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Cielomare, una retrospettiva dedicata a Giuseppe Saturno al Las

Valerio Cremolini

fino al 31 ottobre
Cielomare, una retrospettiva dedicata a Giuseppe Saturno al Las

La Spezia - Al LAS – Liceo Artistico Statale (via Montepertico, 1) è visitabile sino al 31 ottobre prossimo la retrospettiva Cielomare dedicata a Giuseppe “Pino” Saturno nel trentennale della scomparsa. Orario: dal lunedì al sabato (ore 16.230-18.30); alla mattina su appuntamento (tel. 0187 510228).
Si propone la presentazione di Valerio P. Cremolini, curatore della mostra, che ha fatto seguito agli interventi di Enrico Formica e Fabrizio Mismas.

Ho sempre mantenuto viva la relazione con Pino Saturno e con la sua complessa opera, prevalentemente non figurativa. Più volte ho scritto sulla sua pittura, tra cui sul volume edito per la bella retrospettiva allestita al Castello Doria di Porto Venere nell'aprile del 1992 che ricordo con particolare interesse. Mi è anche caro richiamare l’invito ricevuto dal sindaco del comune marinaro di intervenire il 4 novembre 2001 alla cerimonia pubblica di intitolazione al pittore dello spazio adiacente il Palazzo comunale.
Per il decennale della scomparsa ho evidenziato che “Pino non era mai pago delle tappe a cui perveniva, cercava sempre qualcosa di nuovo, non per assecondare il gusto del pubblico, ma per realizzare pienamente la vocazione per l'arte, che negli ultimi anni della sua vita lo occupò totalmente”.
Sono parole non forzate, ma sincere, persuaso che il percorso tracciato da Saturno non sia per nulla trascurabile; rappresenta, infatti, un’intensa pagina della multiforme storia della ricerca artistica spezzina. Ciò non per indicare limitati confini della sua esperienza, ma per collocarla nello spazio in cui essa è nata, è cresciuta e si è fatta apprezzare fin dal lontano 1961, allorché Pino inaugurò la prima personale al Castelletto di Porto Venere.
A questa hanno fatto seguito numerose tappe espositive in Italia e all'estero, in cui andava precisando autonome connotazioni sul piano espressivo che traevano ispirazione dalla appassionata relazione intrattenuta con la natura. Il mare, il cielo, il sole, la luna, le stelle, la terra, il verde dei boschi, sono i puntuali riferimenti simbolici della sua pittura. Saturno era capace di alimentare coinvolgenti emozioni, rendendoci partecipi della problematicità esistenziale e della carica di spiritualità proprie della sua anima.
Dipingendo fiori secchi, farfalle o carcasse di pesci affermava, da un lato la vivace creatività risolta sulla tela disciplinando segni e colori in sintesi veramente personali e, dall'altro, l'allusività al contenuto di umanità del suo lavoro, in cui censiva le proprie e altrui inquietudini, i propri e altrui tormenti, la propria e altrui partecipazione alle bellezze visibili e invisibili della vita.
Nel mio testo sulla mostra al Castello Doria del 1992 ho sottolineato che “nell’ espressività pittorica di Saturno traspare integralmente lo spessore della sua vita legata costantemente all'azione ed alla contemplazione, mai distaccata dalle piccole cose, bensì intenta ad esaltarle e a fraternizzare con loro. L'armoniosa o dirompente onda del mare, la grigia nuvola, un raggio di sole, il fruscio delle foglie, il petalo di un fiore, la voce del vento, il silenzio del bosco, i1 garrire delle rondini, il rauco brontolio dei gabbiani, il si¬nuoso veleggiare delle barche avevano un posto nell'intimità di Saturno e nella esperien¬za umana magnificamente collegata a quella estetica”.
Le opere d'arte, lo dimostrano quelle del nostro amico, sono "segmenti di esperienze" arricchite dall'indagine interiore e dai rapporti interpersonali, che egli manteneva ininterrottamente e dai quali riceveva giovamento sul piano culturale ed umano.
Copiosi e pregevoli sono stati, ad esempio, i frutti ottenuti da Pino negli anni di laboriosa cogestione del Gabbiano, che lo vedono tra i fondatori nel 1967 con Carlo Giovannoni, Mauro Manfredi, Clara Milani, Fernando Andolcetti e Cosimo Cimino Superfluo è rimarcare quanto il Gabbiano abbia rappresentato uno spazio aperto alla libertà creativa, diffusa in mezzo secolo di attività svolgendo un esemplare ruolo di ineguagliabile promozione culturale. Sono forti le sollecitazioni colte da Saturno, che permarranno anche negli anni successivi durante i quali ai giovani artisti "pare offrirsi una libertà espressiva quasi incondizionata"(Claudio Spadoni).
Saturno, definito dallo scrittore Mario Soldati "anima angosciata, ossessionata ma, anche illuminata", è una persona molto razionale che rifiuta di cavalcare il "nuovo" solo per spirito di adattamento e i cicli pittorici che contraddistinguono i suoi anni "70" e "80" sono sempre contrassegnati dall'impronta di un indagatore, che ama scoprire continuamente la propria vocazione, non temendo di mettersi in discussione.
La sua elaborazione pittorica non vive di emozioni effimere, ogni dipinto non nasce dall'improvvisazione. È parte del suo essere e deve trovare una giustificazione sul piano culturale e su quello esistenziale. La dimostrazione più probante è nell’accogliente sala del Liceo Artistico.
Precise analisi hanno sottolineato la ricchezza della sua esperienza, evidenziando "l'importanza dell'ambiente che lo circonda”; "la tensione morale" appartenente al suo operato; interpretando la simbologia come “la riscoperta di una creatura ancestrale o di una antica condizione umana"; collocando le sue opere come "parti della ricerca incessante di una dimensione di vita rinnovata e incorrotta"; cogliendo negli amatissimi fossili il simbolismo inquietante della morte. Acute pagine sostano, inoltre, sulla sua fertile visionarietà, generatrice di scenari pregnanti, rigorosamente affini al proprio io. Forse, amava Rimbaud, poeta che rincorreva un altro mondo, che "voleva dar voce all'inesprimibile, inventare nuovi fiori, scrivere i silenzi e le notti, fissare le vertigini".
Nella pittura di Saturno s’impone un evocativo silenzio; è il silenzio che nasce dal vigile atteggiamento di ascolto; non è assenza dello spirito ma, al contrario, è "il silenzio che è pienezza, apertura totale all'Essere"; è il silenzio che carpisce sensazioni inedite, che allargano la sfera dell'ispirazione, arricchendo l'opera d'arte di un'aura di sacralità.
C'è dell'altro nella sua pittura. Come in ogni artista - attingo dall’acuto argomentare di Arnold Hauser - "la funzione dell'opera è varia e ricca di significati: può essere la soluzione di una tensione insopportabile, ma anche la produzione di una tensione in un'esistenza altrimenti grigia e insoddisfatta, può diventare una parte del suo essere, qualcosa di molto più importante e prezioso della vita stessa, una fonte di coscienza della propria dignità, di autoesaltazione e di sopravvalutazione, ma anche una fonte di perenne autoaccusa, la testimonianza di un terribile fallimento". Il legame "arte-esistenza" è ben esemplificato dalla felice espressione di Jackson Pollock che richiamava l'artista ad essere "dentro il quadro".
Nell'impastare fra segni e colori dubbi e certezze, Saturno ha realizzato opere godibili includenti l'esplicito richiamo alla prolungata osservazione e alla non frettolosa riflessione. I suoi lavori dalla lettura spesso non facile sono al centro di opinioni diverse e come tali vitali per la risonanza emotiva che tutt’oggi essi esprimono. Non rinunciava a guardare all’arte del passato, approfondendone la conoscenza, cogliendo stimoli per la sua ricerca che, pur senza profondi stravolgimenti, non mancava di diversificarsi sul piano linguistico.
Lo appassionava conoscere la sua terra e soffriva per il degrado dei tesori in essa custoditi. Nel 1985 fu l'animatore di una interessante rassegna espositiva, che ebbi l’onore di condividere, allestita alle Grazie nell'ex refettorio del Convento degli Olivetani, promossa per testimoniare l'urgente bisogno di non far degradare gli affreschi del monaco-pittore Nicolò Corso, in seguito adeguatamente restaurati.
Negli anni '80 Saturno ha utilizzato anche l'oro come pigmento cromatico. Sottolineo che Pino non cadeva mai in crisi di identità. Come altri della sua generazione "sente, percepisce, conosce, passa il suo tempo ad affinare la propria sensibilità, ad acuire la propria conoscenza, a perfezionare le proprie tecniche". (F.Alinovi)
Frequenta con molto profitto il "Centro Internazionale della Grafica" a Venezia, da allievo diventa docente, ed ho sempre pensato che in taluni dipinti, oltre ad indagare sui misteri della vita, celebrava i raffinati, preziosi e splendidi mosaici della basilica di San Marco. In quelle superfici auree Saturno perseguiva la bellezza non ostentata né estranea al suo progetto pittorico in continua evoluzione. Conveniva che "la bellezza non è una qualità delle cose in sé, ma esiste nella mente che le contempla, e ogni mente percepisce un'altra bellezza" (D. Hume).
Il lucente oro occupa una parte esclusiva della tavolozza di Saturno, dove trova spazio anche il tenebroso nero, ripetutamente steso su tele estremamente spoglie, governate dalla consueta dialettica fra la vita e la morte. Opere senza luce, di matrice espressionista e, ancora una volta, straordinariamente silenziose. Silenzio penetrante, da ascoltare.
Saturno era una persona sensibilissima ed altrettanta sensibilità egli richiedeva a quanti si avvicinavano ai suoi problematici lavori che invadono lo spazio reale. In essi il colore ha un ruolo significativo ed assurge ad indispensabile guida interpretativa. Il grigio di Saturno, protagonista di quella personalissima “monocromaticità tonale”, espressione coniata da Giovanna Riu riguardo a tre dipinti di Pino compresi con quelli di altri undici colleghi nella magnifica esposizione dedicata nel 1988 al Porto della Spezia. Il grigio è ancor più estesamente presente nel medesimo anno nella personale fiorentina De rerum natura alla Galleria Aglaia, in omaggio al poema latino di Lucrezio. I titoli di alcune tele esposte al Liceo Artistico sono per l’appunto versi lucreziani, a conferma del carattere meditativo che lo stesso Saturno accreditava alla sua pittura alimentata da non banali riferimenti letterari.
Altro capitolo dalla considerevole importanza è documentato da tele miscelate di lirico naturalismo, armoniosamente avvolte dall’amalgama di una scala di grigi che uniscono mare, cielo e terra. Grigi magici che danno corpo e voce a mare e cielo dalla impalpabile bellezza, dipinti con una distinta fisicità e dotati di incredibile leggerezza. Geniale impasto di quiete e di pace.
Mara Borzone ha definito "felliniano" il magico e soave grigio di Saturno, forse perché, come il grande regista, anche Pino, poeta oltre che pittore, sognava e nel sogno riscopriva il fascino della vita fissato nel suo diario, troppo presto bruscamente concluso.
Ho parlato come se Pino fosse tra di noi. D’altronde se le persone che non ci sono più vengono ricordate con affetto continuano ad appartenere al presente.
Vorrei tanto che la sua esperienza travalicasse i confini locali. La critica deve aggiornarsi, scoprire e valorizzare compiutamente la sua personalità, portatrice di un’identità che si è ben distinta in decenni vissuti pienamente sul piano artistico e umano.

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