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Michele De Luca in mostra alla Rome Art Week

fino al 30 novembre
Michele De Luca in mostra alla Rome Art Week

La Spezia - Per RAW Rome Art Week 2019, la settimana dell’arte a Roma, il nuovo spazio AB Studio –architettura, ingegneria, design– presenta la personale dello spezzino e pitellese doc Michele De Luca Statilii che sarà visitabile fino al 30 novembre. L’artista ligure, particolarmente attivo a Roma, è stato definito dalla critica “pittore di luce” per i suoi singolari dipinti astratti, evocativi di forze cosmiche primordiali di energia luminosa; la sua pittura “rinnova l’intensità di un caratteristico lirismo fatto di concitate e inquietanti attese di rivelazione di luce” (E. Crispolti). De Luca presenta in questa personale da AB Studio alcuni lavori recenti o mai esposti al pubblico, acrilici su tela libera, oli su tavola, metallo e tela, tecniche miste su carta. Nel testo critico che accompagna la mostra Gabriella De Marco scrive: “Michele De Luca, solitario, se pur non isolato, nella sua riflessione sul fare arte, ha portato avanti negli anni, un pensiero basato sull’approfondimento, tramite la pittura, del concetto di spazio-tempo, di energia, di velocità, con incredibili punti di contatto non solo con la grande esperienza del primo novecento europeo ma con la fisica e l’astronomia.”
Il titolo della mostra riprende il nome dell’importante antica famiglia romana degli Statilii, da cui il nome di Via Statilia, con i loro noti sepolcri repubblicani del I secolo a.C. che delimitano il parco di Villa Wolkonsky, residenza ufficiale dell'ambasciatore britannico in Italia. Il cortile al numero 18 della via da tempo ospita lo studio-laboratorio di De Luca mentre dirimpetto da un paio d’anni gli architetti Francesco Anzuini e Marco Borrazzo hanno aperto il loro AB Studio, che con il proprio team di collaboratori si occupano di architettura, ingegneria, design.
Sviluppare un Concept unico ed esclusivo è fondamentale per AB studio, ogni progetto deriva da un modo di fare architettura dinamico ed innovativo coniugando la ricerca dell’armonia estetica con l’utilizzo di nuovi materiali, unendo la concretezza con l’estro creativo, attraverso la scelta della migliore soluzione che combini alti livelli di realizzazione in relazione alle esigenze della committenza.

Contemporaneamente all’inaugurazione da AB Studio, nell’adiacente atelier dell’artista si tiene la performance di musica elettronica Electomusichamera del musicista/poeta sonoro Antonio Amendola che interagisce con Michele De Luca mentre realizza un’opera su carta. I due artisti, legati anche per un comune impegno nella poesia contemporanea, improvviseranno in alcuni momenti della serata una doppia azione sonora e visiva.

Questo il testo critico di Gabriella De Marco: " Nel 1935 Gino Severini informava l'architetto Luciano Baldessari di contemplare, tra i suoi progetti, la realizzazione di “un quadro luminoso di per se stesso”.* Quest'espressione mi torna in mente di fronte alle opere di Michele De Luca, ed in particolare davanti alle pitture recenti qui esposte realizzate in acrilico su tela, olio su metallo e legno, che definirei, appunto, sulla scia del grande cortonese, luminose di per se stesse. Certo, è bene precisare, tra la ricerca di Severini e quella attuale di Michele non è ipotizzabile un filo diretto e l'accostamento che propongo è frutto - evidentemente - di una mia libera associazione; ciononostante, la luce costituisce, unitamente alla gestualità e al materismo, uno dei tratti salienti del suo ragionamento sulla pittura. E la luce, inevitabilmente, quando si scrive d'arte diviene, per lo storico, materia “incandescente”: dalle vetrate delle cattedrali gotiche ai veneti nel rinascimento, dal barocco alla grande invenzione nell'ottocento francese, della pittura moderna (pur con i prodromi importanti di Constable e Turner) sino alle sperimentazioni futuriste, all'uso del neon del già citato Baldessari e di Lucio Fontana ricordando, in tempi più recenti, Dan Flavin, Bruce Nauman, Mario Merz e altri artisti, che qui non elenco per non incorrere nella spiacevolezza di un lungo inventario, che hanno lavorato, o ancora lavorano, con i tubi fluorescenti. Inoltre, ogni discorso sulla luce nell'arte, seppur di carattere generale, s'intreccia con riflessioni di natura simbolica, filosofica, spirituale, scientifica rivelando una complessità che impedisce qualsiasi approccio unicamente tematico. Un ampio filone, dunque, al cui interno s'inserisce con tratti originali anche il lavoro di De Luca. Ma, prima di addentrarmi nella specificità della sua pittura m'interessa, innanzi tutto, sottolineare la sua natura di autentico outsider, di irregolare rispetto ad un sistema dell'arte, qual è quello attuale, sempre più convenzionale, ripetitivo, privo di sorprese, in definitiva sempre più omologato.
Diversamente, Michele, solitario, pur se non isolato, nella sua riflessione sulle modalità del fare arte, ha portato avanti negli anni, un pensiero basato sull'approfondimento, tramite la pittura, del concetto di spazio-tempo, di energia, di velocità, con incredibili punti di contatto non solo con la grande esperienza delle avanguardie del primo novecento europeo ma con la fisica e l'astronomia. Certo, nel caso del confronto tra la sua ricerca pittorica e le scienze esatte credo sia opportuno scrivere più che di fonti dirette di coincidenze, di curiosità.
Sia chiaro, infatti, per sgombrare subito il campo da equivoci, che il linguaggio di De Luca esplicitamente non ha vezzi scientifici e quindi non fa il verso né allo stereotipo dell'artista colto (come se esistesse l'artista incolto) né a quello dell'artista scienziato, ma va inquadrato, invece, nell'alveo della storia dell'arte.
Penso, in particolare, alle opere di Giacomo Balla spunto di approfondimento sia per la peculiarità di una sperimentazione che, pur contestando il canone, mai ha messo in discussione la necessità della qualità pittorica sia per quell'oscillare, da parte del futurista, tra modernità e scienza, tra dispositivi tecnologici e spiritualità. E il riferimento a Balla (basti pensare ad un'opera quale Mercurio che passa di fronte al sole) che certo non è di natura citazionistica, e che andrà approfondito in altre sedi, avvalora la difficoltà ad inquadrare il suo lavoro nelle tendenze della ricerca contemporanea dove predominano altre figure di riferimento.
Tuttavia, non si tratta, soltanto, di una questione di fonti: la sua è anche, soprattutto, una pittura che emoziona in anni in cui l'arte ha rinunciato -programmaticamente- ad ogni forma di emozione.
Ma i tempi cambiano e ci portano ormai a considerare l'emozione, grazie anche all'apporto delle neuroscienze, non solo commozione superficiale ma forma del pensiero.
Una pittura, quella di Michele De Luca, da intendere non come espressione di stupore e meraviglia ma come deposito profondo di idee, intuizioni, novità".


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