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Il teatro oltre la crisi, Cerri: "Adatteremo i linguaggi alle prescrizioni"

Stagione interrotta per Dialma e Impavidi, in tredici in cassa integrazione. Il direttore artistico: "Settore dello spettacolo meno considerato. Punteremo su performance temporanee".

"speriamo in un 2021 a pieno regime"
Il teatro oltre la crisi, Cerri: "Adatteremo i linguaggi alle prescrizioni"

La Spezia - “La speranza è quella di poter ripartire a pieno regime da gennaio 2021, l'obiettivo è quello di riuscire a proporre anche in autunno iniziative e performance che possano rispettare le prescrizioni di sicurezza e allo stesso tempo ridare un po' di continuità all'offerta per il pubblico”. Così Andrea Cerri, presidente dell'associazione Gli Scarti che alla Spezia con il Dialma Ruggiero e a Sarzana con gli Impavidi si è trovata a fare i conti con una stagione teatrale bruscamente interrotta dall'emergenza Coronavirus.

“Il problema grosso è che il Governo non ha ancora accennato misure o interventi particolari per la nostra categoria – afferma – quindi non sappiamo se possiamo pensare a costruire eventi ad hoc sulla base delle disposizioni di sicurezza, né se possiamo almeno ripartire con le attività interna come ad esempio le prove. Non sappiamo ancora cosa si può fare e cosa no e quindi dobbiamo stare fermi. Nonostante tutto – prosegue Cerri – stiamo provando ad immaginare delle soluzioni temporanee con spettacoli costruiti in modo da consentire entrate scaglionate e pubblico e artisti distanziati, saranno più performance che spettacoli veri e propri anche perché il nostro tipo di lavoro si può svolgere solo dal vivo e in compresenza di pubblico e artisti e, soprattutto, non possiamo ospitare grosse produzioni senza la possibilità di riempire la platea e avere una bigliettazione sostenibile”.

“In questo senso – spiega il direttore degli Impavidi – il progetto più avanzato che stiamo portando avanti è quello su “Fisiko”, festival di teatro-danza che si sarebbe dovuto tenere alla Vaccari e stiamo immaginando come una sorta di installazione performativa con diverse 'stazioni' e il pubblico scaglionato, all'aperto, che si muove da una stazione all'altra vedendo la performance dell'artista dietro il plexiglas. Stiamo cercando di riadattare i linguaggi al rispetto delle prescrizioni, ovviamente in un'ottica temporale che ci auguriamo possa essere più breve possibile perché abbiamo un'ottica di teatro molto diversa”.

Un'idea di cultura messa a durissima prova non solo dal punto di vista della produzione e della fruizione ma anche della sostenibilità economica. “Come categoria non abbiamo una prospettiva temporale e protocolli definiti da seguire per avere almeno una riapertura parziale e in sicurezza, in primis anche per noi che ci lavoriamo. Non sappiamo ad esempio come far svolgere le prove agli attori e in questo periodo ne avevamo molte visto che erano pronte diverse nuove produzioni che dovevano debuttare nei festival estivi. Il problema non riguarda solo noi ma anche il cinema, siamo uno dei settori meno considerati anche in assenza di una vera rappresentanza sindacale o politica. Discorso – sottolinea ancora Cerri – che vale anche per gli ammortizzatori sociali. Per i nostri tredici dipendenti abbiamo richiesto la cassa integrazione straordinaria, alcuni collaboratori sono riusciti a prendere i 600 euro rientrando nei parametri per i lavoratori dello spettacolo dal vivo, però ce ne sono anche molti altri, circa una quindicina, che sono rimasti fuori da tutte queste forme di sostegno. Come associazione stiamo cercando di aiutarle ma più va avanti l'emergenza e più diventa difficile”.

“Appena possibile, e in attesa di un ritorno a pieno regime – conclude – riprenderemo con una forma di teatro un po' più strana e curiosa, magari all'aperto con spettacoli itineranti, con artisti della zona per ovviare a possibili limiti negli spostamenti. Le dirette sui social? È un linguaggio che non prendiamo in considerazione perché non può avere il valore dello spettacolo dal vivo. Usiamo questi mezzi per tenerci in contatto con tutti i gruppi laboratoriali che abbiamo, anche per non far sentire soli detenuti, anziani e disabili che ne fanno parte”.

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