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"Fase 2 e cura dei bambini: non devono pagare le donne"

Lara Ghiglione, segretaria della Camera del Lavoro spezzina getta sul tavolo una serie di questioni legate all'imminente inizio della ripartenza: "Auspichiamo estensione congedi parentali e del bonus bebè ma anche enti locali devono contribuire".

"e sui giardini e cortili..."

La Spezia - "La fase 2 post lockdown sarà caratterizzata da una graduale ripresa lavorativa, ma con le scuole chiuse. Si pone per moltissime famiglie il grande problema di come armonizzare il lavoro con la cura dei bambini. Un compito che, in assenza di soluzioni di sostegno ed una strategia complessiva da parte dello Stato e degli Enti locali, ricadrà per la maggior parte sulle donne". Così Lara Ghiglione, Segretario Generale della Camera del Lavoro della Spezia, che continua: "L'attività di cura dei bambini non è certo sempre a carico della madre, della donna, moltissimi uomini fanno la loro parte. Però, di fatto, quando si creano situazioni in cui il lavoro non si concilia con la vita familiare, sono le donne che più spesso ne pagano le conseguenze: rinunciando al lavoro, andando in aspettativa, con ripercussioni dal punto di vista salariale, di condizioni e di carriera. In questa fase così delicata, il rischio è che migliaia di donne siano estromesse dal mondo del lavoro e che subiscano pesanti penalizzazioni, specialmente per quei lavori che non si prestano allo smart working.”

Continua Ghiglione: “Auspichiamo non solo il prolungamento, ma anche l'estensione dei congedi parentali e del bonus bebè da parte del Governo. Ma non basta. Anche gli Enti locali devono contribuire con interventi di sostegno economico e con servizi che i Comuni possono organizzare anche in collaborazione con le Associazioni del territorio. Come i giardini ed i cortili di quartiere proposti da Sala a Milano ed anche da Rossi in Toscana, luoghi aperti ed in sicurezza, in cui poter organizzare percorsi didattici e ludici per i bambini di famiglie con entrambi i genitori che lavorano. Conclude il segretario della Cgil spezzina: "E' necessario un profondo ripensamento dei paradigmi sociali e lavorativi, con la riorganizzazione dei flussi e degli orari che scandiscono il tempo della produzione. La ripartenza dalla pandemia non potrà essere pagata dalle fasce più deboli e dalle donne. Ma come ora ripartire significa ripensare i nostri modelli di sviluppo, di vita e di socialità".

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