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"Più attenzione per il teatro, ci sono compagnie che rischiano di chiudere"

Matteo Taranto, coordinatore del Comitato tecnico scientifico del Civico, lancia l'allarme. "Drive In? Spettacoli online? Al massimo soluzioni temporanee. E una forma d'arte fatta di sacralità non può tenersi dietro uno schermo".

Un futuro senza certezze

La Spezia - “Viviamo un tempo sospeso in attesa di capire quali saranno le intenzioni governative nei confronti del mondo del teatro e in generale della cultura, che fino ad ora è stato dimenticato. All'atto pratico non c'è nulla di definitivo, solo idee confuse”. Parola di Matteo Taranto, coordinatore del Comitato tecnico scientifico del Teatro civico della Spezia, il quale questa situazione di stallo la vive sia come guida della casa teatrale del capoluogo, sia come attore: da un lato il cartellone spezzato dalla pandemia, dall'altro la fortunata tournée di The Legend of Morricone impossibilitata a inanellare le tante date ancora in programma in Italia e all'estero. “Si sente parlare di una ripartenza del teatro verso la fine dell'anno, o addirittura nel 2021 – dichiara Taranto a CdS -, ma di ufficiale e concreto non c'è nulla. Manca la dovuta attenzione al settore. Come Civico abbiamo spostato alcuni spettacoli, ma si tratta di modifiche ufficiose, in attesa di certezze. Come Commissione scientifica avevamo già steso la prossima stagione, ora chiaramente è tutto in stand by. Purtroppo – anche nei decreti – avverto uno scarso interesse per il mondo della cultura. Magari si dice qualcosa sui musei, ma per cinema e teatro sento un vuoto. La cultura non dovrebbe essere all'ultimo posto”.

Anche perché i lavoratori della cultura non vivono di sogni. “E' una leggerezza pensare che il teatro sia fatto solo dallo spettacolo – continua Taranto -. Parliamo di centinaia di migliaia di persone che devono vivere, mantenere famiglie. Macchinisti, attrezzisti, trasporti, solo per fare qualche esempio. Come possono andare avanti? Quantomeno, se tutto dovrà restare fermo, si dovrà immaginare un sussidio per i lavoratori dello spettacolo, come ad esempio accade in Francia”. Per carità, dal timoniere del Civico nessuna intenzione di gridare al mondo che i palcoscenici e le platee devono ricominciare subito a popolarsi. Ma l'appello, questo sì, forte e chiaro, affinché il settore abbia la giusta considerazione e informazioni certe, e che ci sia consapevolezza delle difficoltà che sta vivendo. “Il teatro si è fermato, giustamente – continua il 44enne attore spezzino -. Ma bisogna sapere che questo sta portando danni devastanti alle produzioni e alle compagnie, e occorre capire come saranno coperti. Perché c'è chi rischia di chiudere, di non avere la forza di ripartire. È sconvolgente. Servono proposte vere, non fumose. Il ministro Franceschini ha parlato di un Netflix della cultura? Questa può essere una soluzione momentanea, certo non il futuro. Se tutto si sposta dietro a uno schermo il teatro perde la sacralità e non ha più senso di esistere”. Il teatro è rito, è presenza, è partecipazione. Guai alle idee che vadano a corromperne la natura. “Il teatro come spettacolo diffuso online è possibile accettarlo in questa fase, ma il teatro si fa a teatro. È un'arte fatta di aggregazione, di contatto tra pubblico e attori, di umanità. Impensabili anche idee balzane come le pareti in plexiglas. Né riesco a vedere attori che recitino a distanza di sicurezza, o d'altro canto un teatro fatto solo di one man show. Tutti problemi reali, che meritano di essere affrontati. In ogni caso penso che il teatro, che ha resistito alle guerre, alla peste, a qualunque cosa, sopravviverà anche al Covid-19”.

C'è chi pensa di rispolverare il fascino motorizzato del drive in per ridare slancio allo spettacolo. “Sì, c'è questa voce - osserva Taranto -, ma tra il dire il fare... E, in ogni caso, occorre chiedersi dove e come. La ritengo comunque un'ipotesi più adatta al cinema, non tanto al teatro, perché gli attori non avrebbero risposta da un pubblico di automobili. Si perdono l'applauso, la risata, l'imprevisto. Senza tener conto di tutti i problemi pratici del caso, ad esempio quelli legati all'acustica”. Allo stesso tempo pare difficilmente percorribile l'idea di un Civico regolato da stringenti misure anti contagio, ovviamente senza la volontà di riempirlo prima che sia cosa sanitariamente sicura. “Il nostro teatro – afferma Taranto – conta 900 posti e oltre mille abbonati. Con le regole di distanziamento avremmo 300 persone a spettacolo. Per gli attori sarebbe demotivante una situazione del genere. E non potremmo certo fare cinque repliche in un giorno, né tenere lo spettacolo per più giorni per coprire tutti gli abbonati: coprire i costi sarebbe difficilissimo”. Tanti interrogativi, quindi, nell'attesa che la politica dia segnali per orientarsi in questa forzata impasse.

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