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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 22.40

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"Andiamo a fischiare a Marina perché sennò ci ammazzano"

Balneatori a convegno questa mattina in Cna. Tomei propone l'affidamento alle aziende già esistenti e completare il monitoraggio sulla disponibilità delle spiagge: "Diversamente saranno migliaia di ricorsi e tutti smetteranno di investire".

`Andiamo a fischiare a Marina perché sennò ci ammazzano`

La Spezia - Da Marinella a Bonassola, i balneatori della provincia spezzina si riuniscono a convegno per discutere il disegno di legge ministeriale in corso di approvazione e oggetto di una discussione vivace nell'ambito di un incontro avvenuto la settimana scorsa a Genova, alla presenza del Ministro per gli affari regionali Enrico Costa. Il coordinatore nazionale della Cna Balneatori Cristiano Tomei ha introdotto la discussione, partendo dalle ultimissime novità romane: "Il fatturato 2016 degli stabilimenti balneari è in crescita per quanto concerne gli arrivi, in riduzione per le presenze. E' il segno che il settore è vivo e forte ma c'è da lavorare per dare solidità alle migliaia di aziende del settore che non hanno più certezze". Tomei se la prende con il ddl approvato che prevede evidenze pubbliche per i titolari delle commissioni demaniali: "La Corte di giustizia europea si è pronunciata rispetto al Tar lombardo e sardo dove concessionari che hanno chiesto il rinnovo della concessione fino al 2020 così come era stato accordato nella proroga. Si vuole mettere in discussione un accordo preventivo".

L'articolo 12. Tomei fa preciso riferimento all'articolo 12 della normativa Bolkestein: "Noi abbiamo difeso la proroga e contestiamo l'applicazione di quell'articolo che dice una cosa precisa: laddove la risorsa è scarsa bisogna revocare le concessioni e mettere tutto all'asta. Ma è scarsa davvero? Il governo ha dato inizio ad una campagna di monitoraggio secondo la quale esiste un 48 per cento di disponibilità di spiaggia in almeno il 30 per cento dei comuni che hanno risposto. Ci è stato contestato che il dato deve essere visionato comune per comune ma il monitoraggio non è ancora concluso. E poi c'è la questione del legittimo affidamento: tu concessionario hai ricevuto la concessione con la possibilità di rinnovo automatico. I trentamila concessionari italiani si sono affidati a questo per programmare il proprio lavoro, fare investimenti, sobbarcarsi mutui. Senza questo le aziende andrebbero in liquidazione: ma se lo Stato cambia la regole del gioco, almeno lo faccia solo per le nuove aziende. Tutt'al più quando la risorsa diverrà scarsa si potrebbe porre il problema, ma si verrebbe comunque a creare lo stesso discrimine: non può valere per imprese che hanno costruito qualcosa facendo investimenti negli anni. Seguendo caso per caso ci trentamila ricorsi, la giustizia si ingarbuglierebbe e le imprese smetterebbero di mettere soldi".

La proposta. La soluzione che Tomei e la Cna propongono è nota: riconoscere l'affidamento alle 30mila aziende che esistono, consapevoli che in Italia c'è lo spazio nel tempo per altre novanta mila. "Mi chiedo dove sia tutta questa necessità di nuove aperture nel breve periodo. Ho paura che dietro a tutto questo ci siano i grandi capitali che vogliono prendersi gli spazi delle piccole imprese. Rimini non può esser il modello, è un caso particolare che non può fare testo, specialmente in Liguria. Abbiamo chiesto al ministro di inserire da subito nel ddl di confermare affidamento e fare ripartire il monitoraggio su scala europea, non toccare le imprese esistenti e fare le gare su nuove risorse".

"Andiamo a fischiare a Marina perché sennò ci ammazzano". Il dibattito coinvolge gli operatori e Fabio Moggia, titolare col fratello Stefano dello storico bagno San Giorgio di Bonassola, chiede lumi in merito alla legge che Debora Serracchiani vuole varare in Friuli e sulla possibilità che i singoli comuni possano bloccare, autonomamente, le licenze commerciali sulla somministrazione: "Se è vero quello che dice la Serracchiani si può fare anche in Liguria anche se a Roma abbiamo trovato chiusure. Qui l'imprenditoria c'entra fino ad un certo punto, è la politica a decidere e non vorrei che diversi colori delle varie regioni portino differenti destini. Non possiamo accettare supinamente quello che si decide a Bruxelles. Idem per i comuni". Nella sala di Via Padre Giuliani presente anche Alessandro Riccomini, contitolare insieme ai figli del bagno Liguria di Sestri Levante: "La mia famiglia gestisce questo stabilimento dal 1948: oggi sarà anche io in manifestazione a Marina di Carrara per dire ancora una volta che uno stabilimento non è un'azienda delocalizzabile. Parliamo spesso di ditte a carattere familiare, normale che se mi levano i bagni io divento povero. Noi prendiamo impegni, c'è gente che ha ipoteche sui prossimi anni. La politica non lo capisce e noi aspettiamo che i nostri diritti vengano confermati dalla Corte di giustizia europea. Da soli siamo poca cosa, dal 2009 mi batto per questo. Andiamo a fischiare a Marina perché sennò ci ammazzano".

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