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Wahat el-Salam, l'oasi dove ebrei e palestinesi convivono in pace

Wahat el-Salam, l'oasi dove ebrei e palestinesi convivono in pace

La Spezia - Pietro Lazagna, uno degli autori di “Il folle sogno di Neve Shalom Wahat el-Salam. Israeliani e palestinesi sulla stessa terra”, Giorgio Pagano, presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo, e Niccolò Rinaldi, autore di “Notte a Gaza. Tra droni e asinelli”, sono stati i protagonisti di un’iniziativa di riflessione sul conflitto israelo-palestinese organizzata all’Urban Center dall’Associazione Culturale Mediterraneo.
Lazagna ha raccontato la storia di Bruno Hussar e dell’”oasi di pace” di Neve Shalom Wahat al-Salam. Bruno Hussar era un domenicano egiziano di origini ebraiche e formazione culturale francese. Forse proprio per questo fu capace di essere -secondo la definizione del suo amico cardinal Carlo Maria Martini- “un profeta di riconciliazione e di pace in Israele”. Hussar costruì, su un’arida collina nella valle di Ayalon, una “terra di nessuno” tra Israele e Giordania, un luogo dove dal 1974 convivono ebrei, cristiani e musulmani. Già nel 1982 il villaggio -che è diventato meta di sosta per tanti agnostici e persone in ricerca- ospita sette famiglie: quattro ebree, due musulmane, una mista ebraico-cattolica e alcuni membri non sposati. Oggi le famiglie sono settanta. I bambini arabi ed ebrei sono educati insieme, grazie a un pionieristico sistema educativo binazionale e bilingue. Il villaggio ospita poi la Scuola per la pace, il Centro spirituale pluralistico di comunità, il Museo della pace e il Giardino dei giusti. “Arabi ed ebrei -ha concluso Lazagna- per millenni hanno dialogato e convissuto: è la prova che la pace è possibile. Il tentativo di Hussar è basato sulla consapevolezza che il conflitto non è tra giustizia e ingiustizia, ma tra due giustizie. Nessuno dei due ha torto. Ma oggi la situazione è grave perché in Israele ha preso il sopravvento il sionismo muscolare, identitario e militarista, mentre in Palestina cresce la spinta fondamentalista di Hamas”.
Giorgio Pagano ha ricordato che altre realtà simili a Neve Shalom Wahad al-Salam tessono il filo del dialogo tra i due popoli: “le donne di Women Wage Peace, i Combatants for Peace, i Parents’ Circle, esperienze di minoranza rispetto al pensiero dominante ma significative, perché sanno vedere lontano”. Per superare il conflitto, ha proseguito, serve “l’avvio di un processo di riconoscimento reciproco, del dolore dell’altro in primo luogo, che è il primo passo verso la riconciliazione”. Occorre abbattere “non solo il Muro di cemento costruito dagli israeliani ma anche il muro interiore, che impedisce le relazioni tra le persone”. Certamente, ha concluso Pagano, “occorre un nuovo ruolo della comunità internazionale, così come un cambiamento della classe dirigente israeliana e di quella palestinese, ma alla radice di deve essere il cambiamento personale e sociale”. La speranza “sta nella mancanza di odio che, nonostante tutto, c’è a Gaza, come testimonia il libro di Rinaldi, nella pratica di convivenza che c’è a Neve Shalom Walad al-Salam, e in tutte quelle esperienze che si sottraggono a un processo di ‘disumanizzazione’ del nemico e di se stessi”.
Rinaldi ha parlato di Gaza come di “un’enormità che è quotidianità”. “Niente è come Gaza -ha detto-, è un luogo inaccessibile: in prigione si può entrare, a Gaza no… Le tecnologie di controllo dell’accesso sono quasi fantascientifiche, poi quando si entra c’è il nulla, un conglomerato di macerie, uno scenario quasi lunare”. Dal punto di vista politico, ha proseguito, “Gaza non ha alleati, Israele ha interesse a che tutto rimanga com’è… la distanza tra Gaza e Cisgiordania e l’occupazione israeliana dei territori palestinesi in Cisgiordania rende impossibile la realizzazione di uno Stato palestinese”. E tuttavia, “Gaza è un laboratorio di resistenza sorprendente”. Nella discussione si è convenuto che la situazione è disperante, e il pessimismo d’obbligo. Ma “tra la tecnologia, che è il punto di forza degli israeliani, e la demografia, il fare tanti figli, che è il punto di forza dei palestinesi, un equilibrio è possibile, sulla strada del riconoscimento reciproco e della riconciliazione”. Che, se non porterà alla formazione di uno Stato palestinese accanto a quello di Israele, potrà forse portare a un unico Stato confederale.

La prossima iniziativa dell’Associazione Culturale Mediterraneo si terrà martedì 27 marzo alle ore 17 all’Urban Center: Carlo Galli, docente di Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Bologna, presenterà il suo libro “Democrazia senza popolo”. Discuterà con l’autore Mauro Barberis, docente di Diritto all’Università di Trieste.

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