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Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Gennaio - ore 22.55

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Trent'anni fa se ne andava Franco Fanigliulo

Il 12 gennaio del 1989 un'emorragia cerebrale si portò via il cantautore spezzino considerato uno dei più grandi talenti a cavallo fra anni Settanta e Ottanta.

Trent'anni fa se ne andava Franco Fanigliulo

La Spezia - Istrionico, ironico e dimenticato. Considerato a fine anni Settanta uno dei più talentuosi cantautori italiani, lo spezzino Franco Fanigliulo nonostante una partecipazione a Sanremo nel '79 e al pezzo “A me mi piace vivere alla grande” tradotto in diverse lingue, non ha ottenuto il successo che avrebbe meritato rimanendo, anche dopo la sua prematura scomparsa a soli 45 anni, un artista quasi di culto, ricordato più dagli addetti ai lavori che dalla sua città e dal grande pubblico. Ieri, 12 gennaio, il trentesimo anniversario della sua morte è scivolato via, dimenticato colpevolmente quasi da tutti (compreso chi scrive), nonostante proprio in questi giorni ampio spazio sia stato dedicato al ricordo di un'altra figura importantissima per la musica italiana.
Eppure nel 1988 aveva lavorato agli arrangiamenti e alla realizzazione dell'album “Blue's” di Zucchero Fornaciari mentre un anno prima aveva collaborato con Vasco Rossi, Curreri e Massimo Riva. Qualche tempo prima, era il 1977, aveva partecipato anche al film di Giuseppe Bertolucci “Berlinguer ti voglio bene” con uno strepitoso Roberto Benigni. Fanigliulo alla guida dell'improbabile band “Romeo e Los Gringos” cantò davanti ad una platea di liscio “Domani” e “Davanti a me” prima di annunciare la morte della madre del protagonista.

A scoprire l'artista spezzino, classe 1944 che da giovane si era imbarcato seguendo le orme del padre, era stato il bassista dell'Equipe 84 Franco Ceccarelli che lo presentò a Caterina Caselli che nel '77 gli fece incidere “Mi ero scordato di me”; primo album accolto bene dalla critica. Due anni dopo arrivò la partecipazione a Sanremo, caratterizzata anche dalla scure della censura su due passaggi del brano, e seguita dalla pubblicazione di “Io e me” nel 1980 e “Ratatam pum pum”. Con la casa discografica di Mogol e Battisti incise nel 1983 “Benvenuti nella musica”, prodotto da Shel Shapiro. Uscì infine postumo, grazie all'interessamento di un gruppo di amici, “Goodbye mai” ultimo album con alcuni inediti.
Nel 2012 l'amministrazione comunale gli intitolò una strada a Pegazzano dove aveva vissuto e in quell'occasione il collega e amico Riccardo Borghetti lo ricordò così a CdS: “Sicuramente gli avrebbe fatto piacere perché teneva molto alla gloria: non ai soldi, non alla ricchezza ma alla fama certamente. Era semplicemente il più bravo interprete che ho mai conosciuto, un grandissimo istrione e un fantastico cialtrone. Una volta lo incontrai a Milano - aggiunse Borghetti - mentre lavoravamo ognuno a due cose diverse. Era appena arrivato e aveva lo spazzolino che gli spuntava da un taschino della giacca ed una valigia. La aprì, e dentro c'era il suo cuscino. Era partito solo con quello, sennò non riusciva a dormire. È stato un grande punto di riferimento e mi manca molto soprattutto dal punto di vista artistico”. Un talento fuori dagli schemi come il ritratto che ne fece la trasmissione Rai “Canta che non ti passa” di cui proponiamo un estratto.

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