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Al Lia un dialogo sulla passione di Cristo tra Testori e il medioevo | Foto

Inaugura domani la mostra "(In)croci, la passione di Cristo secondo Giovanni Testori", una prima mondiale della produzione dell'intellettuale milanese tra gli anni '40 e '80.

Dal 24 marzo al 27 maggio
Al Lia un dialogo sulla passione di Cristo tra Testori e il medioevo

La Spezia - L'arte che dialoga con se stessa a secoli di distanza. Ma anche l'artista che attraversa un lugno travaglio interiore e modifica il suo stile e i suoi messaggi a decenni di distanza, confrontandosi sempre con lo stesso soggetto: la passione di Cristo.
Sono solo alcuni degli spunti di riflessione che sprizzano fuori dalla mostra "(In)croci, la passione di Cristo secondo Giovanni Testori", che sarà inaugurata domani, sabato 24 marzo alle 17, al Museo Lia.

“Vorrei ringraziare innanzitutto tutti coloro che hanno permesso alla nostra Città di inaugurare una mostra di rara bellezza, costruita perfettamente in dialogo fra le Passioni di Cristo di Giovanni Testori e le Croci presenti nel Museo Lia - ha detto il sindaco Pierluigi Peracchini nel corso della presentazione dell'esposizione -. I giorni in cui la mostra “Incroci” è inaugurata ed è visitabile ci regalano inoltre la possibilità di scoprire l’esperienza della Quaresima in chiave artistica: per questo invito tutta la cittadinanza a vivere il nostro Museo Lia, vera e propria eccellenza riconosciuta in tutta Italia.”

Quello curato da Davide Dall'Ombra e Andrea Marmori è un omaggio raro e prezioso ad uno degli intellettuali più versatili ed importanti del Novecento italiano, scomparso nel 1993, il cui amore incondizionato per la pittura lo portò a cimentarsi personalmente nella creazione artistica, diventando pittore dagli esiti significativi e in corso di riscoperta negli ultimi anni. A 25 anni dalla morte la mostra è dedicata ad approfondire un tema centrale della sua produzione: la Croce e la Crocifissione, due soggetti tra i più diffusi nella storia dell’arte Occidentale, con numerose occorrenze nel Museo Lia, e indagato da Testori durante tutta la sua vita: come drammaturgo, poeta e, appunto, pittore.
Il visitatore troverà due cicli di dipinti e disegni, realizzati negli anni ’40 e negli anni ’80, ad oltre trent’anni uno dall’altro, qui presentati integralmente e insieme per la prima volta, così da dar vita ad un inedito dialogo con le Croci del Museo: da Lippo di Benivieni all’oreficeria medievale di Limoges.
Di sicuro l’artista avrebbe molto apprezzato il “Lia”, e non soltanto perché tra le mura del museo sono conservate le opere di alcuni degli autori che, come critico d’arte, ha più amato: da Vincenzo Foppa a Giacomo Ceruti. L’avrebbe apprezzato anche per la storia che racconta, quella di uno dei maggiori collezionisti europei del secolo scorso. Del resto, Testori fu anche un irrequieto e appassionato collezionista di opere d’arte antica e moderna. E non sorprende rivederne alcune approdate anche tra le sale spezzine, magari attraverso il gallerista Bruno Lorenzelli o il critico Federico Zeri.

“Non c’era modo migliore di questa mostra per ricordare Giovanni Testori a 25 anni dalla scomparsa – ha affermato il giornalista Giuseppe Frangi, nipote di Testori e presidente dell’Associazione a lui intitolata. - Far dialogare le Crocifissioni contemporanee e quelle antiche è un modo per riflettere in modo non convenzionale su questo segno così centrale nella vita di milioni di uomini e per leggere queste immagini non solo come memorie di un passato, ma come esperienze che interpellano anche il nostro tempo presente. La scelta allestitiva fatta dai curatori Andrea Marmori e Davide Dall’Ombra è giustamente molto emozionante e coinvolgente”.

“Voglio ringraziare Casa Testori, Giuseppe Frangi e i curatori della mostra, che ci hanno offerto la possibilità di realizzare un dialogo apparentemente impossibile tra antichità e contemporaneo, tra due intellettuali diversi ma uguali in quanto a capacità di esprimere acute riflessioni sull’arte come Amedeo Lia e Giovanni Testori - ha commentato Paolo Asti, assessore alla Cultura del Comune -. Ho avuto l’onore di essere amico di Amedeo Lia che per le sale del MAL mi volle mostrare tutto il suo amore per la nostra città e le espressioni artistiche declinate nella collezione in così tanti secoli di storia. Di Testori ho avuto testimonianze di grande generosità e affetto da Fabio Linari, artista spezzino scomparso cinque anni fa, che del Maestro fu allievo e che oggi certo sarebbe a complimentarsi per questo omaggio. La mostra – conclude Asti – che presenta apparati e allestimenti grazie agli sponsor tecnici - offre poi ai visitatori l’opportunità di un’ulteriore riflessione sul rapporto tra fede e arte, tra antico e contemporaneo”.

“Le opere dello spazio espositivo dedicato e quelle disposte lungo il percorso museale ordinario a dialogo con quelle medievali affrontano un tema, quello della Passione, sdoganato solamente a partire dal basso Medievo - ha sottolineato Marzia Ratti, dirigente del Servizio Cultura del Comune, che ha prodotto la mostra -, mentre prima Cristo poteva essere rappresentato solamente trionfante. Non è un caso che la sofferenza sia stata ispirazione di Testori negli anni della guerra, e questo si nota anche nel primo linguaggio, dialogante con il post cubismo. Non siamo più di fronte al realismo, ma alla soggettività. E quella di Testori è legata alla cultura cattolica”.

Marmori, direttore del Museo Lia ha invece posto l'accento sulla meditazione profonda dell'artista in tutta la produzione presente nella mostra. “La carta stropicciata dei disegni degli anni '40 evidenzia come il gesto fisico sia parte dell'opera, mentre la prima opera di Testori, realizzata quando era sfollato con la famiglia nel '44 ha interessanti tratti di gotismo, incarnati da edifici bombardati che soffrono urlanti verso il cielo. Abbiamo poi - ha illustrato Marmori - gli studi per la crocifissione, incentrati in buona parte sul simbolo dell'agnello. Dopo vent'anni di inattività Testori si è confrontato con l'opera di Sutherland, con l'espressionismo. Spiccano la carne, in illustrazioni eseguite con il pastello grasso, c'è materiticità fisica. Niente è metafisico”.

Giovanni Testori (1923) nasce come pittore, e negli anni ’40 non era ancora lo scrittore delle periferie de “I segreti di Milano” elogiato da Pier Paolo Pasolini, né il drammaturgo amato e messo in scena da Luchino Visconti. In quel periodo non aveva ancora conosciuto neppure il critico Roberto Longhi, che lo avrebbe lanciato come critico d’arte. Solo a partire dagli anni ’50 Testori acquisterà una fisionomia pubblica; prima di allora era un giovanissimo pittore che si occupava prevalentemente di arte contemporanea, sebbene già libero di pubblicare i primi drammi teatrali, poesie e una serie di interventi critici eterodossi, spingendosi fino all’arte antica e arcaica o alla critica teatrale.
Solidale con l’esperienza della scuola milanese uscita da “Corrente”, compagno di strada di Ennio Morlotti, Bruno Cassinari e Renato Guttuso, critico militante dall’età di 17 anni, Giovanni Testori plasma la sua attività sulla necessità di trovare, innanzitutto per sé, una strada percorribile per il realismo italiano che, riconoscendo in Cézanne il proprio padre, cercava di andare oltre la folgorazione per l’opera di Picasso. Il pittore spagnolo è, infatti, il punto di partenza imprescindibile anche per Testori, come dimostra la Crocifissione ad affresco qui esposta, realizzata nel 1944 a Sormano (CO), durante i mesi di sfollamento sul finire della guerra. E’ questo l’esordio di Testori sul tema, in cui i corpi prendono le forme di parallelepipedi verticali, intenti ad erigere il proprio dolore verso l’alto.
Pochi mesi dopo la Crocifissione ad affresco, Testori illustra con 20 disegni un volume edito dalla Görlich e dedicato alle Laude di Jacopone da Todi. Tra i soggetti, torna la Croce, semplificata fino ad assumere libere movenze matissiane. Ma si tratta, a ben guardare, di sperimentazioni che attendono ancora il loro esito finale.
Pochi anni dopo, tra il 1948 e il 1949, ritroviamo Testori impegnato nella formulazione di una personalissima interpretazione della Crocifissione: un processo che lo porterà alla realizzazione del grande dipinto qui esposto nella Sala III.
La Crocifissione del ’49 è probabilmente il più importante dipinto di Giovanni Testori, posto a chiusura degli anni Quaranta, a sigillo di questa fase della sua vita artistica. Non è un caso che proprio di questo dipinto ci siano pervenuti 20 bellissimi disegni preparatori che ci permettono di seguire l’intero processo creativo.
Giovanni Testori scomparve nel 1993 e, dopo un decennio che lo vide dedito anima e corpo alla pittura e al disegno, dagli anni Ottanta la sua attività come artista si concentrò in singoli episodi privati, lontano da importanti mostre monografiche e dedicandosi a ristretti nuclei di opere su carta, spesso di grande intensità e poesia.
Uno di questi episodi fulgenti è quello dei suoi Crocifissi del 1981 che si è scelto di esporre lungo il percorso del Museo Lia, a stretto confronto con le straordinarie Croci antiche qui conservate.

Orari:
Martedì- Domenica: 10-18
Lunedì chiuso (eccetto il Lunedì dell’Angelo)

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