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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 15 Agosto - ore 12.11

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"I minimarket sono tutti fuori legge. E Comune e Municipale che fanno?"

Arioli e Servadei tracciano un quadro a tinte fosche sul commercio cittadino, con una situazione in continuo peggioramento. Brogi: "Stiamo lavorando, ma su certi aspetti abbiamo le mani legate e le aperture si sono spostate nella zona B".

I vertici di Confcommercio in commissione
"I minimarket sono tutti fuori legge. E Comune e Municipale che fanno?"

La Spezia - “Noi cerchiamo di sopravvivere ma ormai ci sono decine di fondi commerciali che diventano preda di intere etnie. Basta guardare la situazione di Via Garibaldi, in mano ai cingalesi e ai bengalesi”. Torna a ripresentarsi il malcontento degli esercenti, questa volta per bocca di Cesare Arioli e Lorenzo Servadei, esponenti della Confcommercio spezzina: “Il fatto è che se si affranca questo tipo di commercio, scende il valore dei fondi e degli appartamenti di chi ci abita. L’altra problematica sono i minimarket che stanno lievitando in modo impressionante: chi ci lavora dentro è preda dei loro caprioni che li sfruttano senza scrupoli. Sopravvivono in tanti nelle case in affitto, iniziano la loro attività con i soldi di altri e sono obbligati a comprare nello loro centrali. Arrivano con camioncini alle 14 di domenica pomeriggio e scaricano la merce. Difendiamo il nostro pane quotidiano da queste persone che non osservano le regole: spesso infatti i controlli sono stati positivi malgrado sia difficile realizzarli per problemi identificativi e di lingua. Per loro basta cambiare ragione sociale, per noi se non ci mettiamo a posto arrivano i sequestri. Nessuno di loro è in regola, ed è tutta una catena che finisce poi con i furti nei nostri negozi. Merce che beffardamente finisce in quei negozi etnici ma anche in qualche negozio italiano senza scrupoli. Come mai la Guardia di Finanza non va in questi negozi a controllare la fatturazione? Oggi per un comune cittadino denunciare queste cose è praticamente una perdita di tempo anche perché non è così semplice dimostrare le cose in sede di processo. Siamo andati a parlarne col Prefetto ma dice che alla Spezia questi reati sono in regressione, in realtà ormai non li denuncia più nessuno. E i vigili che fanno?”.

Arioli completa il suo ragionamento: “C’è un regolamento del commercio che prevede uno scivolo per i disabili. Noi dobbiamo averlo, loro? Il Comune della Spezia ha fatto una delibera contro la somministrazione. Hanno fatto ricorso al Tar, hanno vinto. Ma credete ad uno che conosce questo mestiere: vendono alcolici con misure di bottiglie che non si trovano nella grande distribuzione: fanno ordini ad hoc. Senza dimenticare poi cosa significa in termini di bottiglie lasciate in tutta la città e in particolare in alcune zone, ormai degradate. L’amministrazione si faccia carico di far seguire le norme, c’è un regolamento da far rispettare”. Tocca naturalmente all’assessore al commercio Lorenzo Brogi, che proprio su questi temi ha impostato molta della sua campagna elettorale, rispondere al malcontento chiaramente espresso da Confcommercio: “Veniamo accusati di non fare nulla, in realtà stiamo lavorando proprio in questo senso, controllando preventivamente le attività che chiedono i permessi di nuove aperture. Il fatto è che, trovati i vincoli nella zona centrale, i minimarket etnici hanno aperto nella cosiddetta zona B, quella che non è in centro storico. Lavoriamo per parificare le norme delle due zone che regolino anche le attività dei circoli sia per la concorrenza sleale sia per la cosiddetta malamovida. Sono sempre più i minori che comprano da bere in questi negozietti ed è lì che abbiamo agito e continueremo a farlo. I primi a chiederci di evitare nuove aperture sono proprio quei minimarket aperti da tempo per ragioni di concorrenza. L’amministrazione può controllare soltanto dopo perché oggi la presentazione della Scia permette automaticamente di aprire. Abbiamo avviato controlli congiunti con la Polizia Municipale e la Capitaneria di Porto, si sono chiesti approfondimenti all’ispettorato del lavoro, all’Asl. Voi ve la prendete col Comune ma in realtà sono tante le realtà che contribuiscono a questo. Introdurremo la prevalenza della filiera corta nei negozi, per dare una mano al nostro territorio”.

Massimo Lombardi vuole tolleranza zero e regole uguali per tutti: “Mi prendo la responsabilità di dire che queste persone vivono nella criminalità organizzata”. Andrea Biagi, lista Toti-Fi, chiede di ampliare le limitazioni anche alla periferia, il collega Fabio Cenerini si domanda perché fioriscano tutti questi negozi: “Nessun problema per chi sta alle regole, che sia italiano o meno. Sono anni che denuncio la presenza di tanti banchi comprati con denaro contante di dubbia provenienza. Persone che trovavi al mercato poi alla Morin: mi pare che queste persone abbiano importato il loro modo di fare commercio. Che è diverso dal nostro e che in presenza di multe continuano a fare quel che vogliono, magari non pagare. Mi sembra che anche oggi in questa città ci sia sempre verso il cittadino straniero un occhio di riguardo”. Raffaelli propone di studiare un combinato disposto che applichi in qualche modo il lodo Minniti al piano del commercio.

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