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Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Settembre - ore 08.00

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Luni fino all'Ermitage grazie ai Longobardi e a quattro monete

L'area archeologica lunense contribuisce a una storica esposizione che toccherà Pavia, Napoli e San Pietroburgo.

Luni fino all´Ermitage grazie ai Longobardi e a quattro monete

La Spezia - Dal 1° settembre al 3 dicembre al Castello visconteo di Pavia, dal 15 dicembre al Mann di Napoli e ad aprile 2018 al Museo satale Ermitage di San Pietroburgo. Queste le tappe di 'Longobardi. Un popolo che cambia la storia', una mostra epocale, punto di arrivo di oltre quindici anni di nuove indagini archeologiche, epigrafiche e storico-politiche su siti e necropoli altomedievali. Un'esposizione che parlerà anche un po' spezzino. Nell'allestimento saranno infatti esposte anche quattro monete d'oro rinvenute quasi dieci anni fa nell'antica Luni, nell'area del Capitolium. Oggetti di grande peso storico e archeologico - per non parlare del valore intrinseco dovuto alla loro fattezza aurea - che si apprestano a seguire la carovana longobarda tra Pavia, Napoli e la capitale zarista. Le monete, normalmente non visibili al museo dell'Area archeologica di Luni, facevano parte, assieme ad altri piccoli oggetti, di un gruzzolo, una sorta di tesoretto privato da usare in casi emergenza. Insomma, allora come oggi c'era chi metteva i soldi sotto il materasso.

I quattro reperti arrivano della Luni longobarda (una storia cominciata nel VII secolo dopo Cristo), ma portano effigi di marca bizantina, a testimonianza di come i passaggi da una dominazione all'altra non siano mai una porta che sbatte all'improvviso, ma storie fatte di sfumature, compenetrazioni, permanenze. Due monete sono state forgiate tra il 527 e il 565 d.C. alla Zecca di Constantinopoli e portano impressa la raffigurazione dell'imperatore Giustiniano I. Un'altra, emessa dalla Zecca di Ravenna, risale all'epoca di Giustino II (morto nel 578), nipote e successore di Giustiniano I. Più incertezza su provenienza e datazione dell'ultimo reperto, che pare essere una produzione longobarda realizzata imitando le monete bizantine.

"Reperti come queste quattro monente - spiega la dott.ssa Marcella Mancusi, funzionario dall'Area archeologica - fanno capire come dopo l'età romana Luni abbia comunque conservato una certa vitalità sociale economica. E anche un buon grado di libertà, visto che il vescovo lunense poteva addirittura battere moneta. Insomma, non si può parlare di un periodo buio dopo la fase romana".

Longobardi - Un popolo che cambia la storia

Dopo la fine dell’Impero d’Occidente, l’Italia, sotto il dominio dei Goti, era rimasta il cuore economico, culturale e religioso dell’Europa. Tutti i tentativi di riunire l’antico Impero si infrangono nel 568 con l’arrivo di un popolo 'invasore': i Longobardi. Da quel momento la storia dell’Italia non sarà più la stessa.
Gli 'uomini dalle lunghe barbe' danno il via a quel lunghissimo periodo di frammentazione politica della Penisola che si protrae sino al Risorgimento. Ma, la storia di questo Popolo è anche il racconto di grandi sfide economiche e sociali, di relazioni e mediazioni tra Mediterraneo e Nord Europa, di secoli di guerre e scontri, di alleanze strategiche e contaminazioni culturali tra differenti popolazioni, di grandi personalità. Un’epopea che ha visto Pavia diventare capitale del Regno Longobardo e il Sud Italia, con il Ducato di Benevento, memoria e retaggio sino a oltre metà del XI secolo del dominio pavese abbattuto da Carlo Magno nel 774.
Oltre 300 opere provenienti da più di ottanta musei ed enti prestatori italiani e stranieri sono pronte a svelare la grande storia dei Longobardi. Un viaggio attraverso i momenti cruciali della saga longobarda reso ancora più unico dagli approfondimenti multimediali che accompagnano il visitatore in mostra: ologrammi, video e touchscreen.
Un grande evento internazionale in tre sedi, la cui prima tappa è Pavia, che torna ad essere idealmente capitale, per una delle più originali mostre mai realizzate sui Longobardi.

Pavia, Castello Visconteo: 1 settembre – 3 dicembre 2017
Napoli, Museo Archeologico Nazionale: 15 dicembre 2017 – 25 marzo 2018
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage: aprile – giugno 2018

Nell'immagine, gentilmente concessa dal Polo museale della Liguria, vediamo una delle quattro monete. In particolare, un tremissis aureo di Giustino II, della zecca di Ravenna. Sul diritto della moneta (la parte visibile nella foto) compare il busto dell'imperatore, rivolto verso destra, che reca sul capo un diadema e indossa corazza e mantello (clamide). La moneta è stata emessa tra il 565-578

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