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Mercanti di Luni, fra mare e nuove strade

Il desiderio espansionistico della Roma imperiale, le nuove strade nei commerci, la crisi del III secolo prima della ripresa tra l’XI e il XIII. L'incontro col professor Baroni.

la conferenza
Mercanti di Luni, fra mare e nuove strade

La Spezia - Forse non tutti sanno che in epoca romana era attiva una efficiente rete stradale che permetteva di spostare eserciti e merci anche nelle zone più lontane dell’Impero. Il tracciato doveva risultare più rettilineo possibile per consentire anche lo scorrimento dei carri e presupponeva una accurata manutenzione per garantirne la maggior efficienza. La copia della tavola Peutingeriana del XII-XIII secolo, che riproduce un’antica carta romana in cui sono riportate le vie militari dell’Impero, rappresentata, nella Pars IV segmento IV, la viabilità della terra apuana con le colonie di Pisa, Lucca e Luni, anche se il tratto Pisa-Luni non era ancora collegato. La via consolare, che da Roma raggiungeva la Lunigiana era la via Aemilia Scauri che fu fatta proseguire proprio da Emilio Scauro fino a Pisa e, solo dopo la fondazione della colonia di Luni, raggiungeva anche la nuova città. Di tutto questo e di molto altro si parlerà sabato 1° dicembre nell'ambito della conferenza "Viaggi di merci, libri e saperi: la cultura del mercante nella Lunigiana storica", in programma nella sala consiliare del Comune di Luni a partire dalle 16, curata dagli instancabili appassionati dell'Associazione Amici di Luni con relatore il professor Fabio Baroni.

Nel III secolo l’Impero d’Occidente fu investito, per una serie di concause, da una grave crisi economica e demografica e lo spopolamento si accentuò ulteriormente in seguito alle stragi, carestie ed epidemie che accompagnarono le invasioni barbariche. Le città da centri organizzati di vita commerciale e artigianale diventarono luoghi dai quali la gente tendeva ad allontanarsi e il complesso sistema viario romano subì un progressivo abbandono per le limitate necessità di spostamento, alle quali bastavano brevi tratti di strada anche tortuosi, ma al riparo di attacchi nemici. In epoca longobarda nasce il primo embrione di quella che sarà la via Francigena, in origine chiamata via del Monte Bardone, dal nome del Passo omonimo, corrispondente all'attuale Passo della Cisa, che collegava la val padana
alle valle del Magra e al mare.

E’con l’arrivo dei Franchi che l’arteria che collegava la Francia con Roma prese il nome di Francigena, che significa letteralmente strada "originata dalla Francia”. Con la fine delle invasioni tra l’XI e il XIII secolo vi fu una ripresa demografica e una consistente produttività agricola che consentì di avere delle eccedenze che diedero nuovo impulso al commercio, provocando un nuovo movimento dei mercanti sulle strade che si spostavano nei borghi, nei mercati e nelle fiere. Si cercò di ripristinare i vecchi tracciati maltenuti o se ne crearono di nuovi nati dall'unione di strade locali, mulattiere e sentieri. Viaggiare non era facile: i mercanti dovevano affrontare pericoli di ogni genere, da quelli naturali, alle imboscate dei briganti. Inoltre i trasporti erano lenti, effettuati con muli o con carri trainati da buoi, perciò si preferiva, quando era possibile, spostarsi per mare, anche se comportava il pericolo di naufragio o di attacchi di pirati.

Nel Medioevo il porto di Luni, o meglio di San Maurizio, perché quello di Luni era ormai impaludato, era il punto focale ove convergevano le vie marittime e quelle terrestri del territorio lunigianese. Presso il porto le navi caricavano prodotti che, attraverso la via Francigena, arrivavano dalle alti valli del Magra, pregiati formaggi lunigianesi. l’olio e
il vino dei colli di Luni, e scaricavano sale e frumento che risalivano verso i mercati della Val padana e del centro Europa. Al flusso dei mercanti che portavano le loro merci lungo le strade si affiancò quello dei pellegrini diretti verso le mete sacre, come Roma e Santiago di Compostela. La via Francigena mettendo in comunicazione il porto con ricche zone della pianura padana e coi territori al di là delle Alpi, si trasformò in una delle più importanti vie commerciali e di pellegrinaggio del Medioevo. L’arteria diventò, più che una strada di comunicazione, una fascia territoriale che
svolgeva funzioni viarie: i viandanti continuavano a scegliere delle varianti per evitare tratti troppo accidentati, borghi soggetti a pagamento di pedaggio o luoghi meno sicuri. Il ruolo dei mercanti piano piano si trasformò: diventarono dei veri e propri operatori economici: leggevano, scrivevano, facevano di conto, prestavano denaro e speculavano; si organizzarono in compagnie con una sede permanente e mandarono i propri dipendenti per le piazze d’Europa e nei mercati orientali. Si affermò una vera e propria classe sociale che impose una nuova mentalità, una nuova etica, ma anche una nuova cultura laica.

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