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Baldo e frate Vivaldo, dalle carte del Duecento indizi sulla Spezia medievale

Enrica Salvatori, professoressa dell'ateneo pisano e presidente della Società Stiroca, porta la storia della città sui social.

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Baldo e frate Vivaldo, dalle carte del Duecento indizi sulla Spezia medievale

La Spezia - Sono "secoli bui". Non nel senso, storiograficamente superato, di un periodo di declino. Sono bui perché gli studi sulle vicende altomedievali della Spezia sono una materia ancora in larga parte da indagare e certamente poco conosciuta dagli spezzini stessi. Per gli appassionati di storia c'è però un appuntamento in più per soddisfare la propria sete di conoscenza in questi giorni. La pagina Facebook Spezia "Le origini e la storia" lancia una serie di incontri live per parlare di quello che in effetti si sa sul passato più antico della città. Il tema scelto per l'esordio è quello della prima attestazione scritta del nome.
A parlarne Enrica Salvatori, medievista e professore associato all'Università di Pisa nonché presidente della Società Storica Spezzina. "La prima attestazione di cui abbia conoscenza, quantunque non certa, è piuttosto antica - spiega -. Risale al 25 luglio 1071 e si trova in un atto di donazione a favore di un monastero abbastanza lontano, quello di San Siro a Genova. Si citano una serie di beni posseduti da Abone del fu Garimondo nei luoghi di Calosso, della Serra e della Spexia". Il problema di capire se quel toponimo faccia effettivamente riferimento alla futura città del golfo non è di facile soluzione. "Serra potrebbe riconosciuta nella località sopra Lerici, ma Calosso è un toponimo scomparso. Questo non è singolare, sono infatti moltissimi i toponimi attestati dalle fonti e non più rintracciabili. Ma il fatto che il monastero sia lontano dal Golfo e il contesto, in cui la citazione è inserita, non ci permette di affermare con certezza che questa sia davvero la prima attestazione di Spezia nei documenti".

Si passa allora al secolo successivo: 13 marzo 1160. Il notulario del Notaio di Genova Gio. Scriba è composto da cinque fogli in cui lo scrivente appunta in maniera ordinata gli atti che dovrà redigere in un secondo tempo su pergamena. "Si tratta di un contratto tra due mercati che si mettono in società, versando una quota ciascuno, per fare attività di mercatura nel Mediterraneo - spiega l'accademica -. Testimone di questo accordo è un tale Baldo de Specia. Quel giorno viene fondata una società, con un capitale di 30 lire che dovevano essere usate per fare mercato in Spagna e Sardegna. Il fatto che Baldo, che potrebbe essere il primo spezzino conosciuto citato nei documenti, sia testimone di questo tipo di accordo lo individua come parte di questo tipo di mondo".
La corretta grafìa è incerta. "L'editore lo trascrive come Specia, ma in altri documenti troviamo Spetia - spiega Salvatori -. Questo ci dice che la pronuncia in ogni caso doveva essere già quella odierna: Spezia. Bisogna tenere presente che t e c si scrivevano quasi uguali e che non esisteva norma, si trattava della trasposizione scritta di un suono. Quindi la pronuncia determina il modo in cui il notaio lo ha trascritto. Si tratta dell'insediamento spezzino? Io sarei propensa a dire di sì, ma è corretto affermare che non ci sono certezze in merito. E' probabile, perché non ci sono altri insediamenti in Liguria con questo nome in particolare. E poi sappiamo che Genova nel XII secolo faceva da collettore per diverse attività: vi accorrevano artigiani, apprendisti e giovani in cerca di lavoro".

Un'altra citazione che richiamerebbe il toponimo riguarda Bonus Iohannes de Specia, che partecipa in prima persona ad una società di mercanti per poi partire per un emporio dell'odierna Tunisia. "L'indicazione più sicura è però dell'inizio del Duecento. Il documento del 12 giugno 1201 è molto interessante. Qui Ansaldo Lecavella promette al frate Vivaldo, ospitaliero de Speça, che gli darà quanto Guisla Corsa gli aveva assegnato nel suo lascito testamentario. Si tratta di 40 soldi. La donazione avverrà entro 15 giorni dalla fine della contesa che Corso di Porto Venere ha sollevato contro Vivaldo stesso relativamente a quanto stabilito da Guisla". La testimonianza è preziosa, secondo la storica, per un motivo. "A noi questo dice che certamente all'epoca Spezia aveva un ospedale. Nel medioevo un ospedale non è un luogo di cura, è soprattutto una struttura per viandanti. Un centro con un ospedale è quindi un punto di passaggio posto su una direttrice viaria. Ci dice che l'insediamento della Spezia cominciava ad avere una sua importanza".
"Si denotano le caratteristiche di un insediamento marittimo di transito, che nel Duecento diventa comodo per diverse ragioni. La tipologia di insediamento si sta spostando in quel periodo. Fino al Duecento il centro di calibro minore tende a mettersi in altura o mezza altura, adesso per ragioni economiche e di crescita demografica diventano politicamente più interessanti, e crescono, anche gli insediamenti di piano. Lo stesso nome Spedia ha probabilmente questa origine. Il fatto che Nicolò Fieschi sceglierà questo sito per costruire un castello dona a Spezia un rilevanza che forse non avrebbe acquisito solo per la posizione. Sul fatto che fosse un borgo di pescatori, la documentazione che io conosco non avalla questo tipo di interpretazione".

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