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Sculture, disegni e acquarelli di Mismas in mostra online

Sul sito Ucai
Sculture, disegni e acquarelli di Mismas in mostra online

La Spezia - Prosegue la programmazione espositiva on line dell’Ucai della Spezia sul sito www.ucailaspezia.org con le mostre di scultura e disegni-acquerelli dell’artista Fabrizio Mismas. Questa seconda personale sarà visitabile dal 5 novembre prossimo. Le opere, eseguite negli anni 2018-2020, sono accompagnate da brevi ed utili commenti dell’autore. Si propone la presentazione del critico Valerio P. Cremolini.

Io e Mismas

Ho recensito per la prima volta una mostra di Fabrizio Mismas nel gennaio del 1988 in occasione dell’antologica allestita nella Galleria “S. Andrea” a Parma. Da allora, sono ritornato sul suo lavoro con testi di diversa lunghezza ed importanza. Posso, pertanto, accreditarmi una cerca dimistichezza, forse, familiarità, con la sua complessa esperienza artistica, sviluppata copiosamente in vari momenti creativi riguardanti la scultura, ma non solo. Ciò mi suggerisce di iniziare il mio contributo con la domanda: “Dove ero rimasto?”. Ho la risposta immediata: “Al 2018, precisamente al 12 luglio, al 25 settembre e al 2 dicembre di due anni fa”. Date di tre eventi, non temo di definirli speciali, nei quali ho avvertito, mi si perdoni l’autoreferenzialità, di avere avuto anch’io una parte da protagonista, senza con ciò mettere ombra, anzi, al ruolo egemone di Fabrizio.
Il primo si collega alla presentazione al Castello Malaspina di Madrignano, appena restaurato, della sua ricca ed accurata mostra, interamente dedicata alla scultura. Sul catalogo ho affrontato piuttosto dettagliatamente il tema del sacro, a cui l’artista riserva da tempo ripetuto interesse, ribadito da opere di notevole valenza plastica. Osservai, tra l’altro, che «permane la sua propensione a lasciarsi incantare dalle ammalianti suggestioni della materia o, meglio, delle materie da cui prendono vita opere dal forte respiro spirituale, non smarrito nel tempo». Le ammalianti suggestioni della materia si rinnovano di continuo, non esclusivamente nel sacro, ma dinanzi ai diversi temi interpretati dallo scultore con invidiabile naturalezza ed avvalorati da una esplicita verve comunicativa.
Le altre indimenticabili date mi conducono nell’affollata sede del Circolo Culturale “A. Del Santo”, dove Fabrizio Mismas e Silvio Benedetto, artista argentino che vive a Roma, con lunghi e proficui trascorsi nelle Cinque Terre, si sono cimentati, riservando significativa attenzione al disegno, riprendendo dal vero con sensibilità e padronanza tecnica una modella, così come accade nelle Accademie di Belle Arti. Chi ha assistito a quella superlativa lezione non ha dimenticato né la bellezza di Emily né la destrezza con cui Fabrizio e Silvio hanno saputo catturarla, prediligendo la sobrietà, in eccellenti disegni e dipinti moderatamente fisiognomici.
Successivamente, a Pietrasanta, località dalla consolidata tradizione artistica, si è riproposto un analogo incontro, associato alla musica e alla poesia. Fabrizio ha condiviso la speciale “lezione” dal vero con l’esperto pittore Franco Pagliarulo. Mi sono accreditato, senza esagerare, un ruolo da protagonista in quanto invitato sia alla Spezia che a Pietrasanta ad intrattenere i presenti, particolarmente incuriositi, sull’ importanza fondamentale del disegno e sulle pregevoli prove degli artisti che con pastelli, china, acquerelli ed altro hanno lasciato il sigillo della loro convincente maestria.
Fatta questa premessa mi avvicino alle sculture e ai disegni, che hanno come riferimento temporale il biennio 2018-2020 e che rappresentano il cuore di questa duplice personale.
Non di rado durante il lockdown mi sono intrattenuto telefonicamente con Mismas, conversando su come occupavamo il tempo. Erano i primissimi di aprile, quando attratto dalla descrizione, lo invitai ad inviarmi le foto delle sculture appena concluse. Ritrovo accolto in questa mostra on line quello che in un rapido commento inoltrato a Mismas, più sotto virgolettato, ho definito repertorio di alta qualità.
«Come sempre - riporto la mia email - mantieni un felicissimo senso plastico, governato dalla positiva intesa con la materia che soggiace al tuo volere, quanto a forma e volumi. Si avverte una dote di eleganza che accomuna l'insieme sia quando prevale una piacevole e diffusa estrosità sia, penso al magnifico bue, quando si impone il benefico richiamo alla classicità, che non conosce decadenza né oscuramento. Ogni opera, inoltre, possiede una propria linfa narrativa che permette di dare sfoggio a chi le avvicina della propria carica visionaria. Aggiungo, confidando di essere nel giusto, che dal tuo status creativo non traspare mai irrequietezza né tanto meno impeto aggressivo, ingredienti presenti massicciamente nella superba testimonianza scultorea del nostro amatissimo Arturo Martini».
Nella domanda conclusiva gli ho chiesto se si riconosceva nelle mie poche righe. Con parole gratificanti mi ha risposto, evidenziando «l’analisi precisa, accurata, per nulla generica o, peggio, di circostanza». Proprio per la capacità di giudizio critico che lo scultore stesso indirizza alle sue opere, non è davvero il caso di fare uso di banale compiacenza.
L’equilibrio dei volumi è, tra gli altri, un elemento fondamentale della sua concezione della scultura, che rivela una perseverante autonomia del processo formativo, mai ammiccante al più sciatto sperimentalismo. Mismas, infatti, riscopre di continuo il piacere di confrontarsi e di dialogare con la materia, abilmente modellata secondo le proprie intenzioni, rendendola idonea a generare un clima comunicativo non privo di intensità emotiva.
Non è obsoleto quanto ho scritto in un articolo sul periodico Arte e Fede (n.45/2012), nel quale osservavo che nelle sculture dell’artista, indipendentemente dalle dimensioni, «si rinnovano ripetutamente eleganza formale, tensione intimista e carica simbolica», aggiungendo che «è impossibile non cogliere nelle varie tappe della sua densa storia artistica una passione che si mantiene inalterata e dota di freschezza, di purezza e di serenità gli esiti della sua invidiabile professionalità».
Sull’affascinante arte del modellare nessuno meglio di lui sa argomentare sulle diverse procedure. Nell’inviarmi le immagini delle sculture esposte, con la chiarezza della sua prosa, mi ha segnalato le novità delle modalità adottate. Ho appreso che ha «modellato direttamente il gesso per ottenere superfici corrose, accidentate ed esaltate dalla policromia stesa alla fine. Su un’armatura elettrosaldata - puntualizza - ho colato il gesso ed atteso quei pochissimi minuti di semi rassodamento per dargli velocissimamente la forma voluta. Ovviamente ogni lavoro ha la sua idea: la Salome come greve erotismo, il surfista e il naufrago come lotta tra l’uomo e la natura soverchiante; le terrecotte con il tema della Nostalgia degli dei in cui gli dei a sera guardano un nostro tramonto con rimpianto; gli animali in un Eden incantato. Lo studio dell’artista come un aeroporto per i suoi viaggi interstellari della fantasia».
Cosa aggiungere? Sostando dinanzi ad esse, ma anche a cavalli, cervi, nuotatori, Resurrezioni ed altro ancora, vorrei essere capace di esibirmi in un utopistico monologo, favorito dall’aura narrativa suscitata da ogni opera, che ha nella bellezza la cifra inconfondibile.
La bellezza, caro Barbagli, su cui avresti desiderato un mio testo in occasione della precedente collettiva, è costitutiva nell’esperienza plastica e, vedremo, grafica del nostro amico. La bellezza è un concetto tutt’altro che generico. Noi siamo colpevoli di confinarla, talvolta, in una sorta di bieco relativismo. La bellezza vanta notevole rilievo nel pensiero estetico, filosofico, teologico, ecc. e Mismas, mi ripeto, «conquista la bellezza quando dà forma finita e immodificabile alla materia attraverso un processo mai frettoloso, nel dotare l’opera di adeguati volumi, nel far dialogare le varie parti dell’opera stessa. Mismas è uno scultore moderno, insofferente alle mode e per nulla indulgente nei confronti di chi, conformista, non trova mai la propria identità. Nel gesso e nel cemento, nella terracotta e nella vetroresina, nel metallo e nel bronzo traspare il suo ideale di scultura, irrinunciabile avventura creativa e scavo nell’esistenza».
Conoscendo piuttosto bene Fabrizio, che più volte mi ha ospitato nel suo ordinatissimo studio, dovrei dedicare altrettanta attenzione ai disegni ed agli acquerelli che in grande e selezionata quantità conserva in cartelle di buon formato. I miei occhi non si sono stancati nello sfogliarne decine e decine, incontrando ed apprezzando ogni volta la scorrevolezza della sua mano, che con tratti decisi ha dato le sembianze al suo vasto repertorio tematico.
I disegni in mostra, avvalorati da tocchi di colore, più o meno trasparenti secondo le necessità compositive, confermano la perseverante opzione figurativa nel dare forma a giornalisti televisivi durante la loro occupazione, a situazioni della quotidianità e, soprattutto, ad un vivace atelier animato dalle posture di vezzose donne che non rinunciano a mettersi in mostra. Il descrittivismo, sic et simpliciter, non appartiene alla succosa antologia grafica di Mismas, instancabile testimone e divulgatore dei valori formativi del disegno.

Valerio P. Cremolini

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