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Ultimo aggiornamento: Sabato 23 Marzo - ore 22.11

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L'arsenale ha 150 anni e andrebbe pensato anche come un bene culturale

Sono almeno una trentina i manufatti con valore storico individuati dalla Soprintendenza all'interno della base navale: mura, porte, edifici, capannoni, torrioni e i sei bacini in pietra.

un cambio di paradigma
L'arsenale ha 150 anni e andrebbe pensato anche come un bene culturale

La Spezia - Ad agosto saranno 150 anni dal colpo di cannone che diede il via all'allagamento dei primi bacini del Regio Arsenale. L'intuizione di Cavour e i disegni di Chiodo prendevano vita, il Regno d'Italia aveva finalmente una base navale in linea con le proprie ambizioni di recitare un ruolo primario sullo scacchiere mediterraneo. La Spezia inziava il boom demografico che l'avrebbe portata a superare i 70mila abitanti a cavallo dell'inizio del secolo successivo. La maggior parte attirati dalle opportunità di lavoro create dalla nascita della base navale stessa.
Una spinta che si è esaurita da tempo, ma nondimeno quella del 28 agosto 2019 sarà una data storica. Oggi l'arsenale sabaudo non brulica più di maestranze, non sforna più navi e innovazioni tecnologiche. Non è ancora riuscito ad aprirsi ai privati in maniera da diventare di nuovo il motore dell'economia cittadina. E' però un luogo ricco di storia, come riconosciuto anche dalla Soprintendenza archeologia, Belle Arti e paesaggio della Liguria.

Sono circa trenta i maufatti sottoposti a vincolo architettonico all'interno del quadrilatero delle mura tra il centro storico e Fabiano. Anzi, proprio dalle mura parte l'interesse storico del Ministero per i beni culturali. Tutto il tratto della "cinta di sicurezza" da Piazza Chiodo fino a Fabiano, da Porta Principale fino a Porta Ferrovia, è interessato dal vincolo comprese le porte Sprugola, Ospedale, Pegazzano, Ponente e Marola. Le prime due presentano "elementi architettonici notevoli e interessanti" secondo la relazione del 2002 che ne giustifica la protezione.
All'incrocio tra Viale Amendola e Viale Fieschi sorgono poi l'Officina Frigoriferi e la Torre d'Angolo, i fabbricati 76 e 78, un tempo utilizzati come serbatoi dell'ossigeno che azionava i macchinari industriali. Il torrione potrebbe diventare l'aula magna del Polo Marconi, mentre gli altri spazi saranno occupati dai laboratori per gli studenti di yacht design e ingegneria meccanica, navale e nautica.

Caso raro quello del riutilizzo, molti dei manufatti che non hanno mantenuto la funzione originaria oggi rischiano l'abbandono. E' il caso del "fabbricato 151" che sorge nei pressi delle Vasche di San Vito, uno degli esempi meglio conservati di locale servizi per i dipendenti della base di probabile origine inizio Novecento. "A pianta quadrata, ha mantenuto pressoché intatte le caratteristiche costruttive e decorative", recita la nota che ne accompagna la schedatura, ma versa "in cattive condizioni manutentive". Nella stessa zona sono vincolati anche i capannoni 94, 136b e 152, caratterizzati da pianta rettangolare, tegole alla marsigliese e ampie finestre ad arco per far passare la luce naturale. Sono tra gli edifici che hanno mantenuto un valore storico nonostante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ma poco utilizzati.

Il "fabbricato 4" si trova invece alla destra dell'ingresso principale su Piazza Chiodo e doveva avere un gemello di fronte a sé distrutto dai bombardamenti (ora c'è il Museo Navale). Si presenta "con elementi in calcestruzzo e murature portanti in pietrame" che denotano "una certa ricercatezza, con scelte compositive di guesto classicista". Un tempo sede di alcuni comandi, anche per questo appariva più elaborato degli altri manufatti di quella parte dell'arsenale.
Sono invece tutelati solo nell'aspetto esterno una serie di officine e locali che negli anni sono state ampiamente rivedute all'interno. Sono l'Officina Congegnatori, il Servizio Collaudi, il Reparto Elettroacustica, il Reparto Arredamento Navi, le caserme “Tesei” e “Giannini”, l'Edificio Artiglieria, il Magazzino Cordami, il Magazzino Fari e Fanali e la sede di Maritecnofari. Portano nomi di mestieri antichi, in cui la creatività degli operai non era seconda alla prassi industriale e raccontano della cifra professionale e umana di chi lavorava per la Regia Marina, con gli echi del Risorgimento che ancora non si erano spenti.

L'edificio più maestoso è l'ex Veleria, naturalmente anch'esso sottoposto a vincolo. Costruito nel 1866 ospitava, come suggerisce il nome, le velature e gli armamenti in un periodo in cui le prime sarebbero presto sparite dalla dotazione delle navi da guerra a favore dei motori. Colpito durante la guerra, ne è uscito monco nel lato a ponente di un paio di ordinate ma rimane, insieme al Ponte Girevole (a sua volta vincolato), uno degli angoli che meglio rendono il contesto architettonico militare ottocentesco di tutto il complesso. A poca distanza i resti della Chiesa di San Francesco Grande e dell'annesso convento: risalgono al Quattrocento e sono gli edifici più antichi di tutta la base.
Sono infine "vere e proprie opere d'arte dell'architettura militare e cantieristica" i sei bacini in pietra "realizzati con l'uso di materiali locali e con una maestria tali da essere savaguardati e conservati come esempio da tramandare nel tempo". I primi due erano già pronti nel 1869, altri due sarebbero sorti entro il 1880 e gli ultimi avrebbero iniziato a funzionare rispettivamente nel 1891 e nel 1899. Una lunga serie di reperti storici che fanno dell'arsenale un bene culturale in potenza, non più solo luogo di industria. Il futuro della base passa anche da questo cambio di paradigma.

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