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Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Marzo - ore 09.31

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Oetzi e nuraghe, tutti pazzi per l'antichità al castello

"Archeologica" torna venerdì e sabato, si parlerà del megalitismo in Sardegna e dell'uomo di Similaun con Giorgio Murru e Annaluisa Pedrotti. Il San Giorgio fa rete con altri musei italiani portando le proprie statue stele.

un successo
Oetzi e nuraghe, tutti pazzi per l'antichità al castello

La Spezia - Prosegue dopo il gran successo di pubblico di sabato scorso al Museo del Castello di San Giorgio, la rassegna "Archeologica" con gli ultimi due eccezionali appuntamenti per conoscere il Mondo Antico.
Nelle date di venerdì 15 e sabato 16 marzo al Museo del Castello di San Giorgio si svolgeranno le due giornate di Archeologica, dedicate alle statue stele dell’età del Rame delle altre regioni d’Italia. Il museo spezzino, infatti, si è legato in rete ad altre importanti realtà museali italiane per promuovere il notevole patrimonio archeologico costituito dalle statue stele. Nella prima data potremo ascoltare una relazione sui numerosissimi e monumentali ritrovamenti di statue menhir della Sardegna. Nel secondo incontro conosceremo le possibili relazioni tra le statue stele del Trentino e il famosissimo uomo del Similaun.

Venerdì 15 marzo alle ore 17 potremo ascoltare l’affascinate racconto sull’Ipogeismo e megalitismo nella Sardegna Preistorica, dalle domus de janas alle statue menhir.
Giorgio Murru, direttore scientifico del polo museale di Barumini oltre che del museo delle statue menhir di Laconi, ci racconterà le fasi conclusive della Sardegna preistorica caratterizzate da due fenomeni culturali ben distinti frutto di un pensiero religioso che potremmo definire universale. Nel primo caso il culto della Grande Madre mediterranea attestato in Sardegna già dal Paleolitico inferiore e manifestato dalle numerose statuine rinvenute in tutta l’isola in ambiti culturali del Neolitico medio e finale, che ha nell’ipogeismo funerario, nelle cosiddette domus de janas, la massima espressione artistica e monumentale. Nel secondo caso il germe del megalitismo, dato dai menhir, poi dai dolmen e infine dalle statue menhir. Durante i momenti conclusivi del Neolitico si assiste alla fusione di queste due civiltà che per millenni si sono evolute parallelamente. Il risultato è la nascita della Civiltà Nuragica che prende il nome dalle migliaia di torri megalitiche diffuse in tutta l’isola, innalzate l’Età del Bronzo. In questo percorso le statue menhir hanno il ruolo di trait d’union culturale tra le forme del megalitismo più arcaico e quello più evoluto dei nuraghi, potremmo dire che sono i custodi di una religione di cui permangono ancora i segni nella Sardegna di oggi.

Sabato 16 Marzo alle ore 17 l’ultimo appuntamento tratterà di Oetzi, l’uomo venuto dal ghiaccio e le statue stele atesine. La novità della ricerca scientifica. Oetzi, rinvenuto il 19 settembre del 1991, a circa 3 mila metri di quota, in prossimità del ghiacciaio del Similaun, rappresenta una delle più importanti scoperte del secolo scorso. Vissuto attorno al 3300 a.C, aveva circa 50 anni quando fu colpito da una punta di freccia che in pochi minuti lo portò alla morte. Il suo ottimo stato di conservazione consente di chiarire molti aspetti della vita di un uomo all’inizio dell’età del Rame. Sappiamo come si vestiva, cosa mangiava, di quali malattie soffriva, i contatti intrattenuti con le popolazioni stanziati a nord e sud delle Alpi. Conosciamo la sua attrezzatura. L'ascia in rame è uno degli oggetti più preziosi in suo possesso. La stessa arma la ritroviamo sulle stele a caratterizzare importanti personaggi maschili scolpite alcune centinaia di anni dopo la sua morte. Molte domande rimangono ancora aperte, chi l’ha ucciso, che ruolo ricopriva nella società? Nella conferenza si cercherà di rispondere a tali quesiti traendo spunto anche dai monumenti in pietra diffusi in Trentino Alto-Adige all'inizio del III millennio a.C. La relatrice è Annaluisa Pedrotti è docente di Preistoria e Protostoria presso l’università di Trento è membro del comitato scientifico del Museo archeologico di Bolzano.


Il programma proporrà al termine, come di consueto, l’abbinamento “Archeologia e Agricoltura”, con una degustazione di prodotti tipici.
Progetto a cura di Donatella Alessi
Evento realizzato in collaborazione con Coop Liguria

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