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Rivive l'epopea della Spezia come "cantiere della nazione"

Da oggi una mostra in Fondazione. C'è anche un database con i documenti di tutti gli arsenalotti dal 1869 al 1975.

Rivive l'epopea della Spezia come "cantiere della nazione"

La Spezia - Dalle 17 apre al pubblico “Storie. Il cantiere della nazione il quartiere degli italiani” presso la sede della Fondazione Cassa di risparmio della Spezia, il palazzo dell'ex Hotel Croce di Malta. Un lavoro che nasce dalla riscoperta di un "tesoro della città", come lo definisce il presidente Matteo Melley, ovvero il riordino e la valorizzazione dell’Archivio del personale dell’Arsenale Marittimo.
Un'operazione titanica e in parte ancora in itinere curato dall'archivista Susanna Ognibene: 20mila fascicoli censiti contenenti dati anagrafici, dati relativi al rapporto di lavoro e informazioni sulla vita di tutti i lavoratori impiegati in Arsenale dal 1869 al 1975 circa.
E nelle pieghe di queste microstorie si inserisce quello della storia cittadina dell'ultimo secolo e mezzo. Quella storia d.C., cioè "dopo Chiodo" - come la indicava Franco Lena - che è ancora oggi tema di discussione, e che questa mostra si prefigge di approfondire. Il tutto inserito nelle celebrazioni del 150° dell'Unità.

"La Spezia più di altre città incarna il significato di questa ricorrenza - ha sottolineato Melley - Il quartiere Umbertino è l'antesignano di tutti i quartieri operai industriali, un incontro di culture diverse che si sono integrate per formare una comunità coesa. Penso che questo sia il messaggio vero e più attuale, perché oggi come allora l'Umbertino è un luogo di immigrazione, che può far riscoprire agli spezzini il proprio Dna".
"Un giusto accento viene posto - dice il contrammiraglio Marco Manfredini, direttore della base navale - sul sacrificio umano che è stato profuso per la costruzione dell'Arsenale, quando ancora non c'era la tecnologia ad aiutare nel lavoro e gli operai movimentavano con la sola forza delle braccia due tonnellate di materiale al giorno. A loro deve andare il nostro 'grazie' più profondo".

Il cuore della mostra sono in effetti le storie di tante persone che nel Golfo della Spezia trovarono un luogo dove incominciare una vita migliore, che impararono ad amare questa città e a chiamarla 'casa'. Raccontate in video da due figli talentuosi di questa terra come Maurizio Maggiani e Dario Vergassola, con ognuno una propria propensione alla narrazione che rende il percorso intimo e divertente allo stesso tempo.
C'è la storia di Manuela Chiribiri, schiacciata da una società che non concepiva una donna non sposata e che la considerava una paria: lei che a 16 anni lavorava già nelle officine come gli uomini e che oggi potrebbe a buona ragione essere considerata una pioniera dell'emancipazione femminile. Oppure Eugenio Bernardi, che faceva bussole giroscopiche in una cantina di Piazza Brin e che si comprò una jeep dagli americani dopo la guerra. Nel 1948 portò in giro il presidente Alcide De Gasperi che veniva in visita e lo prese a male parole quando scoprì che la macchina, il suo gioiello, era ferma perché lo statista si teneva al freno a mano durante la marcia sulle strade crivellate di buchi. C'è tanta umanità in queste piccole storie, ma verrebbe da dire che c'è forse tutta l'umanità in queste piccole storie.

Altra chicca sono i due schermi touchscreen su cui ricercare i propri avi. Avete un antenato 'arsenalotto'? Scorrete la lista alfabetica e potrebbe venire fuori il documento dell'epoca con cui si varcava ogni mattina Porta Sprugola, Porta Ospedale o Porta Marola per recarsi alle officine. Non disperate se non trovate un nonno o uno zio, come detto il materiale è moltissimo e la lista viene continuamente aggiornata fino al 26 febbraio quando la mostra chiuderà.

L'altra faccia di questa ricerca è il libro strenna che la Carispezia e la Fondazione hanno commissionato a Maggiani. "Abbiamo fatto una riunione per consegnarlo ai dipendenti - confida Paolo Gavini, responsabile servizio retail di Carispezia - e mi sono veramente emozionato. Questo tipo di iniziative sono nelle nostre corde perché siamo una banca ovviamente strettamente legata al territorio".
"A Spezia si è perso l'orgoglio di essere spezzini - chiosa l'ammiraglio Andrea Campregher - e mi auguro che questa iniziativa serva a recuperare questo orgoglio. attraverso di quelli che vengono definiti 'arsenalotti' con un parola che non mi piace. Per me sono le maestranze, una parola che riesce meglio a porre l'accento sulle loro capacità".

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