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"Sebben che siamo donne", la presentazione in Via Saffi

"Sebben che siamo donne", la presentazione in Via Saffi

La Spezia - “Sebben che siamo donne”, il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello dedicato alla “Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana”, è stato presentato, con successo di pubblico, anche nella Sala Punto d’incontro Coop S. Bartolomeo via Saffi, per iniziativa di Coop Liguria - Sezione Soci della Spezia.
Il libro è stato presentato da Gianluca Solfaroli, storico e vicepresidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo, che lo ha definito “un libro che fa bene alla salute, perché la democrazia può sempre ammalarsi e bisogna non smarrirne i principi di fondo”. Solfaroli ha poi evidenziato l’unità delle due parti del libro, “i ritratti e le storie, scritti con stile non retorico, ma sobrio e commovente, di donne capaci di fare in un frangente difficile una scelta di autonomia”, e la parte di archivio, “che analizza i pregiudizi maschilisti di molti partigiani nei confronti delle donne resistenti e li spiega facendo riferimento allo spirito del tempo”.
Giorgio Pagano ha parlato di un ruolo decisivo delle donne nella lotta di Liberazione, soffermandosi sulle partigiane in armi, sulle staffette e sulle madri, con citazioni tratte dalle testimonianze di Vera Del Bene, di Vega Gori e delle mamme di Godano, incarcerate perché proteggevano i loro figli disertori dell’esercito di Salò. Pagano ha così concluso: “Dobbiamo rispondere alla domanda ‘che cosa sarebbe successo se avessero vinto fascisti e nazisti?’, non possiamo dare una risposta equidistante: una parte stava con le barbarie, l’altra contro, come le donne protagoniste di questo libro”. Occorre “ricordare e rendere onore e gratitudine a chi ha scelto la parte secondo umanità, giustizia e libertà, la parte che ci consente di essere qui a discutere liberamente del nostro passato e del nostro futuro… Contro il fascismo perenne, di cui quello storico è stato solo una manifestazione, la lezione della Resistenza delle donne è una lezione perenne”.
Maria Cristina Mirabello, che ha fornito le cifre relative alla Resistenza femminile in IV Zona Operativa, ha detto che tali cifre risulterebbero sicuramente più alte se tutte le donne avessero presentato domanda finalizzata al riconoscimento di quanto avevano fatto dopo la fine della guerra. Si è soffermata poi su come, grazie anche al tragico e doloroso evento della II Guerra Mondiale in cui l’Italia fascista entra il 10 giugno 1940, sia maturato nelle donne il distacco dal fascismo, parlando delle modalità che hanno caratterizzato la “disubbidienza”, presa di coscienza e impegno femminile dopo l’8 settembre 1943. C’è stato innanzitutto l’aiuto prestato ai soldati allo sbando, ci sono state successivamente, con il dipanarsi degli avvenimenti e l’avvio della vera e propria Resistenza armata, le molteplici forme di Resistenza civile, che sono consistite nel tacere, proteggere, rifocillare con il poco cibo disponibile i partigiani nelle campagne e nelle montagne. Ha anche ricordato come molte donne siano state staffette, svolgendo il ruolo assai pericoloso e nevralgico di dattilografe di stampa e documenti clandestini, porta-ordini, porta-armi ecc. e infine come alcune abbiano imbracciato le armi, nelle formazioni in montagna. Un quadro variegato e dal quale si ricava comunque il dato di fatto che senza le donne la Resistenza non avrebbe potuto avere la consistenza che ebbe.

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