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Arsenale e bombardamenti, il lungo elenco dell'arte perduta

di Egidio Banti

Arsenale e bombardamenti, il lungo elenco dell'arte perduta

La Spezia - E' noto come la grande espansione della città di Spezia seguita nell’Ottocento alla costruzione dell’Arsenale abbia portato con sé la distruzione di molte chiese e cappelle, anche molto legate alla devozione popolare, quali la chiesa della Madonna della Neve e quella della Scorza. Lo storico locale Terenzio Del Chicca, in uno studio del 1956 ripubblicato nell’annuario diocesano 1980, descrisse con precisione ben ventuno edifici sacri andati perduti in quel periodo, e solo alcuni ricostruiti altrove. Altrettanto consistente appare però il lungo elenco di opere d’arte di valore, religiose e civili, andate perdute nel corso dei decenni tra Ottocento e Novecento. Ne ha parlato di recente lo scultore Fabrizio Mismas in una interessante conferenza tenuta a cura dell’Unione cattolica degli artisti.

Nel corso del secolo breve furono purtroppo numerose le occasioni a seguito delle quali il patrimonio artistico e monumentale venne colpito e ridimensionato, anche perché Spezia, dal futurismo al liberty all’arte contemporanea, è stata per decenni una vera fucina di opere d’arte. Ci fu la guerra, con i bombardamenti e le distruzioni, ed anche, tra il 1941 e il 1943, con la donazione di metallo “alla Patria”, con conseguenti “rifusioni” di monumenti, e si aggiunse, di tempo in tempo, l’azione sconsiderata di ladri e di vandali. Mismas ha elencato, ed anche mostrato con il sussidio di immagini d’epoca, numerose di quelle opere. Ad esempio, i putti di Angiolo Del Santo collocati a mo’ di cariatidi della grande “Deposizione” nella cappella Beverini del cimitero urbano dei Boschetti. E ancora la statua e il tondo con ritratto facenti parte del monumento a Nazario Sauro, opera del 1925 di Enrico Carmassi; il monumento ai Caduti di Biassa del 1928, ancora di Angiolo Del Santo, e quello ai Caduti di Pegazzano del 1930, alto oltre quattro metri, dello scultore Oreste Minaglia; il busto di Felice Cavallotti, scolpito da Alessandro Biggi di Carrara. I bombardamenti del 1943 distrussero, come è noto, l’allora palazzo comunale nell’attuale Piazza Beverini (Palazzo Cenere): nelle sale e nei corridoi erano esposte molte opere d’arte, quali dipinti, sculture ed altre opere ornative, quasi tutte andate perdute. Solo in parte, nel dopoguerra, si è pensato ad un recupero organico, almeno a livello di immagini e di testimonianze, di tutte quelle opere. Oggi la tecnologia digitale potrebbe consentire di far rivivere, almeno in modo virtuale, un patrimonio che documenta la storia recente della città. Sarebbero però necessari finanziamenti adeguati.

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