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'Un mondo nuovo, una speranza appena nata' presentato alla Maggiolina e al Cinquale

'Un mondo nuovo, una speranza appena nata' presentato alla Maggiolina e al Cinquale

La Spezia - Il primo volume del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” è stato presentato con successo anche alla Spezia, al chiosco del Parco della Maggiolina, per gli Incontri CNA Insieme, e a Cinquale di Montignoso, al Giangi’s Cafè, per la rassegna Dialogando il venerdì. Nelle due occasioni Giorgio Pagano è stato intervistato da Emanuela Cavallo e da Umberto Roffo, con interventi anche da parte del pubblico.
Moltissime le domande, tra queste tante hanno riguardato tutto ciò che preparò, nel corso degli anni Sessanta, l’esplosione della rivolta del 1968-1969: la mobilitazione antifascista dei “ragazzi con le magliette a strisce” del giugno-luglio 1960, le lotte operaie del 1961-1963, il Concilio Vaticano Secondo, le lotte contro il colonialismo, la generazione del Vietnam, la Beat generation, gli “angeli del fango” accorsi a Firenze nell’alluvione del 1966, il ricchissimo patrimonio culturale del decennio…

“Furono anni facenti parte di una storia globale -ha detto Pagano-, nel libro i fatti locali sono ricostruiti su una scala che tiene presente non solo la dimensione nazionale ma anche quella internazionale. Perché anche la coscienza dei giovani spezzini era ‘planetaria’. Anche a Spezia mai si parlò così diffusamente del mondo come in quel decennio. Anche a Spezia ci furono una generazione del Vietnam e una Beat generation.
La guerra del Vietnam, iniziata nel 1964, infranse il mito americano (già in crisi dopo l’aggressione a Cuba -1961- e l’assassinio di Kennedy -1963). Gli americani sottovalutarono il fatto che il conflitto vietnamita avrebbe assunto sempre più il carattere non di guerra al comunismo ma di lotta di liberazione di un popolo del Terzo Mondo contro l’aggressione dell’imperialismo occidentale. Cambiò quindi anche la ‘percezione’ del comunismo, nonostante la grave crisi del ‘socialismo reale’, che poi emergerà soprattutto con l’invasione della Cecoslovacchia (agosto 1968). Anche alla Spezia la mobilitazione per il Vietnam fu impressionante. L’appello in inglese dei giovani comunisti ai marines perché disertassero (1965) ebbe eco nazionale. Sempre nel 1965, la veglia all’Astra con lo spettacolo politico “Comizzi d’amore” (con due zeta per distinguerlo dal film di Pasolini) fu anche un segno di creatività culturale. Grandi manifestazioni si tennero nel 1967 e nel 1968. Il 10 marzo 1968 segnò l’atto di nascita della ‘sinistra extraparlamentare’ alla Spezia, con il sit-in de Il Potere operaio in polemica con gli organizzatori del corteo per il Vietnam (i partiti della ‘sinistra storica’). Nello stesso periodo, a Sarzana, nacque un altro gruppo operaista attorno al giornale ‘La Voce Operaia’. La mobilitazione per il Vietnam -la battaglia di Davide contro Golia- unì, in una sorta di fusione emozionale, le forze più diverse: la ‘sinistra storica’, la nascente ‘sinistra extraparlamentare’, molta parte del mondo cattolico”.

La Beat generation, ha proseguito l’autore, “fu espressione di una rivolta esistenziale prima che politica: nel libro è evidenziato l’intreccio tra i due modi di essere giovani, quello più esistenziale e quello più politico. Si entra, per esempio, ‘a casa di Clara’, giovane studentessa del Costa, tra musica beat, Kerouac e Marx, tra discussioni sulla libertà sessuale e sul potere studentesco e sul potere operaio…”.
La musica ebbe un ruolo decisivo nella formazione dei giovani, ha aggiunto Pagano:
“Al diffuso bisogno di ideali che diano un senso alla vita rispose in primo luogo la musica. Tanti piansero per la scomparsa di Luigi Tenco. Poi venne il beat: fu un’energia liberatoria: soprattutto con i Beatles e i Rolling Stones. Senza dimenticare il folk (Bob Dylan e Joan Baez), il rock, il jazz… In questo contesto nacquero, anche alla Spezia, i ‘complessi’. Nel libro c’è la loro storia, la storia di ragazzi che, grazie alla musica, si sentivano ‘i padroni del mondo’. Furono gli anni delle cantine e delle rassegne. Quella che fece epoca fu lo Show Beat al Monteverdi nel 1966: 4 mila giovani, un pienone mai visto, il teatro scosso dalle fondamenta, le poltrone divelte, ragazze e ragazzi a gridare e a ballare per ore”.

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