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Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Giugno - ore 14.28

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Rosario Giuliani live al Tibe con "The Hidden Side"

Rosario Giuliani live al Tibe con "The Hidden Side"

La Spezia - Sul Palco del Tibe Jazz Club arriva uno dei più grandi sassofonisti jazz italiani : Rosario Giuliani. L'appuntamento è per il 27 aprile alle 21.30 con l'ultima fatica “Hidden Side”. Assieme a Giuliani: Alessandro Lanzoni al piano, Luca Fattorini e Fabrizio Sferra.

Rosario Giuliani con questo suo nuovo, emozionante, lavoro, va al di là delle convenzioni, e delle attese. Perché la parte che viene sottratta alla vista, il lato oscuro al quale, lungo tutto l’arco del disco, il sassofonista allude, è qualcosa d’altro. Arriva, cioè, da un’epifania, dalla manifestazione di un nuovo orizzonte, dall'aprirsi – improvviso – di nuove prospettive. Dallo sbocciare di pratiche della creazione, della visione, e dell’ascolto alle quali Giuliani si è avvicinato con la cautela di chi è abituato a soppesare ogni gesto, ma con la curiosità che rende grande un’artista, costringendolo quasi a una curiosità febbrile e spasmodica verso mondi e orizzonti lontani.

L’epifania è la scoperta, elementare e semplice, di un’idea musicale appartata, fatta di ragionamenti ai quali il musicista pontino non era prossimo, ma dentro la quale si è proiettato senza schermi, o corazze. Partecipando a una registrazione di Paolo Damiani, si è materializzato l’incontro – l’epifania, appunto – con una musica diversa, che forse rappresentava la parte nascosta di quella che Giuliani aveva sempre frequentato e scritto. Un impianto dentro il quale far muovere le idee, i suoni e i ritmi come pedine di un risiko dell’anima, in cui gli spazi non si occupano ma si controllano, in cui la strategia non è vincere, ma abbandonarsi al piacere del canto sospeso, del gesto accennato, dell’alea. 

Come conciliare, dunque, questa diversa prospettiva dentro un quadro di riferimento – emotivo prima che musicale – del tutto nuovo? Come trovare i tratti comuni per identificare sia il percorso regolare che l’imprevista deviazione? Sta tutto qui il (gioco di) prestigio che Rosario Giuliani estrae dal cilindro: non un trucco, sia chiaro, e neanche un’illusione, quanto piuttosto la creazione ex novo di un sistema di significati debordante, affrontata senza pudore, cercando oltre le consuetudini la parte nascosta di qualcosa che si è sempre visto parzialmente, di cui non si è talvolta avuta la capacità di guardare oltre, o attraverso. 
Tradurre in musica una simile congerie di sensi non era facile. Per farlo, Giuliani ha dapprima inventato un suono, una cubatura timbrica, un sostegno sonico capace di essere elastico e cedevole al tempo stesso: resiliente. La presenza del violoncello e dell’arpa – nelle mani, rispettivamente, di Paolo Damiani e Marcella Carboni – è solo un indizio; la prova del ragionamento è nella scelta della sezione ritmica, costruita con altrettanta geniale lungimiranza, e ottenuta alchemicamente contrapponendo il più immaginifico, icastico e visuale dei batteristi italiani, Fabrizio Sferra, al giovanissimo pianista Alessandro Lanzoni, dal timbro ossimoricamente brillante e pensoso, e all’eclettico Luca Fattorini, a suo agio sia con lo strumento elettrico che col contrabbasso.
Sistemato il presupposto timbrico, Giuliani ha composto musiche che sorprenderanno l’abituale ascoltatore, abituato forse a un jazz più muscolare, energico e vibrante. Ragionando sugli spazi, il sassofonista ha esplorato un versante diverso e pieno di promesse, sperimentando forme e vuoti, lavorando su ritmi e armonie, così come sulla loro assenza. Un affresco emozionale, dentro il quale il rischio, il gioco, l’alea e la poesia abitano con le stesse credenziali. 
Per un progetto così personale, quasi privato, Giuliani non si è limitato a comporre: ha anche immaginato una sorta di musica a programma. I titoli del disco alludono a molte delle cose con le quali si perde contatto: la forza dell’amore, la magia dei colori, una voce ascoltata e forse dimenticata, il cielo la luna e le stelle. Ogni brano è l’invito a guardare, osservare, cercare, se è il caso, la parte nascosta delle cose, i sensi più riparati, i lati invisibili. A non fermarsi all’apparenza. 
Tutti, tranne l’ultimo. Tamburo, infatti, è dedicato a Marco Tamburini che non se n’è andato, come tutti credono. Semplicemente, da qualche parte, si è nascosto. 
Info e prenotazioni: 329/9122285


Concerto+ consumazione :20
Concerto +consumazione al tavolo 25€
Con possibilità di Apericena (taglieri con selezioni di salumi e formaggi , focacce , torte di verdura+ una bevanda): 35€

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