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Uno sguardo sulla città e oltre

di Valerio Cremolini

il commento
Uno sguardo sulla città e oltre

La Spezia - Una pregevole iniziativa permeata dall’alleanza fra cultura e solidarietà è decollata nei giorni scorsi con l’edizione del libro “Uno sguardo sulla città. Immagini e parole”. Ne sono autori Felice Ferrara, appassionato di fotografia, e Noemi Bruzzi, avvocato con la non celata vocazione per la scrittura. La pubblicazione, promossa dal Lions Club Vara Sud, si avvale del patrocinio del Comune della Spezia e del fondamentale sostegno della Società Italianity City Market, nei cui punti vendita di via Napoli e via Galilei, nonché nelle librerie “Contrappunto”, “Liberitutti” e “Ricci”, è possibile acquistare il libro. Il ricavato, ecco l’aspetto solidaristico, è destinato alla Fondazione del Lions Club International (LCIF) e alla Banca degli Occhi Melvin Jones (BOMJ), con sede a Genova, «organizzazione senza scopo di lucro, impegnata al ripristino e alla preservazione della vista». Inoltre, l’importante collaborazione dell'Associazione culturale “Circolo La Sprugola”, l'insostituibile ed estroso contributo della grafica Paola Ceccotti e l'entusiasmo di Alexandra Lisac hanno concorso al buon fine del complesso progetto editoriale.
Il libro parla della Spezia e non è assolutamente banale interpretare i contributi di Ferrara e Bruzzi alla stregua di un concreto e affettuoso abbraccio alla città, fonte di gioiosa ispirazione che gli autori del volume hanno sviluppato con indubbio acume. In decine di suggestivi scatti, intrisi di autenticità, e in meditati versi poetici, custodi di pensieri profondi che si aprono alla sensibilità dei lettori.
Trovo attinente associare agli apporti del fotografo e della poetessa un pensiero di Franco Fontana, famoso maestro della fotografia, per il quale «fotografare, (aggiungo, scrivere) è un atto di conoscenza, è un rapporto d’amore. Ti appropri di qualcosa che ti appartiene, che è dentro di te». Lo sguardo di Ferrara, guidato dalla mente e dal cuore, trasferito nel magico attimo dello scatto, ha colto piazze e palazzi, strade e portici, alberi e fiori, banchine e rimorchiatori, cielo e mare, unitamente ad un ampio repertorio di emblematici segni della città, chiedendoci gesti di accoglienza e di salvaguardia di così infinita bellezza.
Il bianco e nero, egregiamente espressivo, è diventato in più occasioni il tramite per dotare le immagini di una sorta di speciale nobiltà, favorendo la scoperta di impensabili prospettive, di dettagli e di sfumature spesso sfuggenti all’occhio distratto da altri interessi. È una peculiarità della fotografia educare alla visione, alla vera e propria capacità di vedere, affermando con tale esercizio l’allargamento della conoscenza, nel caso specifico, della nostra amata Spezia.
Ferrara ha fotografato la quotidianità, rivolgendo lo sguardo su spaccati della città e non solo, componendo gradualmente un coinvolgente itinerario che non gli è davvero estraneo, desideroso di invitarci ad esserne partecipi. Lo ha costruito con abilità tecnica, ma soprattutto con l’atteggiamento di chi ama la sua città, ponendosi l’obiettivo di andare oltre la dimensione documentaristica, di solito assegnata alla fotografia, ed ha pienamente ragione a sostenere che «uno scatto fotografico non deve essere bello o solamente bello ma deve poter trasmettere un racconto, una sensazione, un’impressione». La spettacolarizzazione, infatti, non è partecipe delle immagini di questo libro, che ha il pregio della misura. Sfogliandolo senza fretta si rivela l’empatia sorta fra il fotografo e quanto si è posto dinanzi ai suoi occhi. Non solo, si coglie l’anima di una città che attraverso le fotografie di Ferrara suscita racconti di storie riguardanti il presente e il lontano passato.
Quanto ho scritto soccombe dinanzi all’eccellente silloge poetica che Noemi Bruzzi ha affiancato alle istantanee di Ferrara. Si compone di versi da assaporare lentamente per apprezzarne la densità di contenuto e, nel contempo, la leggerezza dell’impianto formale. Noemi deve essersi emozionata davvero nell’impadronirsi dell’impegnativo racconto fotografico dell’amico, tanto da confessare con bella prosa di aver «avuto il privilegio di camminare in città e di continuare a bere cielo e mare in generose dosi, di respirare le atmosfere di disarmante bellezza che ci circondano e per cui troppo spesso non rinnoviamo lo stupore, scorci, tramonti, dettagli di architetture, particolari di naturale bellezza, edifici storici, piazze, volti, ombre».
È sufficiente questa dichiarazione per dare credito all’esercizio poetico di volta in volta associato agli scatti di Ferrara, percependone anche indizi di contrastati sentimenti. C’è manifesta sincerità e mai ambiguità nelle scelte parole che hanno in dote la rivelazione non solo del loro significato verbale, bensì nell’essere abilitate a suscitare rimandi che s’insinuano nell’intimità. Si compone in tal modo una trama poetica che ha al suo centro le stimolanti immagini di Ferrara, ma che va oltre per trarre dalla loro spinta evocativa la scoperta di sé, sciorinando una mole di interrogativi, talvolta inespressi, di spessore esistenziale.
Gli attimi che caratterizzano il compendio di Ferrara non si discostano dai fragranti attimi che condensano le sottili testimonianze poetiche di Noemi. Talora privilegiano rapidi, lampanti versi, come in “Risveglio”, “Gioco di luci”, “Viaggio nel tempo”, “Quanti te”, “Crocevia”, “Tavolozza”, ecc., altre volte sono raccolte in più estese composizioni dall’analoga scioltezza e maturità espressiva. Richiamo, a proposito, “Totem le voci”, “Ti puoi fidare”, “Il pozzo e il sole”, “Ho perso il conto”, “Zaffiro”, “Aria di pioggia”, “Eccomi”, “Porto rete di ricordi”
Ogni poesia, con l’armonia che le distingue e con le metafore che evocano, meriterebbe di essere oggetto di personali riflessioni, in quanto non di rado si fanno specchio della nostra vita, ponendosi come chiavi di lettura di innumerevoli situazioni. Non esclusa l’allusione alla meraviglia che ci è prossima. Quella, ad esempio, del sole e del mare, protagonisti della poesia “Il Segreto”, dove il ritmato succedersi di colori fa esplodere, per l’appunto, il recondito segreto della vita. Ho accennato alle figure allegoriche tanto care ai poeti e non posso trascurare la poesia “Di nero e bianca”, ricca della visionarietà di Noemi, che si è sostituita ad un rimorchiatore e ad un gabbiano per rileggere la direzione, mi ripeto, della vita. Della vita di ciascuno di noi.
Traggo da una cartella zeppa di appunti il seguente pensiero della poetessa fiorentina Elisa Biagini, che ho richiamato in precedente occasione: “Scrivere poesia è obbligarsi a riscoprire (e a far riscoprire) la realtà, a sostare più a lungo di fronte alle cose, a sentirne il rumore interno. La poesia non mira a mettere in crisi il lettore ma neppure a consolarlo, ma cerca di far sorgere in lui domande sul proprio vissuto, creando uno spazio di confronto e riflessione”.

(foto: repertorio)

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