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Riflessioni su Camillo Sbarbaro

Valerio P. Cremolini

Riflessioni su Camillo Sbarbaro

La Spezia - “Camillo Sbarbaro poesia e natura” è stato il tema affrontato dalla professoressa Maria Luisa Tozzi, lunigianese di nascita, ricercatrice nel settore diplomatico, studiosa di Semiologia e Linguistica dalla vasta cultura artistica e letteraria, nell’incontro promosso venerdì scorso dall’Associazione “Dante Alighieri”, ospitato nella Biblioteca del Liceo Classico “L.Costa”. L’incontro è stato programmato per ricordare l’altissimo contributo reso da Sbarbaro alla poesia in occasione dei 130 anni dalla sua nascita.
La relatrice ha sapientemente rivisitato, disponendo di innumerevoli e colte argomentazioni, l’intero itinerario, “dolente e impegnativo”, del poeta e scrittore ligure sostando su tappe significative della sua innovativa creatività poetica, per anni ingiustamente messa in disparte. Tra l’altro, ha opportunamente richiamato l’ammirazione di Eugenio Montale per Sbarbaro, resa manifesta di frequente. È noto l’epigramma di “Ossi di seppia”, nel quale Montale stesso loda l’amico non sottacendo la durezza della vita in calzanti metafore (“Sbarbaro, estroso fanciullo, piega versicolori /carte e ne trae navicelle che affida alla fanghiglia/mobile d’un rigagno….”).
Non a caso il poeta definisce il mondo “un grande deserto” nella giovanile raccolta “Pianissimo”, per taluni la più rilevante opera poetica di Sbarbaro, più volte citata dalla Tozzi, che ne ha saputo ben sottolineare le corrispondenze con Baudelaire. Nel suo particolare mondo, crocevia di travagli, delusioni e affanni, si eleva - e ne ha dato spazio la Tozzi nella dettagliata conferenza - la figura del padre come riferimento insostituibile. A lui Sbarbaro dedica una toccante dichiarazione d’amore nella commovente poesia “Padre, se anche tu non fossi il mio”, in cui mette a nudo la propria sensibilità con versi di altissima umanità (“…padre, se anche fossi un uomo estraneo / per te stesso egualmente t’amerei”).

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