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Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Gennaio - ore 22.55

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Irene Grandi, in viaggio da una vita: "Con spontaneità e voglia di sperimentare"

Ieri sera la cantante ha chiuso "Ameglia Storytellers" e con Cds ha parlato del suo progetto con i Pastis, del rapporto con fan e colleghe e di musica: "Mi piacciono Bugo e Levante. Bello collaborare con Loredana Bertè".

Irene Grandi, in viaggio da una vita: "Con spontaneità e voglia di sperimentare"

La Spezia - Dall'Ecuador all'Indonesia, dall'America degli anni Sessanta alla Sicilia, il “Lungoviaggio” di Irene Grandi e dei Pastis ieri sera ha chiuso “Ameglia storytellers” con uno spettacolo calato perfettamente nello spirito della rassegna giunta alla sua seconda edizione. Un racconto interattivo sullo spirito del viaggio, fatto con immagini, suoni, parole ed ovviamente con la voce dell'artista fiorentina, accompagnata dalla creatività e dalle sperimentazioni dei fratelli Marco e Saverio Lanza che hanno suonato, proiettato video ma anche fotografato e reso gli spettatori protagonisti di alcuni dei brani proposti. Dalle hit più celebri della ventennale carriera della cantante come “Bum bum” o “Prima di partire per un lungo viaggio”, alle più recenti e rivisitate “Un vento senza nome” e “Roba bella” o ancora all'emozionante accenno ad “Amazing Grace” sulle fotogrammi in bianco e nero di Martin Luther King.
Il tutto nell'affascinante scenario della Villa Romana di Bocca di Magra che ha ospitato un'esibizione innovativa e sempre in divenire. “Una location bellissima, a contatto con la storia e con il mare – ha raccontato Irene Grandi a CdS dopo l'esibizione – ideale per uno spettacolo nel quale bisogna stare anche concentrati sulle cose che accadono su vari piani. Un evento che nasce dalla voglia di far vedere ciò che è “offline”, di mostrare gli errori e i mille spunti della vita quotidiana che possono diventare musica, poesia e qualcosa di prezioso. Abbiamo voluto cercare la libertà e la spontaneità degli errori – ha aggiunto – facendo anche ritratti delle persone che incontriamo sul nostro cammino e che evocano stupore e sensazioni proprie del viaggio”.

Un progetto che funziona molto bene, nel quale ciascuno mette molto del proprio bagaglio personale, dalle esperienze al talento. Ma da dove è partita l'idea di Irene Grandi & Pastis?
“Pur conoscendoci da tanti anni avendo suonato da ragazzi nei localini di Firenze, io e Saverio abbiamo lavorato insieme in ambito musicale la prima volta in occasione dell'album realizzato con Stefano Bollani. Poi abbiamo iniziato a collaborare per il mio ultimo disco. C'è stata subito grande intesa, mi ha aiutato moltissimo a tirare fuori poesie, cellule musicali e a sistemare diversi pezzi. Lui faceva già una cosa simile con il fratello e quando li ho visti per la prima volta sono rimasta un po' folgorata come chi oggi ci guarda e apprezza quello che facciamo. Per me è stata una cosa nuova e quando mi hanno chiesto di fare un pastisse è venuto subito fuori qualcosa di interessante. Il bello di questo viaggio “on the road” è la sorpresa continua, un percorso che via via si arricchisce di nuove sfumature. Poco prima di iniziare ci siamo resi conto che mancava qualcosa delle mie canzoni, così quando sono stata a Bali ho conosciuto un ragazzo che suonava nei ristoranti, gli ho dato qualche lezione di italiano e mi sono improvvisata regista girando il video con il quale “duetto” nello spettacolo. È stata una giornata memorabile”.

L'idea dello “storytelling” che caratterizza la manifestazione di Ameglia sembra far parte anche del suo modo di comunicare con i fan attraverso Facebook. Un racconto sincero che delinea più gli aspetti personali rispetto a quelli tipici del rapporto fra l'artista ed il proprio pubblico.
“Fino a poco tempo fa avevo molti pregiudizi su questo strumento, ho spesso pensato a Facebook come ad un parente di quelli scomodi. Poi ho trovato un modo di utilizzarlo che poteva essere interessante: mi è piaciuta l'idea di combattere il mio pregiudizio e farlo diventare una sorta di “terapia” impegnandomi a cambiare atteggiamento e a scrivere qualcosa ogni settimana. Le persone che mi seguono sono state contentissime anche per uno dei post che secondo me era fra i più “leggeri”, tutti hanno apprezzato la mia serenità, la semplicità e la felicità della mia vita di tutti i giorni. Mi piace scrivere anche cose più serie ma in fondo sono sempre stata un po' amica della leggerezza, nelle canzoni come nel mio modo di essere. Non c'è la necessità di risultare acuti a tutti costi e un volto struccato in riva al mare trasmette più spontaneità di mille smorfie. È quasi educativo: sii te stesso che va bene così”.

Fra i vari post uno si sofferma sull'interesse per le serie televisive ed in particolare “Mozart in the jungle”, produzione che narra ciò che c'è dietro l'attività della Filarmonica di New York ma di fatto rivela anche il lato meno noto della vita degli artisti.
“L'ho trovato bellino da morire, fin dal titolo. Poi è interessante per come analizza alcuni aspetti del mondo dello spettacolo e della musica che lo spettatore non può cogliere e che invece può scoprire nella serie. Dallo stress dei viaggi agli attriti e all'antipatia fra musicisti ma anche alla grande complicità che può crearsi e che è una cosa sempre bella”.

Grande complicità che per quanto la riguarda è emersa nella recente partecipazione all'ultimo album di Loredana Bertè “Amici non ne ho.. ma amiche si” e al concerto di Viareggio con Nina Zilli e Paola Turci. Che esperienza è stata?
“Ci siamo ritrovate tutte e quattro insieme ed è stato un caso perché lei ci aveva invitate per diverse date ma causalmente ci siamo presentate tutte sullo stesso palco. Mi sono divertita molto e mi ha fatto piacere che ci fossero anche Nina e Paola, è stata una bella esperienza perché bisognerebbe sempre superare le "competizioni" e le altre cavolate che ci bloccano in queste situazioni, è stato tutto spontaneo e autentico. Tutte e quattro abbiamo diverse sfumature stilistiche ma è nata una “magia” al femminile molto particolare. Anche nel disco lei aveva lasciato un sacco di spazio a tutte noi ed era stato molto bello parteciparvi: Loredana ha una sfilza di canzoni belle e di qualità, ha un grosso gusto musicale ed è un'interprete eccellente, quando canta ti spacca il cuore”.

A proposito di canzoni, cosa sta ascoltando in questo periodo?
“L'ultimo disco che ho consumato è stato quello di Michael Kiwanuka, un soulman di quelli autentici con un suono davvero bello, mi è piaciuto da morire. Poi sto ascoltando molto gli Half Moon Run, sono un gruppo canadese con un sound bellissimo, canzoni lente che mi piacciono. In Italia invece apprezzo sempre Bugo, ho rivisto un suo concerto nei mesi scorsi e mi sono divertita moltissimo, dal vivo è veramente bravo e riesce a trasmettermi sempre qualcosa. Poi c'è il fiorentino Marco Parente col quale ogni tanto collaboro mentre mi piace tanto anche Levante, ci siamo incontrate in alcune occasioni, è sempre interessante e curiosa. Tornando alle mie zone ho grandi aspettative per i Beyond the garden, un gruppo giovane che si è aggiudicato anche il Rock Contest, fanno bella musica e ad ottobre dovrebbe uscire il loro primo album”.

Quando bisognerà attendere invece per il suo nuovo laovoro? Ci sono tempi da rispettare o prevale la voglia di sperimentare nuove strade come questa con i Pastis?
“Non ci sto lavorando né ci sto pensando. Credo di essere l'unica artista al mondo che firma contratti discografici mettendo subito in chiaro di voler decidere le uscite con i miei ritmi, non voglio essere troppo legata e non mi faccio troppi problemi se fra un disco e l'altro passa del tempo. Ho fatto tanto e me lo voglio riconoscere, ho scritto molte canzoni che la gente conosce e quindi penso di poter avere la libertà di sperimentare un po' per crescere e lavorare su contenuti nuovi perché fare un album dopo l'altro non aiuta ad assimilare contaminazioni e nuovi messaggi. Oggi ho voglia di sperimentare e di evolvermi e questo progetto con i Pastis è perfetto per trovare nuova linfa e creatività. Con loro stanno venendo fuori nuove idee che stiamo mettendo da parte per altre cose perché vogliamo proseguire questo viaggio anche in inverno. Lo spettacolo piace a noi e alla gente che viene a vederci e questo ci rende felici”.

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