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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 17 Ottobre - ore 10.12

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Fernweh, l'autoproduzione sarzanese che piace a Berlino

Il trio di musica elettronica racconta a CdS il progetto presentato di recente anche all'estero e l'album omonimo appena pubblicato: "Un qualsiasi spunto è una nuova tappa del percorso da seguire".

Stasera a Parallelamente
Fernweh, l'autoproduzione sarzanese che piace a Berlino

La Spezia - Hanno un nome tedesco, sono reduci da un tour che li ha portati in Germania, Austria e Slovenia ma arrivano da Sarzana. Qui stasera si esibiranno nuovamente per presentare il loro album omonimo all'interno di Parallelamente (Torrione Genovese alle 21.30, ingresso gratuito). Sono i Fernweh, trio composto dai giovani Emiliano Bagnato, Lorenzo Cosci e Daniel Leix Palumbo, che nel giro di pochi anni hanno dato vita ad un progetto fatto di macchine e strumenti, pieno di suggestioni cinematografiche, atmosfere elettroniche minimali e richiami noise. Un suono che unisce i diversi background musicali dei singoli componenti e che in studio come dal vivo o nell'adattamento per video e installazioni artistiche, conserva qualità e personalità. Un'esperienza che i Fernweh hanno raccontato così a CdS.

In poco più di un mese avete pubblicato il vostro album e siete stati protagonisti di un tour europeo, come state vivendo questo momento?
"Siamo molto soddisfatti chiaramente, sia l'organizzazione del tour che l'intera produzione dell'album sono stati frutto della sola nostra fatica (in quanto il nostro è un progetto del tutto autoprodotto) ed è perciò molto gratificante per noi vedere che tutto stia andando per il verso giusto, i riscontri sono stati finora molto positivi. L'uscita dell'album era nei nostri piani ormai da un anno e abbiamo voluto aspettare il momento giusto per poterlo annunciare in combinazione con un tour all'estero, un'esperienza a cui da tempo aspiravamo. Siamo perciò contenti, ma sicuramente non "sazi": vogliamo continuare sulla nostra strada e fare in modo che queste esperienze si propongano il più sovente possibile, cercando di migliorare in tutti quei particolari in cui abbiamo peccato data la nostra giustificata inesperienza".

I cinque pezzi di “Fernweh” racchiudono atmosfere e stili diversi, cosa ha influenzato maggiormente la vostra produzione e che peso ha avuto la vostra attitudine all'improvvisazione?
"Tre dei cinque brani vengono dal nostro primo lavoro, da cui è nato il progetto: la performance/installazione Homage To Maya (di Paolo Ranieri e Martina Rocchi). Questo lavoro ha certamente esercitato una grande influenza in noi e, in qualche modo, ci ha fatto capire quale potesse essere la direzione comune. L'improvvisazione ha sempre avuto un peso notevole; amiamo improvvisare. È un dialogo, un processo dialettico; ciò che ne deriva è una sintesi dei nostri stili individuali. E poi c'è Jennifer, un tributo ai Faust, uno dei gruppi di quella pagina di musica meravigliosa che è stata il kraut rock".

Al di là delle definizioni e dei generi avete figure o momenti musicali ai quali vi sentite più affini?
"C'è stato un momento, a cavallo tra gli anni '60 e i '70 in cui le avanguardie (la musica elettronica, il minimalismo e il jazz più free), hanno trovato un punto d'incontro e di dialogo con il pop — nell'accezione, ampia, di popular —. Ci riferiamo soprattutto al kraut tedesco, in cui questo connubio forse si è maggiormente espresso. Ci sentiamo molto affini a questo modo di fare musica, quindi nel concetto, più che nella sonorità; siamo molto curiosi di ciò che capita artisticamente nel contemporaneo e siamo aperti verso lo sviluppo tecnologico. Non ci riteniamo nostalgici anche se guardiamo al passato con rispetto, ammirazione e consapevolezza".

Nel vostro bagaglio ci sono anche collaborazioni e sonorizzazioni per installazioni e video, in questo caso come è cambiato il vostro approccio alla composizione rispetto alla lavorazione dell'album?
"L'approccio è molto diverso. Nel caso dei lavori multimediali, c'è già un'idea di fondo, contenuta nel video, e il nostro compito è di trasportare, analogicamente, quell'idea, in musica; non per forza cercando sempre assonanze, ma comunque, mantenendo un legame forte con l'immagine. Il montaggio può offrire molti spunti ritmici; l'umore della scena o dello scenario possono suggerirci melodia e armonia; i colori ed i materiali, il timbro. È un lavoro programmatico e strutturato. L'opposto del modo in cui, invece, componiamo in un ambito strettamente musicale, lasciando spazio all'improvvisazione, alla libera interazione — o dis-integrazione — tra i nostri stili e linguaggi individuali".

Fino ad oggi avete ricevuto maggior attenzione all'estero, questo a cosa è dovuto secondo voi?
"Molto semplicemente, crediamo che la nostra musica, a livello di sonorità, meglio si allinei, almeno in questo momento storico, con l’estero. Non che in Italia non ci sia spazio per questo genere di musica, ma è un po' più difficile ricevere considerazione dal basso, da auto-prodotti; è ciò che abbiamo riscontrato nell'organizzazione del tour".

Tornate a Parallelamente per presentare il vostro disco, che tipo di set dovrà attendersi il pubblico del festival e qual è il vostro rapporto con la città?
"Il set che presenteremo sarà sostanzialmente composto dalle tracce del CD più alcune create negli ultimi mesi, in vista del tour europeo. Abbiamo un rapporto splendido con la nostra città e con parallelaMente, qui è dove ci siamo formati come band e dove abbiamo avuto le prime occasione di suonare dal vivo e dare forma alle nostre idee. Le emozioni sono sempre forti quando ci esibiamo in questo meraviglioso festival e generalmente nella nostra città, perché sentiamo di voler ricambiare tutto l'appoggio e l'affetto che ci è sempre stato mostrato".

Per quanto riguarda spazi, manifestazioni e vivacità, come giudicate la scena musicale spezzina?
"Pensiamo che la provincia della Spezia abbia sempre avuto una buona proposta, dalla musica d'autore, al jazz, al punk rock, ma spesso non una grande varietà di spazi e/o manifestazioni. Ci sono stati ottimi luoghi e iniziative, basti pensare a Boss e al Btomic — a cui siamo molto affezionati e di cui portiamo dentro l'apertura e lo spirito —, e ci sono ancora realtà splendide: lo stesso festival parallelaMente, e in generale a tutto ciò che riguarda Arci. La sensazione, però, è che, nella mentalità comune, non siano luoghi legati alla cultura e all'arte ma luoghi di settore, solo per un determinato tipo di persone. È un problema molto grande, in realtà, che non coinvolge certamente solo La Spezia, ma tutta l'Italia".

Nella traccia che riprende il vostro nome e quello del disco riportate alcune interpretazioni personali date alla parola “Fernweh”, voi come l'avete declinata per farne parte integrante del vostro progetto?
"Fernweh è un termine tedesco, letteralmente è impossibile da tradurre, in quanto concetto molto ampio, ma possiamo definirlo come "la nostalgia dell'altrove, di un un luogo mai visitato". Fernweh è il desiderio di abbandonare la sicurezza della propria casa, da sempre considerata il luogo della protezione e degli affetti, in favore del viaggio, indipendentemente dalla meta. Nella nostra musica questo concetto è legato fortemente all'improvvisazione. Da un punto di partenza consolidato nasce il viaggio estemporaneo, si evade, in cerca di nuove tappe. Riflette molto il nostro modo di creare, in quanto un qualsiasi spunto di uno di noi è una nuova tappa del percorso da seguire".

Che progetti avete per i prossimi mesi?
"Stiamo continuando al momento a comporre musica per alcuni progetti multimediali, di cui si avranno le prime comunicazioni ufficiali probabilmente nel prossimo mese. Chiaramente è nostro obiettivo continuare questo percorso artistico e professionale di sonorizzazione per musica e video, che ci ha regalato grandi soddisfazioni negli ultimi tempi. Quello che tuttavia rimane il nostro primo obiettivo per i prossimi mesi è sicuramente continuare la promozione del nostro album, cercando di poterlo presentare sul maggior numero di palchi possibile, sia in Italia che all'estero. Non possiamo dare ancora alcuna informazione certa al riguardo, ma è assolutamente nei nostri piani organizzare un nuovo tour almeno entro la prossima primavera e "dare vita" a nuovo materiale sonoro che abbiamo tenuto finora ancora in cantiere. Vi terremo aggiornati".

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