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Fondazione, i miti del cinema e della musica negli scatti di Feinstein

Inaugura sabato alle 18.30 la retrospettiva sul fotografo che più di ogni altro sapeva catturare l'essenza dei vip di Hollywood e del jet set degli anni Sessanta e Settanta.

Fondazione, i miti del cinema e della musica negli scatti di Feinstein

La Spezia - La Fondazione chiude il cerchio in tre mosse. Dopo "David Bowie & Masayoshi Sukita: Heroes" e “Astrid Kirchherr with the Beatles” l'ente di Via Chiodo propone la terza mostra di grande fotografia collegata al mondo dei miti della musica e dello spettacolo. Si tratta di “Barry Feinstein. A Retrospective”, un'esposizione da non perdere, capace di ripercorrere in maniera assolutamente originale il periodo d'oro di Hollywood e quello della musica americana degli anni Sessanta e Settanta.
"In questi scatti Feinstein racconta la cultura popolare del Novecento meglio di chiunque altro - ha spiegato Maurizio Guidoni, curatore della mostra per Ono Arte Contemporanea -. D'altronde voleva essere intimo con le persone con cui lavorava per poterne cogliere l'essenza. E' esplicativo l'episodio in cui, appresa la notizia della morte di Marilyn Monroe, si recò a casa sua e fotografò le medicine che quel giorno si trovavano nel bagno. Quella fu solo una delle morti che portarono alla fine dei maggiori fasti di Hollywood, epilogo che il fotografo americano documentò con un'ottica del tutto particolare, simboleggiata dall'immagine della scritta sul Monte Lee vista da dietro (entrambe le fotografie sono presenti nella mostra, Ndr)".

La mostra inaugura domani, sabato 13 aprile, alle 18.30 negli spazi espositivi della Fondazione all'interno dei quali era presente oggi il fotografo Jesse Blatt, rappresentante dell'Archivio Barry Feinstein, che si è detto molto soddisfatto della riuscita dell'iniziativa: "Finalmente ci è stata proposta una retrospettiva su di lui, con la possibilità di esporre tutta la sua opera. Feinstein - ha ricordato Blatt - non voleva solamente scattare foto. Per esempio, una volta l'agente di Bob Dylan aveva disposto il trasferimento di una Rolls Royce da Los Angeles a New York e lui si offrì di accompagnare lo stesso Bob Dylan nell'attraversamento del Paese. In quei giorni Barry non scattò nemmeno una foto: per lui era l'occasione di creare un rapporto più stretto con l'artista, avendo così in seguito la possibilità di lavorare con lui in modo diverso".
"Questa mostra - ha aggiunto il presidente uscente della Fondazione, Matteo Melley - costituisce un ulteriore tassello del percorso di conoscenza della fotografia iniziato da Fondazione Carispezia nel 2015 volto, da una parte, a valorizzare il linguaggio fotografico come mezzo privilegiato per raccontare l’attualità e la realtà odierna di altri paesi – dalle personali di Hrair Sarkissian e Jodi Bieber alle esposizioni dei fotografi contemporanei giapponesi e degli esponenti della storica agenzia Magnum Photos – e, dall’altra, a far emergere temi e passioni che accomunano generazioni differenti, coinvolgendo un pubblico trasversale. Dopo le mostre omaggio a David Bowie, Walter Bonatti e Beatles, siamo infatti lieti di ospitare per la prima volta in Italia questa esposizione che ripercorre la carriera di uno dei principali cronisti della cultura popolare, Barry Feinstein, che ha ritratto, nell’arco di sessant’anni di attività, alcuni dei più grandi nomi di Hollywood degli anni ’50 e i più iconici musicisti rock e pop degli anni ’60 e ’70. Le immagini presenti in mostra saranno così immediatamente riconoscibili per alcuni – forse anche ricordo di un periodo intenso – e per altri scoperta di un’epoca fondamentale che ha cambiato per sempre la società e la cultura contemporanee".
Ulteriore valore aggiunto dell'esposizione, in cui compaiono anche le immagini della cover dell'album Beggars banquet, dei Rolling Stones, è la scelta di stampare le fotografie rivolgendosi al collaboratore storico di Feinstein, come ha fatto notare Benedetta Marietti, consulente culturale della Fondazione.

I 45 scatti in esposizione, in bianco e nero e a colori, sono dedicati ai principali protagonisti della cultura cinematografica e musicale americana di quegli anni: da Marlene Dietrich a Bob Dylan, da Janis Joplin a Steve McQueen, da Aretha Franklin a George Harrison, da Marlon Brando a Eric Clapton.
Le fotografie in mostra, a cura di Ono Arte Contemporanea e The J. Blatt Agency LLC, New York, sono state selezionate con l’aiuto di Judith Jamison, vedova di Feinstein ed esecutrice del Barry Feinstein Estate. Tutti gli scatti, alcuni dei quali restaurati in occasione di questa esposizione, sono stati stampati da Pete Mauney, storico collaboratore di Feinstein.

Barry Feinstein nasce a Philadelphia nel 1931. Approda all’arte fotografica diventando prima assistente di Ike Vern, fotografo di Life, e in seguito, dal 1955 al 1957, lavorando come assistente di camera per la Louis Kellman Productions. Dal 1957 al 1960 si dedica alla cinematografia: viene assunto come stagista di produzione dalla Columbia Pictures e lavora su importanti set come L’ultimo urrà di John Ford con Spencer Tracy, Operazione Mad Ball con Jack Lemmon e Ernie Kovacs, e Pal Joey con Frank Sinatra, Rita Hayworth e Kim Novak. In un secondo momento passa alle produzioni europee per la Morningside Productions.
Dal 1960 torna negli Stati Uniti dove inizia la carriera come fotografo freelance, ritraendo personalità come Marlene Dietrich, Elizabeth Taylor, Frank Sinatra, Steve McQueen, Marilyn Monroe e Clark Gable, i presidenti degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e Richard Nixon, e musicisti del calibro di Eric Clapton, George Harrison, Janis Joplin, B.B King, Aretha Franklin, Barbra Streisand.
In questo periodo inizia una costante attività di reportage e viene chiamato da Cornell Capa, fratello di Robert, per collaborare con la famosa agenzia Magnum Photos.
Nel 1966 segue la tournée europea del maggior cantore di quegli anni febbrili: Bob Dylan, di cui diventa il fotografo ufficiale per undici anni.
Nel corso della sua carriera Feinstein ha realizzato oltre 500 leggendarie copertine di album tra cui Pearl di Janis Joplin, The Times They Are a-Changin’ di Bob Dylan, All Things Must Pass di George Harrison, Beggars Banquet dei The Rolling Stones e Ringo di Ringo Starr. Ha inoltre documentato il leggendario Monterey Pop Festival del 1967, girato il film You Are What You Eat e fotografato il Concert for Bangladesh al Madison Square Garden nel 1971.
Scomparso nel 2011 nella sua casa di Woodstock, dove viveva ormai da molti anni con la moglie e artista Judith Jamison, Feinstein ci ha tramandato uno straordinario archivio fotografico, pronto oggi a riemergere all’attenzione del grande pubblico per la sua importanza non solo culturale, ma anche storica e sociale.
Numerosi sono i libri a lui dedicati e molte le riviste che si sono avvalse della sua collaborazione artistica, da Time a Life, da GQ a Rolling Stone, fino al New York Times. Il suo lavoro è stato esposto nei più importati musei e gallerie internazionali.
La mostra “Barry Feinstein. A Retrospective” è accompagnata da un omonimo catalogo disponibile al bookshop della mostra.

Per restare in contatto e condividere l’esperienza della visita alla mostra:
Hashtag mostra: #BarryFeinstein
Facebook: www.facebook.com/FondazioneCarispezia
Instagram: @Fondazione_Carispezia

Date:
dal 14 aprile - 30 giugno 2019
Inaugurazione:
sabato 13 aprile 2019, ore 18.30
Orari di apertura:
dal lunedì al venerdì 10.00 - 13.00 e 16.00 - 20.00
sabato e domenica 10.00 - 20.00
Ingresso: gratuito

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