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Ultimo aggiornamento: Giovedì 22 Febbraio - ore 23.10

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Antonella Questa e le relazioni ai tempi di Instagram

Intervista con l'attrice teatrale che di recente ha pubblicato il suo primo libro. "Siamo ossessionati dalla ricerca di approvazione altrui. Molestie sessuali? Il teatro non ne è immune, bisogna parlare di più".

Antonella Questa e le relazioni ai tempi di Instagram

La Spezia - Il tabù della vecchiaia e lo sguardo degli altri, l'influenza dei social sui nostri sentimenti e l'ossessione dell'approvazione altrui. C'è questo e molto altro nel libro “Questa sono io” che contiene le drammaturgie di due spettacoli di Antonella Questa, attrice, regista e autrice di origini torinesi ma con solide radici santerenzine. Il libro, presentato di recente alla Vaccari di Ponzano grazie Comune e associazione Artemisia nell'ambito della giornata contro la violenza sulle donne, esce da un contesto prettamente teatrale offrendo nitide istantanee sulla nostra società con i suoi tic e le sue esasperazioni, spesso confinate fra le mura domestiche. L'universo femminile è infatti al centro dei due spettacoli e del lavoro di Questa che delinea un quadro amaro, ironico e disincantato su una quotidianità affettiva che l'autrice ha raccontato anche a CdS.

Come è nata l'idea di raccogliere in un libro i due testi e perché la scelta di “Vecchia sarai tu” e “Svergognata” per questa sua prima letteraria?
“La proposta me l'hanno fatta quelli della casa editrice “Caracò”, ho accettato volentieri perché mi piaceva l'idea di fare un libro mettendo insieme le prime due drammaturgie scritte interamente da me. Mi piaceva anche poter giocare nel titolo con il mio cognome riaffermando anche il mio lavoro che va di pari passo con la mia vita. Devo ringraziare anche Michela Muserra per l'illustrazione che riassume le scenografie essenziali che mi accompagnano in scena”.

“Vecchia sarai tu” racchiude il punto di vista di tre donne differenti e di come vivono il trascorrere degli anni. Contiene anche tratti autobiografici?
“Tutti i miei testi partono da qualcosa che mi accade o vivo in prima persona, bello o brutto che sia. Qui tutto è iniziato dai miei quarant'anni e dalle persone che avevo intorno in quel momento. Ero colpita da come tante donne vivessero quel traguardo come una cosa terrificante. A questo si era aggiunta anche la perdita di mia nonna che era morta in un ospizio suo malgrado. Questo mi ha aperto una finestra sulle condizioni dell'anziano e sulla tendenza della nostra società a non considerare che l'età è un valore, ogni fase della vita ti porta sempre ad altro. Io a quarant'anni mi sono liberata di tante paranoie, a 50 chissà cosa riuscirò a conquistare, sto sempre meglio e vivo la vita pienamente. Ho scritto questa storia cercando di focalizzarmi sul tempo che passa tramite tre donne di età diverse”.

In “Svergognata” invece tutto parte da un sms letto dalla moglie sul cellulare del marito, mentre il resto della storia si snoda anche attraverso Instagram. Quanto stanno influendo secondo lei smartphone e social network nelle relazioni sentimentali?
“Il mio interesse per Instagram, che nel frattempo è diventato uno strumento usato da tutti o quasi, era nato notando le fotografie che postavano alcune donne e i commenti che ricevevano. Successivamente avevo inviato dei questionari anonimi a molte di queste persone, uomini compresi, rendendomi conto di come in fondo tutti cercassero relazioni virtuali per avere uno sguardo o qualcosa che mancava nelle loro vite. Ritengo che queste modalità di comunicazione, tramite social o whatsapp con amanti “virtuali” ci facciano sentire osservati e considerati, amplificando così la mancanza di dialogo che c'è nelle coppie. “Svergognata” è uno spettacolo creato sullo sguardo, sulla nostra ossessione di cercare l'approvazione attraverso gli occhi altrui dimenticandoci spesso di guardare dentro di noi. Abbiamo perso la forza di saper dire di no. Io parlo molto di donne ma questi temi li sento anche molto maschili, dalla ricerca di approvazione alla 'dittatura' dell'eterna giovinezza”.

Nel libro ringrazia le donne e gli uomini che le danno “l'energia per raccontare queste storie che non sono solo mie ma di tutti”. Quanto è importante il rapporto con le persone che incontra sotto il palco o nella vita di tutti i giorni?
“Sia in un caso che nell'altro osservo sempre chi mi circonda. Mi ispiro costantemente a quello che vedo, oppure faccio domande, mi faccio raccontare delle storie per cercare di capire se ciò che ho percepito come un malessere o una problematica è realmente così. Avverto il calore della condivisione e racconto cose nelle quali ognuno può riconoscersi, è uno scambio del quale non riesco a fare a meno”.

I due testi sono rispettivamente del 2012 e del 2014 ma risultano attualissimi in molti dei loro tratti distintivi, in particolare su temi come la paura di invecchiare o la necessità di essere esteticamente “infallibili” che spesso l'uomo alimenta negativamente nei confronti della donna
“Questa è una cosa che ci portiamo dietro da secoli, una cultura patriarcale difficile da combattere perché molto radicata. Mi interessa capire dove nasca il terreno fertile alla violenza vera e propria nei confronti della donna, perché quando arriva lo schiaffone è già tardi, bisogna capire cosa lo scatena. Credo che su questo tema manchi proprio una voce maschile, sono ancora troppo pochi gli uomini che condannano e isolano i violenti. Per quanto riguarda gli anziani la violenza nasce già dalla confusione che facciamo fra autonomia e indipendenza, è facile dire “ha perso la testa” anziché provare a comprenderne le necessità”.

Nelle scorse settimane il “caso Weinstein” ha spalancato gli occhi dell'opinione pubblica sulle molestie sessuali nel mondo dello spettacolo e non solo. Il teatro, per come lo ha conosciuto in questi anni, è immune da comportamenti di questo tipo?
“Assolutamente no, purtroppo. Personalmente in teatro non ho mai avuto problemi ma conosco diverse amiche attrici che sono state molestate. Tanti anni fa ad esempio c'era il direttore di uno Stabile in Emilia che invitava le ragazze a fare provini in momenti in cui a teatro non c'era nessuno. Era una cosa che ci raccontavamo solo tra noi ma magari adesso verrà fuori, è importante parlarne”.

Il clamore suscitato dal caso ha spinto anche molte donne a denunciare molestie subite. Fra queste anche Asia Argento che se da un lato ha ricevuto solidarietà e vicinanza, dall'altro ha dovuto fare i conti anche con le tantissime critiche arrivate soprattutto dai social network
“Asia può piacere o non piacere come artista o come persona ma il suo è stato un caso importante, l'esempio migliore per far capire un po' a tutti - in particolare chi non ha mai subito violenze – il meccanismo che scatta in una donna, specie se giovane. Lo dico perché anch'io ho subito qualcosa di simile da una persona che frequentavo e la prima cosa che mi è successa oltre al provare paura è stata pensare “me la sono cercata”. Il senso di colpa è la prima cosa che ti investe ma non ci si deve vergognare, è fondamentale parlare e dal momento in cui Asia ed altre hanno parlato si è aperta una diga che ha portato altre ragazze a denunciare ricatti e molestie. Dobbiamo parlarne con tutti”.

Questo per quanto riguarda l'Italia ma nella vicina Francia dove lei vive com'è la situazione? Come viene vissuto e affrontato il problema?
“A noi purtroppo manca molta consapevolezza, Renzi o Grasso ad esempio non vengono criticati tramite battute a sfondo sessuale mentre per la Boldrini o altre donne in politica avviene costantemente. Questo in parte succede anche Oltralpe ma devo dire che Macron fin dal suo insediamento ha messo come punto cardine della presidenza la lotta al sessismo e lo ha fatto partendo dalle scuole dove spesso, come nel resto della società, mancano l'empatia e il rapporto fra le persone. I ragazzi inoltre vanno anche guidati alla lettura di certi messaggi e immagini che vedono dalla pubblicità o nei contenuti Internet. Tornando alla Francia, è stata subito nominata anche la ministra Marlene Schiappa che ha delega all'uguaglianza fra uomini e donne che sta facendo anche una legge contro le molestie da strada”.

Tornando ai suoi spettacoli, l'ultimo portato in scena è “Un sacchetto d'amore” che affronta temi quanto mai attuali come le dipendenze. Qual è stato lo spunto per la sua realizzazione?
“Lo spettacolo, che il 9 febbraio porterò al Dialma Ruggiero a Spezia, ha per protagonista una malata di shopping compulsivo che faccio parlare con la sua famiglia, sempre usando un linguaggio comico e leggero, di nuove dipendenze comportamentali non da sostanze. Parliamo di ludopatia, abuso del cellulare, eccesso di lavoro e ovviamente shopping compulsivo che in Italia affligge circa cinque milioni di persone. Tutti comportamenti che nascono da una mancanza di relazione con noi stessi e con gli altri. Anch'io sono stata addicted del cellulare e sono ancora “malata” di borse, ci raccontiamo sempre che dobbiamo vincere a tutti i costi, lavorare continuamente o comprare tutto ma spesso non ci rendiamo conto di come ci manchino scambi e rapporti umani”.

A che punto è invece la stesura del suo prossimo spettacolo “Infanzia felice” e che temi tratterà?
“Debutterà ai primi di luglio a Castiglioncello. Ho iniziato scriverlo dopo aver letto diversi libri e in particolare “Pedagogia nera” della sociologa tedesca Katharina Rutschky che ha raccolto numerosi estratti di saggi e bestseller sull'educazione dei bambini dalla fine del Seicento ai primi del Novecento. Ne consiglio la lettura così come è da vedere il film “Il nastro bianco” di Michael Haneke ispirato dal volume. Entrambi sono molto utili per capire quante violenze abbiamo subito da bambini e prima di noi è capitato ai nostri genitori, ai nonni, ai bisnonni e così via. Piccoli episodi, manipolazioni psicologiche e rimproveri che crescendo si dimenticano ma che spengono sentimenti ed emozioni. Rutschky ha spiegato anche il fenomeno del nazismo e perché milioni di persone abbiano obbedito ad Hitler anche se oggi ci sono numerosi esempi di genitori che combattono questo tipo di pedagogia. Parlerò di questo e di come nonostante i tempi siano cambiati si ritrovino ancora certi esempi di educazione e come spesso si manchi di rispetto ai nostri bambini”.

Questa sua prima esperienza editoriale avrà un seguito o come testo pensato esclusivamente per un libro o come adattamento cinematografico?
“Mai dire mai, mi piace scrivere quindi sarebbe una cosa del tutto naturale, lo farei volentieri. Vedremo, gli spunti non mancano sicuramente”.


Il libro "Questa sono io" si può acquistare QUI

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