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Il Bollettino della Vittoria e i tanti significati della Grande Guerra

di Alberto Scaramuccia

la targa compie cent'anni
Il Bollettino della Vittoria e i tanti significati della Grande Guerra

La Spezia - Sul muro dell’Ammiragliato in via Chiodo c’è la targa in bronzo che riporta il Bollettino della Vittoria che annunziava la fine della prima guerra mondiale e la sconfitta dell’Austria le cui forze “risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza”. Quel documento fu apposto giusto oggi un secolo fa. Lo realizzarono con il bronzo fuso dei cannoni catturati e per le cronache del tempo l’inaugurazione, avvenuta a due anni dalla fine del conflitto, fu cerimonia molto partecipata. Commenti del genere sono sempre di parte ma nelle elezioni comunali svoltesi in quei giorni per i socialisti fu batosta, dalla Spezia a Portovenere, a Monterosso. Dire dell’evento oggi non suoni retorico, si vuole solo ricordare ciò che avvenne da queste parti cento anni fa.

La città aveva accolto l’entrata nel conflitto con sentimenti diversi, tanti non la pensavano così. La guerra, almeno all’inizio, fu guerra d‘aggressione che espose al pericolo soprattutto i contadini che in trincea pensavano ai loro campi. Però, con Caporetto il carattere dello scontro mutò radicalmente perché dopo quella rovinosa ritirata ci si dovette difendere il più strenuamente possibile. È per questo che sono convinto che a festeggiare davanti alla targa ci andarono anche quelli che per più motivazioni erano stati contrari a quell’impresa. Ci andarono perché erano stati sull’orlo del baratro: non vi erano caduti per lo sforzo di una solidarietà collettiva che aveva superato le divisioni ritrovando nell’unità una forza che non esisteva prima.

Oggi, dopo cento anni, sulla Grande Guerra si esprimono giudizi differenti, ma il compito di chi cerca di ricostruire il passato è innanzitutto quello di capire quella che era la mentalità corrente nei periodi su cui s’indaga per esprimere eventualmente il proprio giudizio valoriale in un momento successivo. La disastrosa rotta che si verificò a fine ottobre 1917 compattò un fronte interno fino a quel momento frammentato, diviso e contrapposto. In quel momento tutti capirono il rischio, una consapevolezza che fece superare i contrasti ed i dissidi che non erano pochi.

Al di là di quanto attesta la stampa, sono convinto che alla scopertura della targa andarono molti: chi aveva manifestato nelle piazze per l’intervento e chi era sceso in campo con motivazioni opposte. Assistono alla cerimonia per ricordare un’unità che in qualche modo s’era compiuta: non per miracolo ma nella consapevolezza che in certe situazioni le differenze si lasciano da parte per trovare ciò che accomuna anche se è poco.
Una lezione che è valida anche oggi.

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