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Il mito della femme fatale tema della conferenza dell'Alliance Française

OGGI ALLE 17
Il mito della femme fatale tema della conferenza dell'Alliance Française

La Spezia - Chi sono le “Tre Grandi” della  Belle Époque, su cui argomenterà questo pomeriggi, alle 17, al Liceo Classico “L.Costa” la professoressa Rina Gambini nella conferenza promossa da Alliance Française e da “Il Porticciolo”?. Ecco i loro nomi: Carolina Otero (1868-1965), Liane de Pougy (1869-1950) ed Émilienne d’Alençon (1870-1945). La prima delle “Trois Grâces” è la più nota, ma tutte hanno biografie per certi aspetti sopra le righe. “Verso la fine dell’Ottocento - ci anticipa la relatrice - nasceva il mito della femme fatale, affascinante, altera e sensuale. Di solito aveva occhi e capelli nerissimi, corpo sinuoso, labbra carnose, sguardo magnetico, una straordinaria bellezza, vistosa e aggressiva ed un grande potere seduttivo. Era perversa, crudele e spregiudicata, la personificazione stessa della sessualità, l’emblema dell’amore carnale, della passione e dell’istinto”.

In tale spensierato contesto la ribalta parigina è propizia alle tre regine dei palcoscenici, animati dalle loro esibizioni di abili ballerine, che non disdegnavano atteggiamenti provocanti. Non ebbero difficoltà ad avere al loro fianco nobili e uomini ricchi. Loro stesse accumularono importanti ricchezze, in seguito dissipate. Efficace per comprendere i loro profili esistenziali è quanto scrive Isabella Iagrosso, nel richiamare la piccante affermazione di Emilienne d’Alençon: “Dormi con un borghese e sei una puttana, dormi con un re e sei una favorita”. Ancor più precisa è la giovane studiosa nel riferire le criticità incontrate dalle tre star della Belle Époque,. “Carolina Otero, che il mondo conoscerà come la Bella Otero, venne cacciata di casa dopo aver subito violenza sessuale, Liane de Pougy passò due anni di inferno come sposa-bambina di un marito violento,  per questo divorziò facendo scandalo. La bella Emilienne non ebbe più fortuna delle altre nella sua infanzia. Figlia di una portinaia, mal sopportando la sua condizione, scappò con un violinista zingaro”.

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