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Origami si prepara per l'arte di Mauro Massaro

dal 19 gennaio
Origami si prepara per l'arte di Mauro Massaro

La Spezia - Mauro Massaro, insegnante di discipline olistiche, condivide con Origami live club il suo talento e la sua passione per l'arte, mettendo in mostra 8 opere sull'universo femminile. La mostra inaugurerà venerdì a partire dalle 19.
Eleonora Fantinel descrive così l'arte di Massaro: "Per Mauro Massaro dipingere è una necessità. Lo è sempre stato; fin da bambino.
Tanto quanto respirare, mangiare, muoversi.
Un bambino non si domanda come si fa a camminare. Impara la tecnica cadendo e rialzandosi mille volte, perché questo apprendimento è vitale. Così immaginiamo possa essere stato per Massaro, autodidatta nella tecnica pittorica, l’iniziare ad addentrarsi nell’esperienza del disegno. Il disegno grafico prima (china, carboncino e sanguigna, chine colorate) e il passaggio al colore più tardi (acquarelli, acrilico, e infine olio). Un apprendere da autodidatta l’arte della pittura come abilità vitale per la sopravvivenza. Dell’anima.
Il suggerimento è quindi di accostarsi alle sue opere, alle sue donne, non con l’aspettativa di capirle, “di capire il quadro”, ci perderemmo un’occasione. Facciamolo piuttosto con il desiderio di incontrarle queste donne, di entrarci in contatto: scopriremo sicuramente qualcosa di noi. .....
Lo sguardo dell’autore, profondamente e sottilmente ironico fino al sarcasmo, nel comporre per buona pace del nostro senso estetico questi corpi incorrotti e incorruttibili - quasi da illustrazione o da fotografia (ci ricorda Mattotti? O Lucien Freud?) - da uomo gentile quale è ci suggerisce nel contempo il suo ARTIFICIO, e ci mette in guardia.
Imparata la lezione di Modigliani e di Schile e messala da parte, è soprattutto la lezione di Hopper che sembra essere stata oggetto di grande interesse per Massaro. Egli aumenta ancor più la distanza fra osservatore e osservato, che già in Hopper sottolinea la solitudine dei suoi soggetti e la loro distanza dal contesto, asciugando paradossalmente da qualsiasi artificio retorico l’immagine proprio col renderla iper-retorica. Ed è proprio perché questi corpi sono iper- perfetti che essi possono, a buon diritto, DIRE. E lo fanno. Anzi urlano, silenziosamente, il loro discorso.
Spesso attraverso lo sguardo, molto con la composizione delle geometrie delle membra immobili in una siderale assenza di movimento. Che però è un sottovuoto. Un’apnea. Una molla pronta a scattare. ... Riesce a tenere le sue donne in equilibrio in un crinale sottile, sottile come un capello.
Dal quale spesso, come osservatori, ci piacerebbe cadere nel versante tranquillatorio del credere alla loro perfezione, per quanto isolata e siderale possa essere. Ci piacciono queste bellissime donne. Magari fossero vere! Questa operazione di crederci, se anche riesce, non tiene a lungo però.
Come Alice dentro lo specchio il quadro si ribalta. E’ allora che SENTIAMO, sentiamo l’effetto che il discorso di quel corpo, finalmente vivo, animato, fa al nostro di animo.
Siamo grati dunque a questo artista che, da palombaro dell’anima, rischia ad ogni immersione la vita per portare in superficie quel qualcosa che solo lui sa, e che solo lui sa dove sia. Un “qualcosa” che è poi un discorso “a lento rilascio”, un discorso che nel momento della condivisione collettiva, diventa un racconto corale di donne, di volti dell’anima. Essi parlano alla singolarità di ciascuno di noi, invitandoci alla discesa, attraverso di loro, nel nostro di abisso proprio. Sono donne generose e accettano di essere seguite magari prima per fascinazione, poi per curiosità, poi forse per premonizione. Ma in quel poema cavalleresco che può essere la nostra vita, sarà solo se seguiremo questi volti per amore, e con amore, che essi ci offriranno sicuramente il dono più prezioso in questi tempi di immagini vuote: il dono della riflessione e dell’autenticità."

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