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Ultimo aggiornamento: Giovedì 23 Marzo - ore 23.55

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San Michele, torna alla luce la Pegazzano del Trecento | Foto | Video

Presentati i risultati degli scavi archeologici condotti con il contributo della Fondazione Carispezia dentro la vecchia chiesa che ha ricevuto 18mila voti tra i "Luoghi del cuore" del Fai.

San Michele, torna alla luce la Pegazzano del Trecento<span class=´linkFotoA1´ style=´color: #000´> | <a href=´/fotogallery/Gli-scavi-archeologici-nella-chiesa-di-2251_1.aspx´ class=´FotoVideoA1´ style=´Font-size: 33px´>Foto</a></span><span class=´linkFotoA1´ style=´color: #000´> | <a href=´/videogallery/La-descrizione-degli-scavi-archeologici-1137.aspx´ class=´FotoVideoA1´ style=´Font-size: 33px´>Video</a></span>

La Spezia - Un tuffo nel passato, alla scoperta della stratificazione del terreno e dei segni lasciati dagli antenati degli attuali abitanti di Pegazzano di sette secoli fa. Uno sguardo indietro nel tempo, per rendersi conto, ancora una volta che La Spezia ha una storia precedente alle bombe della Seconda guerra mondiale, anteriore alla costruzione dell'arsenale e alle attenzioni che al golfo riservò Napoleone. E' ciò che è stato reso possibile grazie al progetto di ricerca e valorizzazione messo in pratica nella vecchia chiesa di San Michele Arcangelo, oggetto di restauro grazie alle risorse messe a disposizione dalla Fondazione Carispezia e all'impegno di privati e associazioni che si sono presi carico della chiesa, portata ad ottenere oltre 18mila voti nell'ultimo censimento del Fai dei "Luoghi del cuore", che l'hanno portata ad essere l'emergenza più amata in Liguria e la 12esima a livello nazionale (anche grazie all'impegno del consigliere comunale Luigi De Luca, presente questa mattina alla presentazione dei risultati dell'indagine archeologica).

"Prima di ricollocate l'altare al suo posto - ha spiegato il presidente della Fondazione Carispezia, Matteo Melley - è stato deciso di verificare cosa ci fosse sotto. E quello che è venuto alla luce è decisamente straordinario. Sono emerse le vestigia di una comunità trecentesca, una delle prime della zona del golfo. Ed è agli eredi di questa comunità che restituiamo il valore di questa scoperta, anche grazie alla volontà di andarla a cercare che è stata dimostrata. E questo sarà il modello base per tutti i nostri prossimi interventi nell'ambito del restauro: chiederemo che le comunità siano partecipi e da parte nostra garantiremo il cofinanziamento con nostre risorse, per promuovere la partecipazione attiva alla cosa pubblica. La valorizzazione del patrimonio storico-artistico locale, la cui rilevanza per la comunità è stata confermata anche dal recente sondaggio ‘Condivisioni’ a cui hanno partecipato numerosi cittadini, ci porterà, nel corso del 2017, a lanciare un bando per selezionare interventi di restauro di beni storico-artistici rilevanti".
In rappresentanza della Soprintendenza ligure, Neva Chiarenza ha ringraziato il predecessore Vatteroni e la Società storica spezzina per aver trasformato l'obbligo di legge di indagine archeologica per i lavori in cui è previsto il movimento della terra in una opportunità.
"C'è stata la conferma di quel che si pensava - ha aggiunto la professoressa Enrica Salvatori dell'Università di Pisa - a giudicare dalla presenza della splendida epigrafe del '300, ovvero che all'epoca qui ci fosse un importante insediamento sulla strada che dalla Spezia portava a Biassa e poi a Carpena. Era un golfo con piccole comunità, relativamente benestanti, e con ogni probabilità la loro fondazione è ancora precedente. Sono venuti alla luce particolari di una dinamica insediativa che meriterebbe di essere ulteriormente approfondita".

A illustrare i risultati degli scavi nell'area dell'altare e della sacrestia è stata Monica Baldassarri, proveniente dall'Università di Pisa e coordinatrice dell'intervento archeologico.
"Il risultato è uno scavo per certi versi didattico, nel quale ben si distinguono le stratificazioni e le epoche. Abbiamo raggiunto quel che resta delle fondamenta del '300, con il perimetro dell'abside ben riconoscibile, proprio al di sotto dell'altare. Abbiamo trovato segni di una comunità ricca e per capire se ci fosse un edificio precedente bisognerebbe fare dei sondaggi verso il campanile: ci sono portali romanici e testimonianze di una comunità presente già nel '200... Dietro le pietre c'è la storia di queste persone che parla a una città che non percepisce quanto questo monumento sia importante".
Nel corso degli scavi sono stati rinvenuti anche alcuni cocci, in prevalenza di origine toscana, come Maioliche di Montelupo fiorentino del '400. "Arrivavano via mare - hanno spiegato gli esperti - e poi venivano distribuite nel territorio, infatti le abbiamo ritrovate anche nella zona di Godano".
Dal passato è ritornata in superficie anche una moneta: un quattrino della zecca di Castro, nel Viterbese, con il Papa Farnese da una parte e San Savino dall'altra, riconducibile alla prima metà del Cinquecento. Un ritrovamento assai raro, soprattutto per la distanza dal luogo di origine. E a dimostrare che gli abitanti di Pegazzano non se la passavano per niente male c'è anche il fondo di un calice di vetro, un oggetto proprio di classi sociali medio-alte.
Gli approfondimenti effettuati anche nello spazio occupato dalla sacrestia novecentesca hanno consentito di definire la fisionomia della fondazione bassomedievale e di respingere alcune precedenti ricostruzioni secondo cui la chiesa primitiva era orientata in un’altra direzione rispetto all’attuale, ossia con la facciata sul lato della strada carrabile odierna. I nuovi dati stratigrafici raccolti e il primo studio analitico delle strutture murarie hanno inoltre fatto emergere un esito diverso anche rispetto ad altre precedenti ricostruzioni che avevano attribuito alcuni resti delle murature all’altomedioevo o all’epoca romana, rilevando che l’evidenza più antica appartiene al periodo medioevale.


"La città si sta rendendo conto che questo è un luogo della storia. Buona parte degli spezzini discendono da chi viveva qua 600 anni fa - ha concluso don Luca Pescatori, parroco di Pegazzano - e presto la chiesa ritornerà a vivere come luogo di culto e come luogo di cultura".

Il progetto di ricerca e di valorizzazione della chiesa di San Michele Arcangelo di Pegazzano
La chiesa di San Michele Arcangelo di Pegazzano è uno dei pochi residui monumenti del medioevo spezzino ancora visibile. Benché possegga, esposta in una parete esterna del campanile, una epigrafe trecentesca di enorme pregio e presenti tracce evidenti di murature medievali, la chiesa ha subito nel dopoguerra un profondo degrado, a cui hanno reagito associazioni volontarie di cittadini che si sono organizzate per chiedere ripetutamente il restauro e la valorizzazione dell’edificio.
Ultimamente la chiesa ha visto restaurate le pitture dell’area absidale interna grazie al contributo della Fondazione Carispezia, ma rimane per il resto in stato di degrado e, soprattutto, non è stata oggetto, dal dopoguerra a oggi, di alcuno studio per una comprensione storico-archeologica in relazione al contesto insediativo.
Posta su un asse viario oggi marginale, ma probabilmente di rilievo nel basso medioevo, nel collegamento tra Carpena, Biassa e il mare, l’edificio presenta infatti caratteristiche interessanti per la comprensione della dinamica insediativa del golfo. In che relazione si trovava con le altre comunità prossime, quali Spezia e Marola? Quale poteva essere la dimensione dell’abitato che serviva? A quale contesto abitativo la dimensione della chiesa e la preziosità dell’epigrafe possono far pensare? È plausibile supporre l’esistenza di un edificio religioso anteriore all’epoca dell’epigrafe (1349)?
La ricerca storica e archeologica che è stata avviata vuole tentare di rispondere a queste domande, per un recupero pieno del portato storico archeologico della chiesa di San Michele Arcangelo di Pegazzano inserita nel suo abitato originario, attualmente assai poco noto. Questo al fine principale di consentire la valorizzazione e restituzione piena alla popolazione e alla curia vescovile di una struttura di grande interesse storico-insediativo.

La campagna di scavi e di studio stratigrafico delle murature nella chiesa di San Michele Arcangelo di Pegazzano
La recente campagna di scavi di Pegazzano, condotta dall’Università di Pisa sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia e Belle Arti della Liguria con il sostegno della Fondazione Carispezia e con la collaborazione di Parrocchia e Diocesi, ha costituito un importante momento per ricostruire la storia dell’edificio e dei suoi eventuali annessi, consentendo di verificare e - in qualche caso sfatare – alcune delle ipotesi avanzate in passato.
Gli approfondimenti stratigrafici, effettuati in due saggi dislocati uno nell’area absidale della chiesa (Area 1000) e l’altro nella parte della sacrestia novecentesca (Area 2000), hanno permesso di portare alla luce i resti delle strutture della chiesa di impianto medievale altrimenti non più visibili e le tracce delle complesse trasformazioni avvenute in età moderna e contemporanea.
In modo particolare è stato ritrovato il piano di calpestio interno, con una parte della base dell’antico altare, e quello che rimaneva dell’abside trecentesca. All’esterno di essa è stato rinvenuto anche un piano di calpestio acciottolato che scendeva verso la strada attuale: tutto ciò ha consentito di definire in modo più dettagliato la fisionomia della fondazione bassomedievale e di trovare evidenze che sembrano negare la possibilità di alcune precedenti ricostruzioni, come quella che voleva la chiesa primitiva orientata in altra direzione, ovvero nord-sud con la facciata nella direzione della strada odierna.
Che la chiesa avesse avuto sempre l’orientamento attuale anche nelle varie fasi precedenti è stato confermato, del resto, anche dal saggio effettuato al di là del perimetrale meridionale dell’edificio di culto, ovvero nello spazio occupato dalla sacrestia novecentesca. Qui sotto il recente livello pavimentale già in passato erano stati portati alla luce i resti di diverse strutture murarie, alcune delle quali erano state attribuite all’altomedioevo o all’epoca romana. I nuovi dati stratigrafici e il primo studio analitico delle strutture murarie stesse, come previsto dal progetto, hanno dato esiti diversi, che consentono di attribuire l’evidenza più antica al periodo medievale.
Durante lo scavo sono stati rinvenuti inoltre diversi frammenti ceramici, alcuni reperti metallici e una moneta che una volta pulita consentirà di precisare la datazione e il tipo di frequentazione degli ultimi utilizzi dell’acciottolato medievale esterno alla chiesa.

Il lavoro fin qui condotto presso la chiesa di Pegazzano è un esempio di quanto possa produrre, in termini di ricerca scientifica e di recupero del bene culturale, la cooperazione fra volontà locali ed enti istituzionali. La necessità di tutela cui è preposta la Soprintendenza ha trovato piena collaborazione da parte della Diocesi e della Parrocchia; le ricerche necessarie sono state eseguite dall’Università di Pisa grazie all’interessamento della Società Storica Spezzina e al sostegno economico della Fondazione Carispezia.
È significativo che tanti dati per un primo inquadramento della storia dell’edificio sacro siano venuti dai sondaggi richiesti dalla Soprintendenza prima della ricollocazione dell’altare e della sistemazione della pavimentazione, secondo le regole di quella “archeologia preventiva” spesso percepita da enti e cittadini come ostacolo. Quest’obbligo, in effetti, specie quando ottemperato con spirito di collaborazione e di condivisione, permette l’instaurarsi di circoli virtuosi, fornendo spunti di approfondimento e opportunità di valorizzazione.
Ovviamente le ricerche archeologiche non possono dirsi complete ed esaustive, proprio perché finora i saggi di scavo sono stati localizzati laddove dovrà essere ricollocato l’altare restaurato della chiesa e nella sacrestia, cercando di contenere i tempi e i costi dell’indagine. Solo un progetto di ricerca mirato permetterebbe di verificare la fisionomia dell’eventuale edificio religioso anteriore a quello trecentesco e/o altre pre-esistenze, attraverso l’apertura di nuovi saggi di scavo collocati in altre zone della chiesa e all’esterno di essa.


Soggetti coinvolti:
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona
Università di Pisa, Laboratorio di Cultura Digitale, Dip. di Civiltà e Forme del Sapere
Fondazione Carispezia
Diocesi La Spezia Sarzana Brugnato
Parrocchia di San Michele
Società Storica Spezzina

Staff:
Enrica Salvatori, Università di Pisa, Laboratorio di Cultura Digitale, Dip. di Civiltà e Forme del Sapere, responsabile scientifico del progetto
Neva Chiarenza, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona, direzione dell’intervento archeologico
Monica Baldassarri, Università di Pisa, Museo Civico di Montopoli V/Arno, coordinamento e realizzazione dell’intervento archeologico
Antonio Alberti, Fabio Stratta, Francesca Lemmi, scavo stratigrafico, rilievi grafici e fotografici 3D
Luca Parodi, lettura stratigrafica e studio delle murature
Augusto Marchioni, logistica e coordinamento del cantiere
Ditta Baldi, cantieristica e ausilio movimento terra

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13/03/2017 - La descrizione degli scavi archeologici all'interno della chiesa di San Michele a Pegazzano


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