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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Agosto - ore 10.35

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Il Senso della Meraviglia invade il museo Entografico

Gli studi sull’altare della chiesa di San Martino presentati da Mara Borzone.

Il Senso della Meraviglia invade il museo Entografico

La Spezia - Sarà presentato da Valerio Cremolini alla presenza degli autori venerdì 26 maggio alle 17 nella sala del Carpenino al piano terra del Museo Civico Etnografico ‘Giovanni Podenzana” uno degli ultimi studi ed il conseguente volume della nota storica dell’arte Mara Borzone. La ricerca, portata avanti in Val d’Aosta insieme al restauratore Piermauro Reboulaz, si incentra su di un imponente macchina d’altare presente nella chiesa di San Martino ad Antagnod.
L’evento realizzato con la collaborazione della delegazione FAI della Spezia si ricollega alla mostra "Antiche case della Valsesia. Frammenti da un passato quotidiano", tenutasi presso il Museo Etnografico da ottobre a dicembre 2016, in quanto l’autore dell’altare era valsesiano, precisamente di Campertogno. Inoltre, esso prelude alla visita della delegazione spezzina alla delegazione FAI di Novara prevista per il prossimo autunno, occasione durante la quale un pezzo del nostro territorio sarà messo in mostra grazie all’opera dell’artista Igo Salvadori. Si ricorda che l’evento è a ingresso gratuito.

Lo studio - Nel 1716, veniva consacrato l'altare maggiore della chiesa di S. Martino ad Antagnod (Ayas, Aosta): il volume presentato ne ricostruisce la storia grazie ai documenti dell'Archivio Parrocchiale e a studi precedenti. La sua forma attuale deriva da una serie di interventi durati cinque secoli: all'inizio del XVI secolo gli abitanti di Ayas acquistarono (o, forse, ricevettero in dono) un flügelaltar, ossia un altare con gli sportelli, formato da una cassa che conteneva cinque statue in legno di tiglio colorate e dorate. Poco prima del 1701 il flügelaltar fu smontato e le cinque sculture riposizionate in un grandioso retablo barocco diviso in tre ordini e completato da un fastigio. Il retablo, iniziato forse nel 1708 e consegnato nel 1713, è opera di Giuseppe Gilardi da Campertogno in Valsesia. Nel 1831 il parroco Dandrès, autore del rifacimento della chiesa, conferì a Carlo Del Ponte e a Giacomo Badarelli, di Campertogno, l'incarico di argentare le nubi, costruire due nuovi gradini, marmorizzare le basi delle sculture, sostituire i pezzi mancanti e riprendere i colori delle sculture. Nel 1857 Del Ponte realizzò anche il tabernacolo girevole e i quattro bassorilievi che lo affiancano; nel 1887, infine, Giovanni Comoletti scolpì sui due gradini dell'altare il Tantum ergo in caratteri neogotici, secondo la tendenza di cui fu maestro indiscusso in Piemonte e Valle d'Aosta. L'altare di Antagnod, per la complessità, la qualità e lo stato di conservazione, è una delle espressioni del barocco più alte non solo in Val d'Aosta, ma anche in Piemonte e Savoia.
Il restauro dell'altar maggiore di Antagnod è stato effettuato da Piermauro Reboulaz tra il 2009 e il 2011. L'altare presentava forti depositi di polvere e sporco; complessivamente in ordine grazie all'ottima esecuzione e senza cedimenti significativi, presentava fessurazioni e allentamenti nelle decorazioni, difetti nell'ancoraggio degli elementi applicati, passerelle instabili nel retro, e lesioni strutturali nella zona inferiore. La pellicola pittorica aveva ritocchi e ridipinture e la gessatura del legno presentava sollevamenti. Non è stato possibile recuperare la cromia antica, ma, grazie alla pulitura, il complesso ha riacquistato luminosità. Nel secondo e nel terzo ordine è stata consolidata, pulita e stuccata la lamina dorata, e sono state sostituite le passerelle e i rinforzi; nel primo ordine la struttura è stata sollevata completamente per recuperare l'orizzontalità, ed è stato messo in opera un appoggio di sostegno. Il restauro ha permesso di individuare dati utili per la lettura dell'altare: grazie ai simboli a matita sul retro è possibile stabilire che l'altare fu costruito in altro locale, quindi montato; lo zoccolo inferiore ha solo funzione di mascheratura e non di sostegno; le cassaforme di base del primo e del secondo ordine sono sorrette da travi, i timpani sono in "legno lamellare" simile a quello attuale e la gessatura è stata applicata a pennello a tutta la struttura e agli intagli.

Gli autori - Mara Borzone (1951), dopo la maturità classica alla Spezia si è laureata in Lettere (indirizzo storia dell’arte) a Genova nel ‘74 e diplomata alla Scuola di Perfezionamento in Storia dell’Arte e Archeologia nel ’78. Dal ’76 al 2009 ha insegnato storia dell’arte in istituti superiori di Genova, Chiavari e La Spezia. Ha curato mostre, eventi, convegni e pubblicazioni; dall’84 scrive per la rivista Juliet (Trieste), presenta mostre e artisti, è la critica della galleria Il Gabbiano della Spezia, specializzata in Fluxus e Poesia Visiva. Ha insegnato in corsi di formazione e aggiornamento per docenti, ha curato la Collezione d’Arte Contemporanea della Prefettura della Spezia (cat. 2010), dal 2002 tiene corsi all’Università Popolare della Spezia e dal 2004 al 2007 è stata assistente alla direzione artistica del CAMeC (La Spezia), sotto la direzione di Bruno Corà.
Piermauro Reboulaz (1966), diploma professionale di Mobiliere Ebanista, si è specializzato in Restauro delle opere d'arte in legno presso la scuola dell'ex Monastero della Trinità di Botticino (Brescia). Vive e opera principalmente in Valle d'Aosta, ha effettuato campagne di restauro ed interventi su beni storico-artistici della Basilicata, nelle province di Brescia e Trento, nel centro storico di Genova. Dal 1989 scrive a firma PmReb per il giornale delle sezioni valdostane del CAI Montagnes Valdôtaines, mentre articoli di restauro sono apparsi sul Bollettino della Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali della Regione Valle d'Aosta e sulla rivista Kermes.

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