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Il virus ci priva di Carlo Tartarini e la sua pittura informale

di Valerio P. Cremolini

Il virus ci priva di Carlo Tartarini e la sua pittura informale

La Spezia - Avversario implacabile, sfuggente, il Coronavirus dal 20 aprile scorso censisce tra le sue vittime il pittore Carlo Tartarini, mancato all’età di 68 anni. Per anni docente di Discipline Artistiche, da poco in pensione, ha lasciato un ottimo ricordo del servizio scolastico svolto con alta professionalità, in gran parte, presso la Scuola Media “G. di Giona” alle Grazie. Ho conosciuto Tartarini e la sua pittura negli anni Settanta, quando agli esordi, insieme a Fabrizio Mismas, Roberto Prudente, Roberto Sanguinetti e Emilio Voglino, condivideva l’esperienza del Gruppo Arte-Città, che si avvaleva della guida di Ferruccio Battolini, nella cui collezione è presente un’opera del pittore da poco deceduto. Il 18 dicembre 1976 il sodalizio raccolse apprezzamenti nella mostra ospitata nella Galleria Il Timone di Asti, ma il battesimo espositivo di Tartarini risale alla Spezia nel 1975 con la personale alla Galleria Liguria 2000.
Ritengo che l’artista abbia attributo, a ragione, particolare significato al riconoscimento che gli venne tributato nell’ambito della prima edizione della rassegna Giovani Linguaggi dell’Immagine del 1980 promossa dal Comune della Spezia. La commissione giudicatrice, di cui facevo parte, premiò, inoltre, Myriam Brunetti, Maura Jasoni, Beppe Mecconi, Francesco Musante, Roberto Prudente, Aurora Natale e Giuliano Tomaino nella sezione pittura e Fabrizio Mismas, Paolo De Nevi e Gianfranco Del Bello nella scultura. Non sfugge il valore complessivo di questi artisti che con immutata passione hanno caratterizzato la loro vita, assegnando all’arte un ruolo di assoluta centralità.
Tartarini subiva in quel tempo il fascino della materia, esaltata da Alberto Burri e non solo, riconoscendosi tra gli adepti della pittura informale e ponendo alle sue fondamenta la ricchezza di pensiero per cui il quadro si propone come accorata tappa esistenziale.
Richiamo ancora brevemente il cammino espositivo di Tartarini, scandito da mostre non affrettate, frutto di analisi mai banali, menzionando tra le altre le collettive Arte Insieme del 1986 e 1987; le personali al Gabbiano, al Circolo Culturale A. Del Santo del 9 aprile 1994 e nel Palazzo Civico di Sarzana; più recentemente, la bella mostra Convergenze parallele realizzata insieme all’amico-collega Roberto Prudente, inaugurata il 23 novembre 2017 al Liceo Artistico Statale, curata da Enrico Formica. In precedenza, il 20 giugno dello stesso anno, la ricerca del pittore fu accolta nel secondo ciclo del lodevole progetto Generazioni, fortemente sostenuto dall’allora assessore alla Cultura Luca Basile. Nel commentare quell’evento rilevai, non diversamente da quanto scaturì nella giovane rassegna del 1980, come l’incrocio tra i linguaggi alimenti una positiva animazione estetica e l’affermazione di creatività non episodiche, quali quelle dei 23 artisti espositori. Nel dipinto astratto esposto al CAMeC, Frammentazione in rosso, Tartarini ha celebrato la sua predilezione per la cosiddetta poetica dell’azione dove il segno, che gode sulla tela di una superlativa condizione di libertà, rivela nel contempo ritmo e non fugace ordine compositivo. Nell’intelligente testo che accompagna la mostra al LAS, Formica individua “nel meccanismo della ripetizione più o meno lineare dello stesso segno l’acquisizione di una identità precisa, ma enigmatica, in quanto ogni spettatore può decifrarla in termini personali”.
Nell’ottobre 2019 il pittore è tra gli invitati all’omaggio a Renato Birolli, nel sessantesimo della scomparsa, organizzato presso l’Oratorio della Santissima Annunziata di Manarola.
Alle succinte osservazioni sulla vicenda pittorica di Tartarini desidero far seguire qualcosa riguardante la sua persona, traendo spunto dalle occasioni in cui mi sono intrattenuto con lui, incontrandolo alle mostre e in città, non di rado in piazza del Mercato. Alla supponenza faceva prevalere la modestia, il riserbo all’autocelebrazione, i toni misurati della conversazione alle parole urlate. Ne conservo un bel ricordo e, ammirando la tela Bipartizione (1986) che mi è stata donata con sentimenti di sincera amicizia, continuerò ad incontrare il profilo di uno stimato pittore e, soprattutto, di una persona riflessiva, gradevole e, davvero, perbene.

Valerio P. Cremolini

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