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La Spezia antica, gli incredibili dettagli in una veduta di 170 anni fa

Dalla rete affiora un'opera di E.W. Cooke (1811-1880) che muove il dibattito degli storici locali. Giacomazzi: "Quasi una fotografia, mostra quanto fosse profonda la spiaggia".

la scoperta
La Spezia antica, gli incredibili dettagli in una veduta di 170 anni fa

La Spezia - E' una giornata d'autunno di 170 anni fa circa, una delle ultime prima che la rivoluzione industriale piombi sulla città e la cambi per sempre. Succede che un gentiluomo inglese si arrampichi sul Colle della Ferrara e rivolga lo sguardo verso il litorale. Deve aver esultato quel giorno Edward William Cooke. Ha alle spalle studi di architettura, una passione per i velieri, conoscenze di storia naturale e di botanica, una predilezione artistica per i paesaggi costieri. Sotto di lui c'è uno straordinario mix di tutto questo, che l'occhio allenato dell'artista britannico riprenderà con cura sulla tela.

Un altro sguardo allenato incontra La Spezzia - view of port and town parecchi decenni dopo, quando nel continuo processo di digitalizzazione di archivi e collezioni private il quadro finisce sulla rete in buona definizione. E' quello di Fabio Giacomazzi, educatore ambientale e cultore di storia locale, conoscitore attento della filologia del paesaggio del golfo e dei suoi dintorni. "Abbiamo di fronte quella che è probabilmente una delle prime fotografie della Spezia esistenti - dice -. Il dettaglio riportato dal Cooke è davvero straordinario e fa di questo quadro una testimonianza importantissima della città antica e della zona a mare. Nel dettaglio si nota come l'autore fosse un esperto di botanica e geologia. Assomiglia in un certo qual modo ai quadri del Fossati, a cui la frequentazione di Giovanni Capellini aveva donato una profonda capacità di lettura del territorio".

L'opera, condivisa sul gruppo La Spezia nell'Ottocento, è diventata subito oggetto di dibattito. I particolari da notare sono moltissimi. "Il punto di vista è rialzato e procede dalla Collina dei Cappuccini - illustra Giacomazzi -. In primissimo piano c'è già un elemento mai descritto prima, ovvero il pergolato che delimitava la zona del convento cinquecentesco. Le case subito ai piedi del colle sono quelle dei quartieri di San Gottardo e del Torretto, che procedeva fino alla città murata". L'attuale Via del Torretto si scorge in effetti in basso a destra, guida lo sguardo fino al rilievo dove sorge il Castello di San Giorgio (visibile in parte), sotto al quale spunta il campanile del perduto convento di Santa Cecilia delle monache clarisse.
Ai piedi dei rilievi che fanno da sfondo, un altro luogo che per secoli fu di grande rilevanza per la comunità spezzina. "La Chiesa di San Francesco Grande si staglia con le sue dimensioni generose - continua Giacomazzi -. Al di sopra di essa, a metà collina, la chiesa di Fabiano Alto, dedicata a Sant'Andrea, e il Santuario della Madonna dell'Olmo". Misterioso l'edificio dalla mole massiccia che si nota poco più in basso. Più a sinistra, lungo la costa, è invece ben riconoscibile il borgo di Marola e qualche indizio del borgo di San Vito, cancellato con la costruzione dell'arsenale.

"Altro dettaglio rivelatore è la profondità della spiaggia davanti alla città, con la bianca casa della dogana e la foce del Lagora che si allunga verso il golfo. La linea di costa ha ancora il suo corso sinuoso, naturale". Particolare che permette di abbozzare una datazione con buona certezza. Tutta la zona a mare sarà riempita con la terra di risulta degli scavi per l'arsenale marittimo a partire dagli anni sessanta dell'Ottocento. D'altra parte non è ancora stato edificato Palazzo Lardon-Arnavas, che sorgeva di fronte all'attuale Circolo ufficiali e che è andato perduto a causa dei bombardamenti durante l'ultima guerra. "Siamo ragionevolmente attorno agli anni 1850-54", la conclusione.
Gli alberi gialli del viale litoraneo e il verde poco uniforme della vegetazione sui monti Santa Croce e Castellana suggeriscono si tratti di una visione autunnale. Nonostante la scientificità nella ripresa dei dettagli, l'immagine è vibrante. "Merito della luce, che dona una piacevolezza quasi tattile alla scena".

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