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Il centro del potere della vecchia Spezia: "Le tracce ancora sotto la piazza"

Quando Piazza Beverini era il centro amministrativo della città, dalle ruspe alle bombe fino al grattacielo. L'architetto Golinelli: "Nel 1900 c'erano ancora le celle con le scritte dei rinchiusi".

"spezia: le origini e la storia"
Il centro del potere della vecchia Spezia: "Le tracce ancora sotto la piazza"

La Spezia - Sotto la prima fila di parcheggi lato grattacielo in Piazza Beverini. Scavando forse un metro e mezzo si dovrebbero trovare tracce dell'antico Palazzo della Curia, il centro del potere politico e giudiziario della Spezia a partire dal Trecento. Ne è convinto Marco Golinelli, architetto e animatore della Società Storica Spezzina, che ieri ha condotto un excursus su questo tema sulla pagina social Spezia: le origini e la storia. Quarto appuntamento con la divulgazione storica sulle fasi meno conosciute del passato della città, che ha toccato in queste settimane anche le prime attestazioni scritte della città, il ponte romano/medievale lungo l'attuale Corso Cavour e la figura di Niccolò Fieschi.

"E' nel 1900, quando si dà l'avvio alla costruzione del nuovo palazzo comunale, che vengono portate alla luce le colonne della vecchia Curia - spiega Golinelli -. Una costruzione medievale di grande significato perché rappresenta il passaggio della città a sede della Podesteria nel 1348. Il cantiere previde l'abbattimento dell'edificio in cui per secoli aveva vissuto il capitano cittadino, un fabbricato che risaliva alla fine del Quattrocento nel suo impianto e che, dopo diverse trasformazioni, si presentava con un aspetto seicentesco. Veniva ormai considerato troppo piccolo per una città in espansione e al suo posto venne progettato, dall'architetto Farina e dall'ingegnere Balagioli, un nuovo edificio da costruire al suo posto".
Il porticato ritrovato scavando sotto la piazza non passò inosservato al solito Ubaldo Mazzini, che volle farne misurazioni e rilievi e grazie al quale oggi possiamo avere un'idea di come apparisse. Così scriveva: “Era un misurante metri 16 per 7.50. Aveva lungo la fronte che guardava la piazza, un loggiato al piano terreno profondo circa 3.5 metri, aperto da lato di levante (verso via del Prione, ndr) e chiuso dal lato opposto. Lungo il quale all'interno correva una banchina di muratura con la sua copertina di lastra d'ardesia che fu ritrovata intatta ad un metro sotto l'attuale livello della piazza. Aveva quattro arcate in mattoni a tutto sesto sorrette da quattro pilastri fasciati di pietra arenaria e da tre colonne, due delle quali ritrovate incastrate nel muro”.

Ad un passo dal Duomo di Santa Maria, luogo simbolo del potere religioso, era dunque il luogo simbolo di quello laico. Il centro locale del potere della Repubblica di Genova che governava il territorio tra Punta Corvo e Framura (in pratica l'attuale provincia) tramite un Capitano e accanto ad una Podesteria locale, con "ampia giurisdizione" sugli aspetti giudiziari. "Il palazzo originario doveva avere una torre verso Via delle Prigioni e Via del Prione - ricostruisce Golinelli -. Una torre che si rivelò spesso poco stabile e che quindi venne ricostruita sul lato arsenale. Rimase successivamente inglobata nel fabbricato seicentesco fino alla demolizione di questo. Nei suoi sopralluoghi il Mazzini trova una stanza al quarto piano che fungeva da prigione. Sui muri della cella, nei primi del Novecento, si trovavano ancora le scritte incise secoli prima dai rinchiusi".
Mazzini annoterà tutto, poi sarebbero arrivate le demolizioni. Il nuovo palazzo municipale, finito nel 1907 e chiamato Palazzo Cenere per via del colore, distrutto dalle bombe nella Seconda Guerra Mondiale. La piazza ripensata allora nel 1953 con un vuoto al centro e gli edifici moderni tuttora esistenti, che ne hanno snaturato la natura e la stratificazione storica largamente dimenticata. Una delle colonne della vecchia Curia sarà ritrovata abbandonata nel deposito della nettezza urbana che sorgeva negli anni Novanta sul terreno dell'ex Convento delle Clarisse, a sua volta distrutto durante la guerra. Un disprezzo per il passato che indigna gli storici. "E' molto difficile che le amministrazioni finanzino scavi e ricerche di questo tipo - conclude Golinelli -. Se la volontà popolare spingesse perché la Spezia ritrovi le sue origini, anche le amministrazioni potrebbero cambiare idea su questo tema. Io credo che sarebbe funzionale al turismo. La città è lanciata in questo settore, ma potrebbe avere qualcosa in più nel definirsi come città antica. Il castello di San Giorgio, valorizzato negli ultimi anni, fino a poco tempo fa era un rudere che conoscevano solo gli abitanti dei colli e ora è un museo visitato".

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