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L'archivio di Aldo Mondino nobilita il Camec | Foto

"La pittura dagli esordi al linoleum" inaugura domani alle 18 e rimarrà in visione sino a fine estate. In mostra uno dei più importanti rappresentanti della poetica post-moderna italiana. Cds l'ha visitata in anteprima per voi.

una trentina di lavori dal '61 al 2001
L'archivio di Aldo Mondino nobilita il Camec

La Spezia - Una mostra davvero da non perdere quella che da domani affiancherà Emilio Vedova al secondo piano del CAMeC. Il Centro Arte Moderna e Contemporanea presenta infatti dal 30 marzo prossimo al 22 settembre, “Mondino a colori. La pittura dagli esordi al linoleum”, una gran bella retrospettiva che ripercorre l’intera produzione pittorica di Aldo Mondino. Promossa dal Comune della Spezia su progetto scientifico dell’Archivio Aldo Mondino, l’esposizione si propone quale ideale contrappunto della mostra “Aldo Mondino scultore” (Pietrasanta, 2010) indagando – proprio nella città che ha ospitato il Premio del Golfo, uno dei più importanti premi di pittura del Novecento – questo medium, per così dire, ‘naturale’ e precipuo della Spezia.

Aldo Mondino ha sempre pensato e vissuto da pittore. La sua ‘miopia’ nei confronti del dato reale è diventata, negli anni, uno strumento per conoscere il mondo a proprio modo, senza eternarsi in uno stile ripetitivo. Con lui, già all’inizio degli anni Sessanta, si sono superate le barriere tra pittura e concettuale, tanto che nessuno è mai riuscito a chiudere il suo lavoro in una precisa definizione.
Nel periodo della formazione, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta, in piena crisi dell’Informale, il giovane Mondino aderisce ad un Surrealismo gestuale, frenetico e popolato di segni e immagini che richiamano le opere di Matta, Lam e Tancredi. Studia incisione a Parigi da Stanley William Hayter, nel cui atelier lavoravano anche Picasso, Chagall, Giacometti, Pollock e molti altri grandi artisti dell’epoca. Approfondisce in seguito il mosaico con Severini perché la tecnica per lui è una regola da conoscere e poi reinventare con soluzioni originali. L’idea della grafica che si fa pittura e viceversa lo conduce negli anni ad un percorso unico nel suo genere. Non vuole annullare la pittura, la vuole riscattare, anche se ne comprende la crisi postInformale. Nel milieu artistico del tempo, cerca di comprendere le molteplici direzioni che si aprono ai cambiamenti sociali, economici e culturali di quegli anni veloci e affollati di uomini e idee.

Nella mostra ospitata dal museo di Piazza Battisti sono presentati una trentina di lavori su tela, carta e linoleum realizzati dal 1961 al 2000, tutti provenienti dall’Archivio Aldo Mondino e da un selezionato gruppo di prestatori. Dai dipinti degli esordi, passando per i “Quadri a quadretti” e le finte incisioni, si giunge ai linoleum, che hanno reso l’artista popolare anche presso il grande pubblico. La comparsa di questo supporto, negli anni Ottanta, deriva da una vera e propria ossessione per l’universo della grafica, legata all’idea del colore e del segno pittorico. Il linoleum, materiale importantissimo per le tecniche incisorie, viene adoperato come supporto per alcune serie di quadri famosi come i “Dervisci” o gli “Ebrei”. Oltre al gioco di parole insito nell’etimologia stessa del termine linoleum (olio di lino/olio su lino), Mondino era affascinato anche dalla grande varietà dei colori e delle texture appartenenti ad un materiale semplice e industriale, come lo era del resto anche l’Eraclit, il legno ‘povero’ dei cantieri, su cui dipinse i suoi altrettanto celebri “Tappeti”. Il percorso espositivo comprende anche un’opera delle collezioni del CAMeC: Longships, 1980 circa, tecnica mista su tela, cm. 25x35, collezione Cozzani.

All'inaugurazione il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha voluto manifestare la sua soddisfazione nell’ospitare in città l’opera di un artista così significativo: “Attraverso la proficua collaborazione con l’Archivio Mondino è stata portata alla Spezia, nel nostro Centro d’Arte Moderna e Contemporanea, uno dei più importanti rappresentanti della poetica post-moderna italiana. La grande capacità di Mondino era quella di riuscire a trarre ispirazione dal quotidiano e trasformarlo in opera d’arte. Con le sue opere dagli anni Sessanta al Duemila, avremo la possibilità nelle nostre sale di ripercorrere la sua narrativa del Novecento e riconoscere quanto questo artista sfugga alle strette definizioni di pittura concettuale”.

L’esposizione, realizzata con il contributo di Coop Liguria ed Enel, è visitabile da martedì a domenica dalle 11 alle 18, chiuso il lunedì, aperto Pasqua, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 15 agosto. Ingresso intero euro 5, ridotto euro 4, ridotto speciale euro 3,50. Per informazioni: tel. +39 0187 727530, camec@comune.sp.it, http://camec.museilaspezia.it.
In occasione della mostra sarà disponibile presso il bookshop il primo volume del Catalogo Generale dedicato al lavoro di Aldo Mondino (Allemandi, 2017) con testi di autorevoli studiosi e critici dell’opera dell’autore e con la riproduzione fotografica di oltre 1600 opere archiviate.

Aldo Mondino è nato a Torino nel 1938, dove è morto nel 2005. Nel 1959 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l’atelier di William Hayter, l’Ecoledu Louvre e il corso di mosaico dell’Accademia di Belle Arti con Severini e Licata. Nel 1960, rientrato in Italia, inizia la sua attività espositiva alla Galleria L’Immagine di Torino (1961) e alla Galleria Alfa di Venezia (1962). L’incontro con Gian Enzo Sperone, direttore della Galleria Il Punto, risulta fondamentale per la sua carriera artistica,con un sodalizio con l’Archivio tuttora esistente. Importanti personali vengono presentate anche presso la Galleria Stein di Torino, lo Studio Marconi di Milano, la Galleria La Salita di Roma, la Galleria Paludetto di Torino e la Isabella Bortolozzi Gallery di Berlino. Tra le principali mostre si ricordano le due partecipazioni alle Biennali di Venezia del 1976 e del 1993, le personali al Museumfur Moderne Kunst - Palais Lichtenstein di Vienna (1991), al Suthanamet Museo Topkapi di Istanbul (1992, 1996), al Museo Ebraico di Bologna (1995), alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Trento (2000). Le sue opere appartengono alle collezioni permanenti dei più importanti musei nazionali ed internazionali e a numerose collezioni private.

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