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"Più internazionale grazie alle canzoni e alla consapevolezza" | Video

Domani sera al circolo Origami, il cantautore Matteo Fiorino presenta Fosforo, secondo lavoro in carriera: "Il contesto in cui ci muoviamo è un gran Carnevale e vince chi comunica meglio. Di sicuro c'è la debacle di un pensiero democratico".

L’intervista
"Più internazionale grazie alle canzoni e alla consapevolezza"

La Spezia - E' stato il Circolo Le Mura sabato 3 febbraio a battezzare il "Tour Senza Cuore" di Matteo Fiorino, cantautore spezzino reduce dalla pubblicazione del nuovo disco "Fosforo", uscito a gennaio per Phonarchia Dischi. Un successo di pubblico ben oltre le aspettative in una città tanto grande quanto particolarmente complicata qual'è Roma anche e soprattutto nel settore culturale. E Fiorino proverà a bissare venerdì sera quel successo tornando a suonare al circolo Origami (ore 22, ingresso riservato ai soci Aics) dove presenterà al pubblico della sua città le nove nuove canzoni che fanno parte del cd. Copertina firmata da Giacomo Laser e Pietro Carafa anche se alla fine è ancora una volta Fiorino (nella foto di Michela Centioni) a disegnare di proprio pugno la natura morta scelta come iconografia preminente. Alcuni degli stralci della promo-intervista realizzata da CittadellaSpezia alla vigilia della serata, nella sale della nature morte del "Museo Amedeo Lia", gentilmente concessa dal Comune della Spezia e dal direttore Andrea Marmori. Una scelta evidentemente non casuale.

Matteo Fiorino, partiamo dal banale ma necessario. Perché lo hai chiamato Fosforo?
"Il titolo è essenzialmente una constatazione che lega i brani presenti nel disco: come disse Nietzsche le conseguenze delle nostre azioni ci afferrano per i capelli anche se ci siamo corretti. Le conseguenze delle nostre azioni si presentano come l'accensione di un fiammifero, qualcosa di repentino che nel buio ci abbaglia. Ed è così che si assume consapevolezza".

Dall'ironia e rabbia che scaturivano dal primo lavoro ('Il Masochismo provoca dipendenza') a quali altri aggettivi possibili per questo nuovo lavoro? L'impressione è che nelle nove tracce tu voglia fare "la festa all'ideologia", al pregiudizio, al senso comune.
"Se devo isolare due aggettivi penso più a sarcasmo e rassegnazione, anche se una rassegnazione molto lucida a dire il vero e quindi gestibilissima. Il contesto in cui ci muoviamo, dalla cultura alla politica, è un gran Carnevale e vince chi comunica meglio. Di sicuro c'è la debacle di un pensiero civico democratico".

Ho definito questo album figlio di un cantautorato convertito. Accetti questo accostamento?
"Nel modo di produrre sicuramente perchè se nel primo disco volevo fare un omaggio palese ai cantautori della fine degli anni '70, adottando una veste sonora abbastanza vintage, oggi l'apertura più ampia delle canzoni ha consentito di sperimentare qualcosa di più internazionale anche grazie al produttore Nicola Baronti di Phonarchia Dischi. Da questo punto di vista è stata abbastanza semplice trovare il modo di elevare la patina di cantautorato classico che mi stava un po' stancando".

Calcutta, Lo Stato Sociale, The Giornalisti, dalla scena indipendente al mercato delle major. Che idea ti sei fatto?
"In verità non hanno più nulla di indipendente e loro stessi lo hanno rimarcato nelle loro interviste. Il primo disco di Calcutta non lo conosce nessuno ma è certamente indipendente mentre Mainstream, l'album che lo ha lanciato al grande pubblico, è un disco che già nel titolo si dichiara non indipendente. E' una provocazione ma di fondo ha colto benissimo la sfumatura che c'è fra i due ambienti discografici.

Nomi di colleghi che stimi e che consigli di ascoltare?
"Innanzitutto Valerio Sartori, uno spezzino che può fare grandi cose e che spero un giorno esca dalla sua cameretta dove compone. A parte questo dico Giorgio Poi, Giovani Truppi, Andrea Poggio e naturalmente Iosonouncane, che seguo da tanto tempo e che ha firmato la collaborazione nel primo singolo Madrigale".

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15/02/2018 - Matteo Fiorino presenta "Fosforo", il suo secondo disco


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