il territorio spezzino ha invece numeri chiaramente più piccoli. Ma i numeri stanno salendo a livello esponenziale, di anno in anno. Per quanto riguarda il turismo, gli arrivi sono ancora ridotti, anche perché in quel pezzo di mondo abbiamo investito molto poco: parliamo di 10mila persone per 16mila presenze, il che significa stare un giorno o poco più e andare via. Stiamo lavorando ad una serie di documentari in lingua cinese sulla Liguria che faremo trasmettere sulle principali televisioni nazionali cinesi: idea semplice e di impatto. Altra iniziativa, questa su scala nazionale, il Work-Pass, uno sportello utile a chi vuole andare a fare business all’estero. C’è poi la possibilità di ottenere piccoli contributi per essere presenti alle fiere e alle manifestazioni internazionali. C’è da dire che troviamo una certa ritrosia da parte delle aziende ad uscire dai confini italici: vuoi per le dimensioni, vuoi per un certo attendismo generalizzato”.

L’assessore al Turismo e Cultura Paolo Asti in Cina è stato fisicamente alcuni mesi fa insieme al sindaco Pierluigi Peracchini. Al tavolo c’è anche lui, a raccontare per sommi capi i dettagli della sua missione in estremo oriente: “Abbiamo visto mutare la tipologia di presenza turistica cinese alla Spezia: prima erano solo gruppi, oggi iniziano ad arrivare le prime famiglie. La qualità della vita in quel Paese è cresciuta ed è normale che adesso abbiano più voglia di vincere. I francesi oggi sono al primo posto per presenze nel nostro territorio ma i cinesi stanno crescendo: si tratta di una grossa risorsa potenziale anche perché parlando della Cina, quello che noi immaginiamo grande, là è esponenziale. Cosa bolle in pentola? Quattro ragazzi del nostro istituto alberghiero andranno in Cina a novembre a far esperienza nell’ambito della ristorazione grazie a Mattia Pinza, imprenditore partito proprio dalla Spezia alcuni fa e che sta facendo grandi cose in quel settore”. Lubrano ricentra il tema originale, ripartendo da una delle grandi tematiche relative al progresso cinese e cioè il mega investimento voluto dal Governo per la nuova Via della Seta, per un complessivo di 1.000 miliardi di dollari, praticamente la metà del Pil italiano: “Progetti ed infrastrutture che i cinesi stanno concretizzando non solo negli altri paesi dell’Asia ma anche in Europa. A cose fatte la città tedesca di Duisburg e la capitale Pechino sono collegate direttamente con la ferrovia”. Poi una serie di fondamentali distinguo su alcuni nostri cronici luoghi comuni, anche un po’ superati dalla crescita velocissima del Paese con gli occhi a mandorla: “Non è vero che la Cina abbia superato gli Stati Uniti per il Pil se non quello calcolabile a parità di potere d’acquisto. Il centro economico più importante del mondo? Stiamo tornando in Asia, proprio laddove eravamo all’incirca nell’anno 1000. La Cina oggi sta vivendo il proprio miracolo economico dove le generazioni attive oggi guadagnano di più dei loro genitori. Qualcosa di completamente alieno alla situazione occidentale: il sorpasso fra i trentenni cinesi e quelli italiani è avvenuto nel 2013”.

E poi lo sbarco in Europa, diversificato rispetto al resto dei continenti: “In Grecia - continua la carrellata di Lubrano - hanno acquisito il 67 percento del porto del Pireo. Stanno entrando in Italia, penso ai porti di Trieste o di Ravenna. Ma nella top ten mondiale non c’è nemmeno Rotterdam che cresce a buoni numeri ma non ai livelli di quelli cinesi. Non riconoscono l’Ue ma vanno a trattare coi singoli stati.” In Cina Whatsapp, Facebook e Amazon sono irraggiungibili, i cinesi usano per questo un applicativo unico, WeChat, col quale si può anche pagare in tempo reale un prodotto che si vuole acquistare. Raggiunge invece il 16 percento la quota degli acquisti via web, il 4 percento in più dell’Europa. “Su WeChat si possono fare campagne social media per promuovere il proprio brand, ovviamente con testo cinese, cercando di associare un messaggio che ispiri positività. Il Qr code funziona per qualsiasi cosa e interagisce proprio con We Chat. Consigli? Non usate il numero 4, in Cina porta sfortuna perché ricorda la morte, scegliete anzi l’8 che la e molto ben visto e non a casa le Olimpiadi iniziarono proprio l’8 agosto”. La chisura è affidata a Diego Bosoni, che con Ca' Lunae ha saputo esportare in Cina i vini prodotti da una realtà che ha saputo evolversi, schiudendosi al mondo: “Tutte le aziende che guardano al futuro devono varcare i confini. La Cina è un mercato complesso ma c’è una curiosità incoraggiante e considerando le problematiche che abbiamo in Italia a livello di mercato, è importante avere queste consapevolezza. Quando alla mia famiglia dieci anni fa proposi di far uscire le nostre produzioni non è che sono stato capito subito: non esistono miracoli, non è che andando là una volta si torna con una valigia piena di ordini. C’è una concorrenza infinita e un movimento di aziende che rimangono affascinate ma bisogna essere professionisti e confrontarsi con loro. Gli obiettivi? Diversificare il mercato. Ai tempi vendevamo praticamente tutto fra Genova e Lucca, io ho compreso la pericolosità di questa situazione. Un solo mercato è altamente pericoloso perché finisci per essere troppo dipendenti dagli stessi fornitori. La nostra produzione legata alla vite, alla natura non è moltiplicabile più di tanto ma riorganizzare il portafoglio clienti aiuta ad avere più chiavi. Ci vogliono le idee chiare, dalla produzione alla commercializzazione sino alla comunicazione. Partire per vedere quello c’è succede ha poco senso e diventa rischioso.”

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Gianfranco Bianchi


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