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La figura di Rosalia Montmasson nel nuovo libro di Marco Ferrari

all'accademia capellini
La figura di Rosalia Montmasson nel nuovo libro di Marco Ferrari

La Spezia - Venerdì 22 febbraio alle ore 17 all’Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini (Via XX Settembre 148- La Spezia) verrà presentato il nuovo libro di Marco Ferrari “Rosalia Montmasson: l’angelo dei mille” edito da Mondadori. Coordina Gabriella Tartarini, presentazione di Giuseppe Benelli, presidente della Accademia Capellini. Il libro narra l’incredibile vicenda di Rosalia Montmasson (Saint-Jorioz, Alta Savoia, 12 gennaio 1823 – Roma, 10 novembre 1904), unica donna che fece parte della Spedizione dei Mille distinguendosi per coraggio e dedizione verso i feriti, tanto da essere definita “l’Angelo dei Mille”. Incontrò Francesco Crispi a Marsiglia nel 1849, lo seguì nell’esilio di città in città, Torino, Parigi, Londra, si sposarono in una frettolosa cerimonia religiosa a Malta con un prete girovago.Poi lei divenne, per volere di Mazzini, un elemento essenziale della cospirazione: non esitò a mettere a repentaglio la propria vita per salvarne altre, rischiò l’arresto e la prigione passando frontiere e posti di blocco, portò in giro bombe e messaggi, sorrisi e rassicurazioni, tanto che Garibaldi ne lodò il coraggio e la dedizione alla causa nazionale. Ma, una volta raggiunta l’agiatezza, venne ripudiata dallo statista che si sposò con Lina Barbagallo. Accusato di bigamia, il siciliano si difese, vinse la causa che di fatto annullava il matrimonio con Rosalia. Lei fu costretta al silenzio, esiliata nella solitudine di una Roma che non la riconosceva come un’eroina della patria. In vecchiaia ripresero gli incontri tra lei e Crispi sorretti da lunghi silenzi in cui non venne mai a galla la verità su quel rapporto interrotto dopo 25 anni di vita insieme, lotte e fughe, guerre e successi politici. Lo statista, intanto, sopportava le umiliazioni a cui lo sottoponeva la nuova consorte. Rosalia tenne fede al silenzio sino alla fine, come una partigiana che ancora faceva parte di quel mondo che, dalla clandestinità era giunto al potere nel nuovo regno. Morì in solitudine, assistita dal nipote e fu seppellita al Verano in una modesta tomba messa a disposizione dal Comune. Di lei resta una sola statua, un mezzobusto commissionato a Salvatore Grita dallo stesso Crispi che l’autore ha rintracciato in un angolo, a terra, nell’ufficio elettorale del Comune di Pisa. Un mistero da chiarire che solo l’ultimo discendente della donna può svelare a un secolo e mezzo di distanza con qualche relazione con la città della Spezia.

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