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Ultimo aggiornamento: Domenica 19 Novembre - ore 22.00

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Fieri e straziati, i cavalli di Gustavo Aceves e il loro messaggio umano

Questo pomeriggio alle 18.30 inaugura a Porto Lotti l'installazione dell'artista messicano, che racconta le migrazioni in maniera visionaria ed emozionante. Una installazione che fa parte di Lapidarium, progetto di respiro mondiale.

Fieri e straziati, i cavalli di Gustavo Aceves e il loro messaggio umano

La Spezia - Talvolta il linguaggio dell'arte contemporanea è complesso, ermetico. Non è il caso delle opere di Gustavo Aceves che per un mese saranno esposte a Porto Lotti. I suoi cavalli straziati e tristi, ma al contempo fieri e potenti comunicano immediatamente all'osservatore il senso più profondo del messaggio che l'artista messicano, trapiantato in Versilia, ha voluto veicolare con Lapidarium, il progetto di mostra itinerante che, prima e dopo destinazioni di assoluto rilievo a livello mondiale, approda anche sulle rive del golfo.
Un lavoro straordinariamente emozionante, visionario, con il quale Aceves, pittore di formazione, ha iniziato a trattare il tema delle migrazioni dei popoli a partire dal 2008, quando ancora il fenomeno non era diventato argomento quotidiano dell'agenda politica, economica e sociale italiana ed europea.
Sono i cavalli, issati sugli scheletri di barche o collocati su piantane di pietra, il simbolo nel quale Aceves ha deciso di incarnare le difficoltà, i dolori, i difetti e le speranze di quelle migrazioni che oggi fanno tanto discutere. La ricerca della simbologia ha portato l'artista a scegliere come modello i cavalli ellenistici della quadriga di San Marco, a Venezia, che hanno alle spalle, a loro volta, secoli di migrazioni. Da Corinto, dove vennero collocati in epoca classica, vennero portati a Roma, dove rimasero prima che Costantino li trasferisse nella attuale Istanbul. I veneziani li vollero per abbellire la Serenissima e Napoleone per la Parigi imperiale. Il ritorno a Venezia avvenne ad opera degli Asburgo, dopo il trattato di Vienna e finalmente i quattro cavalli trovarono la loro destinazione finale. Una storia nella storia, dunque, che arricchisce di significato la plasticità prorompente delle sculture di Aceves ricche di simbologie che richiamano la cultura messicana e quella africana, coinvolte come non mai nel dibattito sul fenomeno migratorio.

La mostra, presentata questa mattina (leggi qui), inaugura questo pomeriggio alle 18.30 e sarà visitabile gratuitamente per un mese. Il consiglio, ovviamente, è quello di andarla a vedere.

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