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"Andremo per vie legali se ci saranno contagi in aziende non essenziali"

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil scrivono alla prefettura, a Confindustria, alla Camera di commercio e alla Provincia manifestando la loro contrarietà alle numerose richieste di deroghe da parte delle imprese.

"Tentativi di contravvenire alle regole"
"Andremo per vie legali se ci saranno contagi in aziende non essenziali"

La Spezia - Prosegue il braccio di ferro tra i sindacati e i lavoratori da una parte e le proprietà di alcune aziende spezzine dall'altra riguardo all'apertura degli stabilimenti. Dopo le note vicende relative a Fincantieri, Leonardo e Mbda, ritorna d'attualità il tema dello stop alle produzioni per garantire la salute dei dipendenti.
Quest'oggi, infatti, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Lara Ghiglione, Antonio Carro e Mario Ghini, hanno scritto una lettera aperta al prefetto Lucio Antonio Garufi, al presidente della Provincia, Pierluigi Peracchini, al presidente di Confindustria, Mario Gerini, e al segretario generale della Camera di commercio, Stefano Senese, per manifestare la loro preoccupazione e per annunciare l'intenzione di ricorrere a qualunque mezzo, anche le vie legali, nel caso in cui qualche lavoratore contragga il Covid-19 all'interno di aziende per le quali sia eventualmente rilasciata l'autorizzazione in deroga all'apertura e alla ripresa della produzione.

Il testo della lettera

Cortesi,

da qualche settimana l’emergenza sanitaria determinata dalla rapida e preoccupante diffusione del Covid-19, ha indotto il Governo ad assumere decisioni “drastiche” che hanno determinato la parziale o totale sospensione di numerose attività produttive e di alcuni servizi ai cittadini.

L’impossibilità di mettere in atto misure preventive e azioni efficaci a garantire la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, in alcuni contesti produttivi, ha spinto successivamente il Governo ad autorizzare la continuità produttiva limitatamente alle aziende ritenute essenziali, individuate attraverso i codici Ateco. Decisione che abbiamo condiviso anche a livello nazionale.

Proprio per tutelare le lavoratrici e i lavoratori e “coprire” finanziariamente le chiusure delle aziende non individuate come essenziali è stato stanziato dal Governo un primo pacchetto di risorse economiche, mirato a finanziare in parte le Aziende e in parte la richiesta di varie tipologie di ammortizzatori sociali.

Nonostante questo, anche nel nostro territorio, centinaia di aziende che nulla o poco hanno a che vedere con le produzioni e i servizi essenziali stanno chiedendo al Signor Prefetto di poter usufruire di una deroga per continuare la propria attività.

Rispetto alle suddette richieste, unitariamente, abbiamo espresso il nostro parere, chiedendo nella maggioranza dei casi, di non autorizzare la continuità produttiva ad aziende non ritenute essenziali e allo stesso tempo di vigilare sulle altre per garantire il pieno rispetto del Protocollo nazionale del 14 marzo scorso.

Ad oggi, pur continuando a pervenire richieste che ci vengono inoltrate dalla stessa prefettura, non conosciamo quali decisioni sono state assunte dal Prefetto, se non per i ritorni che ci pervengono dai nostri delegati sindacali nelle aziende o dalle stesse quando necessitano di accordi sindacali per la richiesta di ammortizzatori sociali.

Fatta questa doverosa premessa, riteniamo doveroso esprimere, la nostra contrarietà per il continuo tentativo di forzare le decisioni e contravvenire a regole che hanno come obiettivo la tutela della salute delle cittadine e dei cittadini di questa provincia.

Per questa ragione, dopo aver messo in campo tutte le azioni e le prassi che competono alle organizzazioni sindacali vogliamo sin da subito chiarire che, qualora si verificassero casi di contagio nei luoghi di lavoro, dovuti alla non osservanza dei protocolli di sicurezza, saremo costretti ad attivarci con ogni mezzo consentito dalla legge per tutelare le lavoratrici e i lavoratori, anche attraverso le vie legali. Questo varrà, a maggior ragione, nel caso di contagi che si verificassero in aziende che, secondo i Dpcm del 22 e 25 marzo 2020, avrebbero dovuto interrompere la produzione o l’erogazione del servizio, perché non definiti come essenziali.

Certi nella vostra collaborazione, porgiamo cordiali saluti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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