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I Mercoledì del Camec: spazio a Beardsley, l'enfant terrible dell'Art Nouveau

I Mercoledì del Camec: spazio a Beardsley, l'enfant terrible dell'Art Nouveau

La Spezia - Il prossimo Mercoledì del Camec, in programma il 20 febbraio alle 17, offre una preziosissima occasione di approfondimento della figura di Aubrey Beardsley (1872-1898), ‘folgorante meteora’ dell’illustrazione inglese della fin-de-siècle, morto prematuramente a soli 25 anni.

Sarà presente infatti il prof. Giuseppe Virelli dell’Università di Bologna, autore del saggio Aubrey Beardsley. L’Enfant terrible dell’Art Nouveau, approfondita disamina della straordinaria ancorché brevissima attività artistica dell’autore britannico.
La monografia prende in esame l'intero corpus di opere del giovane Beardsley suddividendola in tre momenti principali: il primo comprende il periodo dalla sua prima formazione presso la scuola Preraffaellita e a quella di Burne-Jones, sino a quello di una sua rapida emancipazione in favore di uno stile più autonomo, frutto di una personalissima reinterpretazione sia dall'arte giapponese, sia di quella degli artisti più all'avanguardia operanti oltremanica (Gauguin, Toulouse-Lautrec, Valotton, Denis ecc.); il secondo momento, invece, riguarda gli anni centrali dell'attività in cui egli imprime una forte accelerazione al suo stile verso una sintesi sempre più spinta delle immagini, dal tratto rivoluzionario rispetto alla grafica corrente, incentrato esclusivamente sulla stesura à plat delle macchie d'inchiostro e sull'utilizzo di sottilissime linee di contorno che descrivono delle figure fitomorfe e zoomorfe totalmente astratte; infine, il terzo periodo riguardante i lavori del biennio 1895-96, la maggior parte dei quali ispirati a un repertorio figurativo settecentesco rivisitato in chiave moderna, per i quali Beardsley elabora una nuova tecnica compositiva basata su un fine puntinismo che gli permette di semplificare e di spogliare le immagini da ogni dettaglio aneddotico restituendoci così delle leggere ed elegantissime silhouette. Solo poco prima della morte interviene uno dei pochi cambiamenti del suo stile: è questo "l'autunno dell'autunno", ossia la fine di una attività artistica folgorante, svoltasi nel giro di appena cinque anni e che ha rappresentato una delle punte più avanzate delle ricerche artistiche svoltosi nell'ambito delle arti grafiche negli anni novanta dell'Ottocento.

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