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Ultimo aggiornamento: Sabato 23 Marzo - ore 18.17

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Vaccarone stana trecento falsi attribuiti a Caselli

Il maestro si racconta a Città della Spezia: "Mi insegnò a pensare. Settantadue li scovammo con Renato Righetti grande critico d'arte e poeta futurista".

"Hanno provato a falsificare anche me"
Vaccarone stana trecento falsi attribuiti a Caselli

La Spezia - L'arte del maestro Caselli al centro di un'attività dei carabinieri che alla Spezia hanno scovato alcuni falsi. Il lotto sequestrato in principio contava undici opere e per la certificazione di autenticità è stato chiamato un altro maestro: Francesco Vaccarone.
L'artista, attivissimo sin dall'adolescenza, è stato uno degli allievi più prolifici di Giuseppe Caselli mancato quarantadue anni fa. Il legame tra allievo e maestro divenne così forte che alla sua morte la moglie affidò proprio al poliedrico artista spezzino l'arduo compito di riconoscere gli eventuali falsi.
Ed è qui che la storia si intreccia nuovamente con l'attualità e piomba in una galleria del centro storico dove erano messe in vendita alcune opere. Al momento le indagini proseguono, condotte dal Nucleo tutela patrimonio. Tutta la vicenda sarebbe partita da una segnalazione alla quale sono seguite tutte le verifiche del caso e proprio da Vaccarone è stato accertato che solo quattro opere risultavano originali e quindi restituite alla galleria.

Questa non è la prima volta che il maestro spezzino si occupa di falsi, infatti, nella sua carriera anche nella figura di presidente dell'archivio Caselli ed ex allievo, ne ha stanati a centinaia. Città della Spezia ha fatto una chiacchierata con Francesco Vaccarone riscoprendo anche il rapporto con il suo mentore.

Questa recente vicenda di cronaca ha rinfrescato la memoria su un nome importantissimo nel mondo dell'arte. Quanti falsi del maestro Caselli ha incontrato sul suo percorso?
“Ne ho trovati più di 300, di questi almeno 72 assieme a Renato Righetti che fu un grandissimo critico d'arte nonché poeta futurista. L'archivio Caselli è presente già da qualche anno, ma la mia attività cominciò dal 1976 anno in cui Giuseppe Caselli morì. Fu la moglie a indicarmi come soggetto che potesse certificare l'autenticità della opere che le venivano sottoposte.
In proposito mi sovviene il calendario del 1982 dell'allora Cassa di Risparmio della Spezia nel quale Franchini dichiarava testualmente che la città era piena di falsi di Caselli. Nella didascalia si leggeva: 'E' opinione diffusa che esistano, solo in città, almeno un migliaio di opere del pittore Giuseppe Caselli di incerta autenticità. Se fosse vero, e se l'importanza di un artista si potesse determinare dal numero delle opere false di dubbia attribuzione in circolazione, sarebbe facile affermare che Giuseppe Caselli sia un autore importantissimo. E' vero comunque che questa diceria riflette comunque inequivocabilmente il gradimento che le marine e i paesaggi di Caselli hanno raccolto.[...]'.
Tornando all'attualità, i recenti ritrovamenti dei falsi sequestrati dai carabinieri farà drizzare le antenne a molte persone che hanno acquistato un Caselli dal '76 in poi e che quindi avranno bisogno di accertarsi di essere in possesso di un'opera originale”.

A lei è mai capitato di imbattersi in un “suo” falso?
“Di falsi “miei” (ride, ndr) ne ho trovati almeno otto. Due dipinti e dei pastelli. Cercarono di imitare un clochard e una danza qui alla Spezia. Gli altri erano tutti pastelli rintracciati a Padova”.

Che maestro era Giuseppe Caselli?
“Era un maestro che non metteva mai le mani su un tuo disegno oppure un tuo dipinto. Io lo conobbi all'età di 16 anni e quando gli feci vedere le mie cose ero titubante. Notavo da solo i miei errori per mettere le mani avanti (ride, ndr). Lui mi ricordo che mi disse: “E' sugli errori che devi insistere”. E' un aspetto che ho ritrovato anche in Picasso. I maestri veri insegnano a pensare. Lui era un uomo molto schivo che amava i giovani, lavorava tanto. Era un personaggio con la sua cultura e un suo conflitto interno nei confronti del padre. Quest'ultimo era uno studioso al quale la nostra città ha dedicato anche una via.
Mi piace citare un racconto che riguarda me e Caselli. Il lunedì mattina andavamo in una casa chiusa e le prostitute non lavoravano, quindi, i pittori della città andavano lì a disegnare perché non c'erano le modelle. Quest'esperienza artistica che mi permise di incontrare il nudo, grazie a Caselli, allo stesso tempo fu grandissima a livello umano. Mi ricordo di una ragazza che disse: 'Parlate piano che se si sveglia la bambina la devo allattare'. Erano situazioni alla Maupassant che spesso raccontava di queste esperienze nelle novelle”.

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