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Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Agosto - ore 11.27

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Marconi, uno dei primi cervelli in fuga. Ma la Marina lo richiamò in Italia

In Viale San Bartolomeo affinò le tecniche studiate. Nel 1898 furono attrezzate con apparati radiotelegrafici le navi Messaggero, Trinacria, Lepanto e Sardegna e il semaforo dell'Isola Palmaria ed iniziarono le sperimentazioni.

Marconi, uno dei primi cervelli in fuga. Ma la Marina lo richiamò in Italia

La Spezia - Dopo i primi esperimenti svolti da Marconi in Inghilterra nella primavera del 1897, l'addetto navale presso l’Ambasciata d’Italia a Londra, Capitano di Vascello Augusto Bianco, informò il Ministero della Marina della grande importanza che tale tecnologia poteva avere per i servizi navali; fu così deciso di contattare Marconi per indurlo a tornare nel suo paese per ripetere gli esperimenti, per i quali la Marina metteva a sua disposizione tutto ciò che sarebbe servito allo scopo. La collaborazione tra la Marina e Marconi iniziò così; il giovanissimo scienziato aderì subito all'invito e si instaurò una collaborazione che durò per decenni e permise alla Marina di essere sempre all'avanguardia nel campo della radiotelegrafia. Marconi stesso dimostrò un forte attaccamento al suo Paese, concedendo condizioni di favore nei contratti commerciali con la Marina e l'Italia in generale; affetto e stima ricambiati dalla Marina che a più riprese mise a disposizione dello scienziato navi, arsenali e personale.

La Marina Militare alla Spezia. Non deve sorprendere la particolare sensibilità dimostrata dalla Marina fin dall'inizio per le comunicazioni radio telegrafiche; si pensi che al tempo le comunicazioni tra i comandi terrestri e le navi in mare si mantenevano tramite le segnalazioni ottiche (lampi di luce o bandiere) fino a qualche miglio di distanza dalla costa, oppure tramite naviglio piccolo e veloce, gli avvisi, che facevano la spola tra le navi e la terraferma con il compito di portare gli ordini e le informazioni fino a una decina di miglia di distanza. Tali comunicazioni si interrompevano una volta che la nave si allontanava dalla costa e riprendevano soltanto al suo ingresso in un porto. Era quindi normale che una nave rimanesse senza informazioni ed ordini dal proprio Paese anche per mesi se impegnata in campagne prolungate e fosse quindi all'oscuro anche di cambio degli equilibri politici, inizio e fine di conflitti armati, epidemie,....
Poter mantenere un contatto continuo ed affidabile con la terraferma era perciò il sogno di ogni marinaio e nel 1897 sembrò che un italiano avesse trovato il modo di riuscirci. Primo a credere in Marconi fu il Capitano di Corvetta Adolfo Pouchain, allora reggente della Sezione Materiale elettrico del Ministero della Marina che pubblicò un articolo sulla conferenza tenuta da Preece nel mese di aprile 1897 sulle sperimentazioni fatte da Marconi presso il Post Office di Londra. Tali informazioni galvanizzarono il personale della Direzione Torpedini e materiale elettrico dell'Arsenale di Spezia che tentò di ricostruire gli apparecchi per ripetere sia le classiche esperienze di Hertz che quelle di Marconi.

L'arrivo alla Spezia. Marconi venne quindi in Italia a fine giugno e si recò a Roma dove eseguì una serie di dimostrazioni presso il Ministero della Marina e al Quirinale, alla presenza dei reali, di ministri, senatori, scienziati e tecnici, tra cui il prof. Luigi Pasqualini, Direttore del laboratorio tecnico dell’Arsenale della Spezia. L'Amm. Benedetto Brin dispose che alla Spezia fossero messi a disposizione di Marconi tutti i mezzi necessari e che gli esperimenti a terra e a bordo fossero svolti alla presenza di ufficiali competenti in elettrotecnica e sotto l'alta direzione del Presidente della Commissione Permanente per gli esperimenti del materiale da guerra (MARIPERMAN, oggi CSSN). Coadiutori di Marconi furono designati il già citato prof. Pasqualini e l'Ing. Elettricista Domenico Civita. Alla commissione fu assegnato anche personale telegrafista militare per l’invio dei messaggi. Gli esperimenti dimostrarono l'importanza della radio telegrafia per la Marina e destarono grande interesse nel mondo scientifico. Marconi lasciò i suoi apparecchi alla Marina unitamente a delle chiare linee guida per i tecnici su come procedere per migliorarli.

Alla Palmaria. La Marina iniziò così una serie di prove e studi metodici degli apparecchi, estendendone lentamente l'uso a bordo delle navi e nelle stazioni costiere, mantenendo aggiornato Marconi stesso sui risultati raggiunti ed instaurando con lui una collaborazione scientifica molto stretta. A capo di questo gruppo sperimentale fu confermato il Prof. Pasqualini con il suo laboratorio, al quale furono anche assegnati due rimorchiatori. Dapprima ci si appoggiò al Laboratorio elettrico di San Bartolomeo, coinvolgendo il personale operaio nella riparazione e montaggio degli apparati; poi, aumentata l'attività, si assegnò l'incarico alle Officine Elettricisti delle Direzioni di Artiglieria ed Armamenti, dove fu istituita un'Officina Radiotelegrafica per il montaggio e la riparazione degli apparati acquistati e di quelli in servizio. Già nel 1898 furono attrezzate con apparati radiotelegrafici le navi Messaggero, Trinacria, Lepanto e Sardegna e il semaforo dell'Isola Palmaria ed iniziarono le sperimentazioni; nel giugno 1899 fu deciso di attrezzare altre due stazioni sull'Isola Gorgona e presso l'Accademia Navale allo scopo di verificare l'efficacia del sistema per sua una eventuale estensione a tutti i semafori e al collegamento tra la Maddalena e il continente. Il ruolo della Marina italiana e della città della Spezia sui primi passi della radiotelegrafia e sul suo sviluppo successivo è stato di grande importanza, tant’è che Guglielmo Marconi tornò più volte nella nostra città e collaborò con la Marina per tutta la durata della sua vita.

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