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Il parasole della Contessa di Castiglione alla città

Il Comune della Spezia incamera un ritratto di Enrico Fermi ad opera di Anna Capon e una cromolotografia degli acquarelli pompeiani di Geramia Discanno. Oltre al manufatto appartenuto a Virginia Oldoini.

donazione
Virginia Oldoini

La Spezia - Che sia uno degli oggetti immortalati da Pierre-Louis Pierson in uno dei suoi numerosissimi ritratti della contessa? Possibile, magari il quesito sarà oggetto di una successiva ricerca. Di certo si sa che uno dei parasole appartenuti a Virginia Oldoini, la spezzina che diventò l'amante di Napoleone III e una delle donne più ricercate e invidiate della Parigi della seconda metà dell'Ottocento, appartiene ora alla città della Spezia. E' stato donato da un privato nelle scorse settimane insieme ad alcune opere d'arte di pregio che saranno presto esposte nei musei cittadini. Il prezioso parasole in particolare, in seta e avorio, risulta essere di manifattura francese del XIX secolo e sarà destinato alla collezione del Museo Civico "Giovanni Podenzana" che raccoglie già altri oggetti appartenuti alla Contessa di Castiglione.
Contestualmente un'altra donazione porta nelle disponibilità del Comune della Spezia un ritratto a silhouette di Enrico Fermi eseguito da Anna Capon (1906-1991), di cui Fermi aveva sposato la sorella Laura. Si tratta di un'opera di piccolo formato datata 1926 e firmata, raro esempio di questa artista che aveva aderito al Futurismo. L'opera è destinata quindi al CAMeC. Nella stessa donazione anche un Pompei, Casa dei Vetti, edizione in grande formato a cura della cromolitografia De Luca e Bardelloni degli acquerelli (quindici tavole) eseguiti allo scadere del XIX secolo da Geremia Discanno (1839-1907). In entrambe le donazioni prezioso il lavoro di consulenza di Andrea Marmori.

La donazione consta di quindici tavole di acquerelli eseguiti allo scadere del XIX secolo da Geremia Discanno (1839-1907) dal titolo Pompei, Casa dei Vetti, in edizione di grande formato a cura della cromolitografia De Luca e Bardelloni, del ritratto a silhouette di Enrico Fermi, eseguito da Anna Capon (1906-1991), opera di piccolo formato datata 1926 e firmata, raro esempio di questa artista che ha aderito con convinzione al Futurismo, e una manifattura francese della seconda metà del XIX secolo, un parasole, seta e avorio, oggetto appartenuto a Virginia Oldoini, contessa di Castiglione. L'opera di Capon sarà destinata al nucleo delle opere del Camec rafforzandone la sezione dedicata al movimento futurista, mentre il parasole andrà al Museo Civico "Giovanni Podenzana" dove sono custoditi altri oggetti riferiti alla contessa di Castiglione. In particolare, sulla contessa di Castiglione, l'Amministrazione sta allestendo una mostra di tutto il suo patrimonio alla Palazzina delle Arti, con lo scopo di mostrare la nuova acquisizione e i reperti storici delle Collezioni, nel solco del ricordo di questa straordinaria figura che con estro e intelligente abilità ha lasciato perenne memoria di sé nella storia, quasi fosse un'orma indelebile. L'allestimento vuole restituire l'ambiente di vita della contessa, mostrare i suoi mobili, i suoi oggetti, illustrandone i luoghi amati, grazie anche ai dipinti di Agostino Fossati. Saranno esposti i gioielli e gli abiti sfarzosi accompagnavano le sue uscite mondane, le numerose fotografie e i ritratti che la raffigurano in costumi appositamente ideati e realizzati per balli e feste: ispirandosi al teatro, alla letteratura e alla lirica, Virginia apparve nei panni della regina d'Etruria, di Beatrice, Rachele e Medea, della Madonna, di Anna Bolena, di Lady Macbeth. Virginia Oldoni, contessa di Castiglione, era e resta una figura "divina", in vita ammalia l'Europa intera per quella sua straordinaria avvenenza – "statua di carne" la definì senza mezze misura Paolina di Metternich – e in seguito vive nella leggenda che lei stessa aveva contribuito a creare e ad alimentare. Con acuta abilità sa propagandare la sua immagine, si lascia fotografare in pose estenuate e in ritratti superbi, dove spesso sfoggia toilette di fulgida eleganza, programmando in qualche modo la propria eterna permanenza nel mito che le sopravvive grazie ad una pervicacia che sgomenta, un'intenzione comunicativa che pare appartenere in realtà all'epoca mediatica. Il suo mito alla Spezia sopravvive grazie anche a numerosi memorie e cimeli che sono conservati nelle Collezioni civiche, che ora si vanno ad arricchire del dono che la signora Maria Antonietta Boggia Contri insieme alle figlie Alessandra e Federica ha voluto fare alla città: un parasole in seta e avorio di elegante fattura, un oggetto appartenuto proprio alla Castiglione che ne fece direttamente e personalmente dono alla famiglia Contri.

Questa importante acquisizione va a incrementare il nucleo di oggetti riferiti alla divina contessa, come si diceva, conservati al Museo Etnografico, alla Biblioteca Mazzini e alla Mediateca Regionale Ligure, dove sono il giacchino in velluto e oro da lei sfoggiato, sue intense e sensitive lettere e corrispondenza di rapida scrittura, testimonianze fotografiche, tra cui il ritratto della contessa di Castiglione in abito da lutto eseguito da Alessio Robatel, da un negativo di Pierre-Louis Pierson, e ancora l'Album per cartes de visite dove sono disposti trecentodieci biglietti da visita ordinati per luogo. Benché la prima pagina rechi un cartellino vergato a mano con la scritta "Biglietti da visita raccolti dalla contessa Virginia Verasis di Castiglione..." nell'album trovano luogo i biglietti da visita del padre di Nicchia, lo spezzino Filippo Oldoini. Molti i nomi illustri presenti nell'album, alcuni ben noti agli storiografi della contessa: il principe Poniatowski, il marchese Villamarina, Orloff, Biletta, Tascher de la Pagerie, la Duchessa di Galliera.

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