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Lo spezzino Umberto Montefiori firma il suo "La spedizione dei Mille"

Lo spezzino Umberto Montefiori firma il suo "La spedizione dei Mille"

La Spezia - Umberto Montefiori, nato a Vezzano Ligure il 3 dicembre 1946, da Mariuccia Bragoni e da Renato, ha recentemente pubblicato "La spedizione dei Mille" (Edizioni Giuseppe Laterza) scritto a Merano dove vive da anni.
Montefiori ha frequentato il liceo classico statale “Marco Polo” nel collegio della Marina militare “Francesco Morosini” a Venezia. Si è laureato in giurisprudenza presso l’università di Torino. E’ maggiore nella riserva dell’Arma dei Carabinieri ed è stato presidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano.

Il testo è una rivisitazione della “spedizione dei mille”, notissima semisconosciuta, con l’intento di “entrare dentro e di rivivere un’affascinante vicenda della storia patria, breve ed intensa, ricca di personaggi e di avvenimenti di cui, spesso, si ricordano i nomi e null’altro. Nello sfondo è tratteggiata una gara avvincente fra Cavour, occulto ideatore dell’impresa e Garibaldi l’esecutore.
Ognuno dei due personaggi vuole realizzare l’unione con il Regno delle Due Sicilie: Cavour, conseguente al proprio “progetto Cavour/disegno di ribellione” usando il Nizzardo soltanto a mo’ di miccia, di innesco e con una esplosione conclusiva affidata all’Esercito di Vittorio Emanuele. Garibaldi, al contrario, vuole essere miccia ed esplosione: autore fino in fondo della spedizione. Ancora, Cavour vuole l’espansione più grande possibile dello Stato Sabaudo. Garibaldi, al contrario, vuole soprattutto l’unità nazionale: e pazienza se per averla bisognerà accettare che l’Italia diventi uno Stato monarchico con Vittorio Emanuele primo re d’Italia (”un re con me sempre buono...”).
Ovviamente, come è naturale che sia, l’autore ha delle preferenze per lui. Garibaldi esce bene dalla rivisitazione e rimane il “suo eroe”, tuttavia privilegia la tecnica di illuminare ogni momento importante della esaltante avventura con la testimonianze e i pareri di personaggi in un certo senso antitetici a Garibaldi. Prima di tutto occorre privilegiare la verità storica per quanto umanamente possibile.

Ci sono anche riferimenti ampi e dettagliati su vicende particolari e aspetti poco noti, quali ad esempio l’insediamento dell’Arma quasi fin da subito, la presenza della massoneria, di Cosa Nostra e della camorra. Sulla consistenza e sull’operatività dell’Armata di Mare, dell’Esercito Borbonico e dell’Esercito Meridionale Italiano; sulla rivalutazione del combattente meridionale, che non ha mai fatto parte di un “esercito da barzelletta”, ma che, parole di Garibaldi “... con la truppa napoletana andrei ovunque”. Ed è appunto un combattente che non teme confronti. Scopo autentico dell’ autore: far prendere al lettore coscienza d’appartenere ad un popolo che ha saputo fare imprese ritenute impossibili.
Un popolo che conserva intatte tutte le potenzialità che gli consentiranno di affrontare un’altra impresa impossibile: aggredire e vincere questa maledetta crisi.

Libri pubblicati: “Autobiografia di Theo”; “Un ricordo di Silvius Magnago” edito da Regione T.A.A. ; “Assalto al Monarca”, “Albertus de Gluxano” e “Milano intrepida città Lombarda” editi da Booksprint-Edizioni.

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