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Camec, al via Premio del Golfo e la mostra di Angelo Prini

Camec, al via Premio del Golfo e la mostra di Angelo Prini

La Spezia - Il CAMeC centro d’arte moderna e contemporanea della Spezia, seguendo il felicissimo esito della personale di Giuliano Tomaino inaugurata l’anno scorso proprio in occasione dell’inizio del periodo natalizio, propone anche quest’anno un importante progetto espositivo che punta a far conoscere e promuovere il ricco patrimonio cittadino.
Perno delle mostre è il' Premio del Golfo' che si apre a efficacissimi confronti con manifestazioni coeve presenti sul territorio italiano – il Suzzara, il Gallarate, il Lissone, la Quadriennale di Roma e molti altri – che, in una sorte comune, hanno spesso costituito le collezioni permanenti di molti musei della Penisola e la ricchezza culturale di altrettanti Comuni.
Gli fa da contrappunto un focus sulla personalità artistica di Angelo Prini che dall’internazionalità della prima mostra ci porta alla dimensione locale. Approfondimento calzante che ci permette di capire i nodi, gli snodi e gli intrecci dell’arte di quegli anni. Grande Maestro spezzino, Angelo Prini è stato anche artista aggiornato sulle avanguardie del Novecento. Un percorso espositivo inedito porrà luce su una ricerca che aspetta nuove riletture e lascia spazio a piacevoli sorprese. Non solo: il CAMeC riattualizza la tematica con un percorso dedicato al design che crea la giusta ambientazione per fruire appieno delle mostre.

Il Premio fra i Premi. La pittura in Italia dal Futurismo all’Informale
Opening venerdì 10 dicembre ore 18.00
11 dicembre 2010>8 maggio 2011

Da dicembre il CAMeC presenta un nuovo progetto espositivo focalizzato sulla pittura italiana storicizzata del Novecento attraverso la significativa collezione di dipinti del Premio del Golfo, focus della prima mostra, e con un approfondimento su Angelo Prini, uno degli artisti spezzini di spicco in quel riferimento temporale, presente in diverse edizioni del concorso cittadino e premiato nel 1950.
La mostra, se pur così “italiana” per ciò che concerne il contenuto, offre invece un taglio spiccatamente internazionale proponendo una rassegna di nomi che travalicarono le Alpi, ma non solo, per giungere ed imporsi anche nella cultura e nel mercato statunitense.
Da Vedova a Guttuso, da Sironi alla Accardi, da Turcato a Prampolini, da Scanavino a Rosai, da Tosi a Morlotti fino a confronti con Appel e Tàpies, sono solo alcuni dei grandi nomi in mostra: oltre 130 opere che coprono un ampio arco temporale.
Nello specifico il progetto scientifico intende affrontare il ruolo svolto nel secondo dopoguerra dal Premio Nazionale Golfo della Spezia, valorizzando la cospicua collezione di opere che grazie ad esso si è formata. Nel panorama della cultura del tempo, il Premio del Golfo ha registrato e promosso le ricerche artistiche in atto, documentando con un ampio ventaglio di partecipazioni, ciò che si stava elaborando nella Penisola ad opera di autori, gruppi e tendenze in rapido aggiornamento sulle poetiche internazionali. Grazie ai suoi
appuntamenti, prima annuali poi biennali, si è costituita la copiosa collezione artistica, oltre duecento opere, che oggi è conservata in permanenza al CAMeC.
Per proseguire il lavoro di studio, catalogazione, restauro e divulgazione cominciato oltre un decennio fa, il CAMeC con questa retrospettiva vuole confrontare i „premi-acquisto? con opere parallele di autori vincitori, in special modo con quelle partecipanti ad analoghe rassegne italiane, per avere una visione ampliata al fenomeno dei premi nell?Italia del boom economico (Premi Suzzara, Lissone, Gallarate etc., oltre alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma).
In esposizione si trovano oltre cento lavori dalle collezioni civiche della Spezia e una quarantina provenienti da altre raccolte pubbliche e private italiane, secondo i criteri di cui s?è detto.
La tematica è sì storicizzata ma anche di grande attualità. Così la mostra offrirà, attraverso una serie di incontri e confronti, la possibilità di riflettere su come La Spezia, che ha vissuto in pieno la vivacità delle avanguardie – soprattutto del movimento futurista – possa ritrovare un proprio specifico spazio, a partire dal premio, tenendo conto del contesto artistico nazionale e delle attuali condizioni storico-politiche.
Risale al 1933 la nascita del Premio Nazionale di Pittura intitolato al “Golfo della Spezia”. L?ideazione e l?organizzazione della rassegna-concorso si devono a Filippo Tommaso Marinetti e Fillia. Una vivace adunata di numerosi artisti, futuristi di seconda generazione e non, anima quella memorabile estate e sigla l?interesse spezzino per l?arte contemporanea: ne sono preziosa testimonianza i mosaici realizzati nel '33 nel Palazzo delle Poste, a quattro mani, da Fillia ed Enrico Prampolini, inedita rappresentazione delle Comunicazioni terrestri, marittime (Fillia), aeree, telegrafiche, telefoniche (Prampolini), così come l'Aeropoema del Golfo della Spezia, componimento parolibero concepito dalla funambolica immaginazione di Marinetti.
A questo precedente storico guarda la ripresa della manifestazione che con lo stesso titolo si articola dal 1949 al 1965 e, dal 2000 al 2006, con rinnovata impostazione. Distintiva la formula del premio-acquisto, che consegna alla città circa 250 opere, nucleo originario della raccolta permanente conservata presso il CAMeC. Evidenti ed impliciti gli intenti: la registrazione e l'acquisizione dei più recenti e diversificati esiti della produzione pittorica italiana (e, dal '54, anche del biancoenero e della grafica di costume). L'eccellenza qualitativa e la valenza storico–documentaria della selezione si devono all'autorevolissima gestione critica: la giuria del Premio, nelle sue peraltro salutari variazioni, vede il contributo e la collaborazione di eminenti ed impegnati artisti e critici. Dal '49 al '65 lavorano al vaglio e alla segnalazione delle opere, fra gli altri, Argan, Bellonzi, Carli, Carluccio, Carrà, Casorati, Ciardo, De Grada, Guttuso, Longhi, Maccari, Magagnato, Russoli, Saetti, Santini, Viale, oltre a Marco Valsecchi, fedelissimo organizzatore della mostra e Carlo Ludovico Ragghianti, senza dubbio il più incisivo interprete della gestione del Premio nel ruolo di Presidente della giuria. Allo studioso lucchese si devono l?approfondimento dedicato alla Grafica di costume, digressione unica nel suo genere, che dall?edizione del '54 sonda e stimola questo speciale ambito accogliendo nel corso del tempo il biancoenero in generale, e l?ideazione della Mostra Nazionale del Disegno di Forme (1963), iniziativa culturale avanzata e pionieristica, coraggioso tentativo di educazione visiva nei confronti della produzione seriale.
Dal 1952, inoltre, affianca il concorso un'ininterrotta serie di piccole antologiche curate dalla Giuria e dedicate ad autori ormai consacrati dalla storia, per lo più appartenenti alle prime generazioni del ventesimo secolo: Arturo Tosi, Ottone Rosai, Mario Sironi, Filippo De Pisis, i maestri della grafica Honoré Daumier, Henri de Toulouse-Lautrec, Ben Shahn e Mino Maccari, nuovamente Rosai, a
pochi mesi dalla sua scomparsa, Leo Longanesi, Felice Casorati ed Emilio Mantelli, Pio Semeghini, Augusto Magli e Giuseppe Viviani.
Il Premio del Golfo, si è detto, affronta autorevolmente il suo compito primario: documentare i diversi e ultimi, talora contrapposti, pronunciamenti della produzione pittorica nazionale, non mancando di esercitare un?efficace azione di stimolo nei confronti dei giovani artisti, promesse in quegli anni, conferme ormai storicizzate per l?oggi. Dal 1949 al 1965 infatti segue puntualmente il corso degli eventi: dagli anni della querelle fra realismo e astrattismo, contenuto sociale – ricerca formale, particolarmente accesa dopo il forzato smembramento del Fronte Nuovo delle Arti e la successiva definizione teorico-programmatica del Realismo capeggiato da Guttuso da una parte e dell?“Astratto-concreto” venturiano dall?altra; al massiccio e dilagante affermarsi dell?Informel e del nostrano “Ultimo naturalismo” (mentore Francesco Arcangeli), all?astrazione di marca geometrica non toccata dagli stilemi dell?informalismo, fino al ritorno di una larvata e rinnovata figurazione.
La vicenda del Premio si arresta alla metà del decennio Sessanta, non a caso nel momento in cui, proprio nel nostro paese, l?Arte Povera oblitera la pittura e riformula il concetto di arte visiva.(Eleonora Acerbi)
Artisti in mostra: Carla Accardi, Giuseppe Ajmone, Carlo Alfano, Antonio Antony De Witt, Karel Appel, Ugo Attardi, Eduard Bargheer, Guido Basso, Gino Bellani, Claude Bellegarde, Aldo Bergolli, Vinicio Berti, Renato Birolli, Gastone Breddo, Enzo Brunori, Dino Caponi, Margherita Carena, Arturo Carmassi, Gian Carozzi, Ezio Casoni, Bruno Cassinari, Vittorio Cavicchioni, Mino Ceretti, Mauro Chessa, Alfredo Chighine, Guido Chiti, Antonio Corpora, Italo Cremona, Carlo Calogero Datola, Armando De Stefano, Renato Di Bosso, Fernando Farulli, Vincenzo Frunzo, Flavia Fumagalli, Piero Giunni, Gino Gorza, Renato Guttuso, Giovanni Korompay, Giorgio Larocchi, Mario Lattes, Riccardo Licata, Pompilio Mandelli, Mario Marcucci, Giuseppe Martinelli, Carlo Mattioli, Pietro Melecchi, Giuseppe Migneco, Carlo Montarsolo, Mattia Moreni, Marisa Mori, Francesco Menzio, Lisa Montessori, Ennio Morlotti, Mario Nanni, Aldo Natili, Gualtiero Nativi, Leonardo Papasogli, Eugenio Pardini, Enrico Paulucci, Cesare Peverelli, Armando Pizzinato, Alfonso Pone, Giacomo Porzano, Enrico Prampolini, Angelo Prini, Osvaldo Peruzzi, Mario Puppo, Maria Questa, Mario Radice, Mauro Reggiani, Piero Ruggeri, Ottone Rosai, Antonio Sanfilippo, Giuseppe Santomaso, Sergio Saroni, Filippo Sartorio, Emilio Scanavino, Salvatore Scarpitta, Filippo Scroppo, Mario Sironi, Ettore Sottsass Jr., Luigi Spazzapan, Domenico Spinosa, Leonardo Spreafico, Guido Strazza, Alberto Sughi, Antoni Tàpies, Nino Tirinnanzi, Emilio Tolaini, Arturo Tosi, Giulio Turcato, Giustino Vaglieri, Pompeo Vecchiati, Emilio Vedova, Renzo Vespignani, Giuseppe Viviani, Elio Waschimps, Giuseppe Zigaina, Bruno Zoni.


Angelo Prini. Volti di mare, ritratti di luce
Opening venerdì 10 dicembre ore 18.00
11 dicembre 2010>8 maggio 2011

Al piano terra del museo incontriamo Angelo Prini (La Spezia 1912 – 1999), uno dei grandi Maestri spezzini del Novecento, confronto efficacissimo con la mostra dei piani superiori quale vincitore di uno dei riconoscimenti assegnati dal Premio del Golfo nel 1950.
Introdotto in maniera cristallina dall’amico Mario Soldati nel 1965 in una magistrale presentazione: “...Così, oggi, sembra che il rovello di Angelo Prini possa essere definito quello di un artista singolarissimo, il quale cerca di operare un piccolo miracolo: rendere pittorico ciò che, finora, pareva soltanto ottico: rendere visibile, e prigioniero di una specialissima pasta da lui spalmata sulla tela, un effetto di luce effimero, istantaneo, e riscontrabile soltanto in determinate condizioni: quando, per esempio, ci si tuffa nell'acqua immobile di una darsena o tra gli scogli di una baia deserta, un giorno d'estate; o quando
fissiamo, in campagna, il sole prossimo al tramonto, e gli occhi ci bruciano, e guardiamo per una volta uno spettacolo comune e abituale, il bosco, il fiume, il campo, la casa, insomma la realtà quotidiana, attraverso le lagrime, improvviso sistema di lenti che la deforma, la scompone, la frantuma in meravigliose iridescenze...”.
L’ampia antologica tocca tutti i momenti salienti dell’iter artistico del pittore, dalla passione per il disegno e la grafica ai principali generi in cui si è espresso – figure e ritratti, giocolieri e maschere, nature morte e paesaggi –, per focalizzarsi attorno al rapporto viscerale che ebbe con la rappresentazione del mare e, in particolare, dei fondali marini di cui fu lirico illustratore.
Il ritrovamento di opere della fase più antica del pittore, fra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, consente di tracciare un quadro più completo dell’evoluzione del suo linguaggio che comprende passaggi interessanti fino ad ora poco conosciuti dalla critica e dal pubblico, quali, ad esempio, il momento della figurazione realista anteriore alla fase neocubista, nel quale Prini mostra esiti vicini alla pittura degli anni Trenta di Caselli, all’incrocio fra questa visione luministica d’impressione del paesaggio ligure e quella analoga, chiarista, della pittura veronese.
Dall’insieme delle oltre settanta opere in mostra, molte delle quali presenti e premiate in grandi rassegne nazionali (Quadriennale romana, Terni, Suzzara, Vado Ligure, Catanzaro, Ravenna, Imperia…) emerge il continuo aggiornamento della pittura di Prini rispetto al contesto regionale e nazionale con cui si è sempre attivamente confrontato, riportandone stimoli e arricchimenti assorbiti sempre dentro la cifra personale della sua visione artistica.

Angelo Prini – biografia
Prini inizia, giovanissimo, la sua attività artistica, come caricaturista e ritrattista, con lo pseudonimo di "Astra"; lavora alla Spezia presso uno studio fotografico ma spesso si trasferisce in Versilia, soprattutto a Viareggio, dove, nei locali più noti, durante le serate di gala animate dall'orchestra di Gorni Kramer, con rapidi tratti, ritrae uomini e donne.
Ben presto, all'amore per il disegno si affianca quello per la pittura iniziato quando, ragazzo, seguiva e quasi spiava i pittori più anziani che dipingevano all'aperto e da loro imparava. La necessità di attrezzarsi meglio e di misurarsi con gli strumenti conoscitivi e tecnico-storici dell'arte lo portano a diplomarsi al Liceo Artistico di Carrara e negli anni che vanno dal 1931 al 1935 frequenta a Verona l'Accademia di Belle Arti Cignaroli.
Con l'inizio della guerra, la sua vita d'artista si fa difficile: tra paura, fughe e bombardamenti, pur non abbandonando mai il disegno e la pittura, fa i più disparati lavori e incontra Bianca, la donna con la quale condividerà quaranta anni di vita.
Abbandonato lo pseudonimo Astra, nell'immediato dopoguerra fonda alla Spezia il Sindacato Pittori e Scultori, organizza numerose rassegne d'arte e dal 1950 insegna disegno e storia dell'arte negli Istituti Superiori.
Inizia in questi anni un lungo periodo ricco di stimoli e di esperienze; dipinge, studia, insegna e partecipa attivamente a importanti rassegne d'arte nazionali ed internazionali alcune delle quali, le più significative, vale la pena di ricordare: la VI Quadriennale di Roma, l'Internazionale del mare di Genova, tutte le edizioni del Premio Golfo della Spezia (di cui è stato anche fra i più attivi promotori), la mostra bolognese sulla Resistenza, il Premio Repubblica di San Marino, il Suzzara, la Biennale parmense. Aderisce al gruppo internazionale Artisti d'Avanguardia per la pittura di piccolo formato, costituito a Roma, con un nutrito gruppo artisti italiani e stranieri, fra i quali: Balla, Brindisi, Burri, Guttuso, Monachesi, Scanavino, Tamburi, e molti altri, per una serie di mostre da tenersi a Roma, Milano, Madrid, Los Angeles e Barcellona.
L'insegnamento lo porta prima in Calabria poi in Lombardia; in quei luoghi partecipa attivamente alla vita artistica locale e coglie l'occasione per scoprire e studiare motivi compositivi diversi: le reti dei pescatori stese al sole e il paesaggio Silano da una parte, le vallate e le sconfinate pianure lombarde dall'altra.
Nel 1965 riceve la Stella d'argento del Premio Europa Arte: rassegna internazionale di arti figurative diretta da Carlo Emanuele Bugatti. le stelle
d'argento sono assegnate a Renato Guttuso (pittura), Yaap Mooy (scultura), Diego Valeri (poesia), Michelangelo Antonioni (cinema), Marco Valsecchi (critica), N.V.C. Londra (gallerie), Le Arti (stampa artistica), Angelo Prini (riservata ad un artista che si sia distinto con modestia e serietà d'impegno in attività almeno ventennale).
Tornato alla Spezia, in veste di Presidente della Pro Loco di Beverino, paese della Val di Vara, promuove tre edizioni del Premio letterario Beverino e fa stampare in tre volumi, che illustra, i racconti premiati per una collana di narrativa moderna dedicata alla vallata del Vara.
Ormai si dedica quasi esclusivamente alla pittura, passa dai verdi che evocano le pianure e le colline, i pioppi e i prati di Beverino, agli azzurri e blu più intensi delle profondità marine, delle luminosità del golfo dei poeti, dei relitti sommersi e delle reti di pescatore. Le partecipazioni a mostre collettive e le personali non si contano, tutte accompagnate da successi e da significativi riscontri critici.
Alla fine degli anni '70, per un breve periodo, torna prepotentemente il disegno in una serie di opere ironiche e pungenti, ricche di sottili allusioni e sottintesi.
Lo spirito che lo ha sempre guidato in tutti questi anni non è ancora attenuato e nel 1986, con altri artisti spezzini, costituisce l'Associazione Scultori, Pittori e Grafici della Provincia della Spezia; dal 1989 al 1991 guida il Laboratorio delle Arti rivolto a uomini e donne (giovani e meno giovani) che lo seguono con entusiasmo; nel 1989 realizza, e dona al Comune della Spezia, il nuovo stendardo del Palio del Golfo che sostituisce il precedente Palio, firmato dall'amico artista Ercole Salvatore Aprigliano, ormai usurato da 30 anni di vittorie e di gioie delle borgate che partecipano alla gara remiera. Il nuovo Palio riproduce, da un lato, gli stemmi dei Comuni della Spezia, Lerici e Portovenere, e dall'altro, un giovane e sorridente San Venerio che sovrasta cinque rematori tesi nello sforzo dell'ultima vogata.
Nel 1995 l'ultima mostra, l'antologica di Tellaro, a 83 anni di vita e 65 di lavoro in pittura e grafica. Gli ultimi anni li trascorre facendo la cosa che più gli piace: dipingere.
Muore nel 1999, ha vicino la figlia Elisabetta.

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