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Quando la peste di San Carlo si fermò a Marinasco

di Egidio Banti

Epidemie e devozioni nella storia
Quando la peste di San Carlo si fermò a Marinasco

La Spezia - La storia di Spezia e della Lunigiana è storia anche di epidemie e di contagi. Ed è dunque storia di devozioni popolari importanti, soprattutto mariane. Santuari, in terra spezzina, ce ne sono tanti: lungo il mare accoglievano gli ex voto di chi ringraziava la Vergine per catastrofi evitate, fossero la morte in mare o l’ennesimo assalto dei pirati. Altrove, si ringraziava per la fine di una guerra: dopo l’ultimo conflitto mondiale sono nate così, per bombardamenti evitati, le devozioni alla Madonna della Guardia di Molicciara e della Madonna delle Grazie a Ceparana. Ma pestilenze e contagi, per i tempi prolungati e per il gran numero di vittime, erano ancora più temuti. In questo senso almeno, i tempi non sono cambiati.

Don Vincenzo Bo, indimenticato parroco di Monterosso e grande studioso di Storia della Chiesa, così scrive nel quarto volune della sua imponente “Storia della parrocchia”: “La peste diede impulso notevole alla devozione mariana: era forte la convinzione che la Madonna non partecipasse mai alla collera divina e che, Madre, non domandasse altro che addolcire la giustizia rigorosa del Figlio”. E così, se Roma - in Santa Maria Maggiore - venera da secoli l’immagine della Vergine “Salus populi romani”, anche Spezia, da oltre quattro secoli, ha la sua “Madonna della Salute”. Era l’anno 1579 e Spezia era risultata immune dalla cosiddetta “peste di san Carlo”, dal nome del santo arcivescovo di Milano. Giunta dalla Germania, la peste si era propagata sino a Genova e nelle riviere, giungendo a lambire la collina di Marinasco, proprio sopra il golfo.

La piccola ma prospera Spezia del tempo venne chiusa e si adottarono, un po’ come oggi, misure rigorose di carattere igienico-sanitario. Ma il popolo, prima della chiusura delle mura, volle spingersi a chiedere protezione sino all’allora chiesetta della Madonna della Scorza, molto venerata perché già aveva sudato sangue nel 1559. La chiesa era fuori città, in direzione della Foce, quindi, per così dire, proprio lungo la strada che la peste avrebbe dovuto percorrere per arrivare a Spezia. Ma il contagio non ci fu.

Gli esperti potranno spiegare che la città seppe difendersi in modo adeguato, e di sicuro avvenne così, ma la pietà popolare, molto spesso, la sa più lunga degli esperti, e così la Madonna della Scorza divenne la Madonna della Salute. Oggi è venerata nella grande chiesa santuario di piazza Brin, e la sua festa annuale, nell’ultima domenica di maggio, sembra voler prolungare il mese mariano: un saluto alla Vergine, accompagnato dalla processione per le vie del quartiere, e l’impegno a ritrovarsi lì, per chiedere ancora protezione. Per le loro anime, prima ancora per il loro corpo.

Oltre alla peste ed al tifo, fu spesso il colera ad imperversare su Spezia, ancora più minaccioso perché arrivava dal mare, da marittimi contagiati a loro insaputa. L’Ottocento fu il secolo delle grandi epidemie. Le prime furono quelle di tifo nel 1817 e di colera nel 1835. Spezia ne fu colpita, ma in forma limitata. Era estate, e molti fedeli pregavano, per questo, la Madonna della Costa a Fabiano alto, poi detta dell’Olmo. Nacque così il caratteristico santuario, ancora oggi, a maggio, meta di pellegrini da tutto il Golfo. Ma anche il santuario della Madonna di Soviore patrona della diocesi, sopra Monterosso, è ricordato per la cessazione improvvisa dell’epidemia di peste del 1696, proprio dopo un pellegrinaggio dei fedeli.

A Teviggio, piccola parrocchia della diocesi di Brugnato alle pendici del Gottero, si venera la Madonna di Caravaggio,
come a Bergamo. Una cappella, eretta da un commerciante, diventa meta di pellegrini nel 1528, ancora una volta in preghiera per una epidemia di peste: e la peste, in modo miracoloso, risparmia quella popolazione che ogni anno, il 26 maggio, ancora ricorda l’evento, offrendo a tutti delle piccole pagnotte benedette su cui è incisa la lettera M, Maria. Infine, Maissana. Nel 1835, a causa del colera, le autorità di Chiavari, cui Maissana apparteneva, impedirono tutte le celebrazioni religiose, compresa la grande processione della Madonna del Carmine, a luglio. Gli abitanti ne soffrirono non poco, pregando in silenzio la Vergine e riuscendo comunque ad evitare il contagio. Così, ad allarme cessato, decisero di “recuperare” la festa perduta, istituendone un’altra, in settembre, sempre in onore della Vergine: la “festa
del Ringraziamento”.

Egidio Banti

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