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Ultimo aggiornamento: Giovedì 18 Aprile - ore 22.50

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"Gli appartamenti ad uso vacanze sono una 'moda' rischiosa"

Tra ipotesi e dati di fatto un'istantanea sull'effetto che la crescita continua del mercato della ricettività rischia di avere nei quartieri: dal centro alle periferie.

"il fenomeno va governato"
"Gli appartamenti ad uso vacanze sono una 'moda' rischiosa"

La Spezia - Le serrande si abbassano ma il mercato turistico, che per i servizi trova la sua massima espressione nel food, cresce inarrestabile a dismisura. Cosa sta succedendo? I turisti arrivano, trovano luoghi per tutti i gusti per pernottare ma allo stesso tempo chi dovrebbe vendere chiude. Questa è l'istantanea del centro storico e in parallelo, invece, aumentano le offerte per tutto quello che riguarda il cibo con la continua nascita di ristoranti e tutto quello che si può tradurre in un mix di carboidrati e proteine.
Una serranda si abbassa e si rialza con una cucina all'interno, insomma. Questo comporta un'ampia offerta in fatto di gusto ma limitata per altri prodotti: partendo da abbigliamento e calzature.
Per capirlo è sufficiente scambiare due chiacchiere con i commercianti, in questi giorni sono infuriati per i cantieri di Via Prione, che hanno notato un altro dettaglio: la massiccia presenza di case e appartamenti ammobiliati a uso vacanze hanno fatto "sparire" una buona fetta di residenti.
"Quello di convertire gli appartamenti in strutture ricettive - ha spiegato ai taccuini di Città della Spezia Renato Oldoini presidente di Confedilizia - rischia di diventare una moda pericolosa. E' vero che la massiccia presenza di strutture private destinate al solo turismo fa allontanare i residenti e il fenomeno rischia di allargarsi anche alle periferie".

Troppe strutture e pochi residenti. Un effetto che potrebbe dunque creare un vuoto commerciale e mettere in crisi chi non si dedica al cibo e ai suoi derivati. Sembra una profezia stile Nostradamus ma una soluzione c'è.
"Il dialogo tra enti è l'unica soluzione - spiega Oldoini -. Il fenomeno va governato e la necessità c'è. Al momento parliamo di un problema territoriale, che ora si concentra sul centro storico e nulla vieta che riguardi tutto il territorio comunale. La tendenza è in aumento perché non si conosce il fenomeno nella sua entità di redditualità. Di fatto la conversione degli appartamenti al turismo garantiscono: l'assenza di morosità, la disponibilità".

"Sono fenomeni importanti - ha proseguito Oldoini - nei quali in molti si buttano a capofitto. Finché la struttura rimane a conduzione familiare è un'ottima soluzione (una proposta fortemente sostenuta da Confedilizia, ndr) perché rappresenta un'integrazione del reddito forte. In molti hanno avuto benefici da questa soluzione. Il problema subentra quando la gestione viene delegata: check in, check out, nettoyage, amministrazione. Con questo sistema le attività devono arrivare a 200 giornate all'anno di accoglienza. Se invece la parte amministrativa rimane nelle mani del titolare e vengono delegati solo i piccoli servizi ha ancora una discreta convenienza e le giornate calano a 160-180. E' se subentra una totale terzializzazione che subentrano i rischi. In questo momento è difficile anche capire quanto il mercato degli aaut sia terzializzato".

"Sarebbe interessante in fase normativa - prosegue - rendere noto come si ha intenzione di gestire un'attività turistica. Quando si parla di governare un fenomeno trovare le soluzioni per conoscerlo e a questo punto ci si potrebbe anche domandare se non fosse più utile tornare agli accordi con i residenti. Un'altra analisi che si potrebbe fare è comprendere in quali zone convenga una crescita di strutture turistiche e stabilire dei criteri di qualità".
"Indubbiamente per il futuro - conclude Oldoini - potrebbe essere investire sul livello quindi in strutture alberghiere da 4 oppure 5 stelle oppure appartamenti ammobiliati gestiti direttamente dai proprietari, o nella formula della terzializzazione. Ma in questo ultimo caso bisogna davvero chiedersi come vengono gestiti".

(foto: repertorio)

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