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"Non sapevamo nulla della volontà dei coniugi Cozzani di volere le opere indietro"

Vaccarone e Cremolini in commissione per rispondere sui quadri di Fontana e Basquiat: "Il Comune inizi al più presto un censimento del patrimonio".

il caso
"Non sapevamo nulla della volontà dei coniugi Cozzani di volere le opere indietro"

La Spezia - Ricordate la vicenda delle famose opere "Attese" di Lucio Fontana e “Clay Liston” di Basquiat? Erano rimaste di proprietà del Comune della Spezia per soli tre anni, dal 1999 al 2002, incluse nella maxi-lista comprendente le 970 opere che il professor Giorgio Cozzani e la moglie Ilda Goretti donarono a cavallo della fine del secolo. Opere che, come molti forse ancora ricordano, erano servite a popolare l'esposizione permanente del CAMeC tra le altre cose. Ma quelle due donazioni, periziate nel 1998 per un valore rispettivamente di 350 milioni e 50 milioni di lire, erano in verità finite in quell'elenco per sbaglio e i proprietari le avevano chieste indietro appunto nel 2002. Recentemente è stato il capogruppo della lista Forza Italia-Toti Fabio Cenerini a rinfocolare un tema che ciclicamente torna fuori senza una vera e propria risoluzione. "La richiesta di sdemanializzazione venne accolta per motivi di gratitudine con delibera del consiglio comunale dell’ 8 aprile 2002" - ricorda il consigliere. Proprio Cenerini ha portato la vicenda all'attenzione della commissione garanzia e controllo presieduta da Dina Nobili, ribadendo quanto detto nell'interpellanza depositata quest'inverno: "I coniugi Cozzani si impegnarono a concedere in gratuità, per almeno 30 giorni l’anno, le suddette due opere al Comune della Spezia a fini espositivi. I coniugi Cozzani, così come gli eredi, si impegnarono a trasferire l’obbligo dell’impegno assunto ad eventuali acquirenti delle opere".

Nell'odierna commissione il critico d'arte Valerio Cremolini e il pittore Francesco Vaccarone, in quanto garanti nominati dalla famiglia Cozzani subito dopo la morte del professore, sono stati auditi dai commissari per provare a vederci chiaro. Cremolini ha cercato di riordinare la storia, partendo da lontano: “Il 14 dicembre 1998 firmammo l’atto di donazione di otto opere della collezione Cozzani - spiega Cremolini -. In quel documento fu inserita la necessità che ci fossero due persone, in qualità di garanti. Il comitato direttivo, che è tuttora esistente, è presieduto dal sindaco, e ne fanno parte un membro vicino alla famiglia Cozzani, oltre a me e a Francesco Vaccarone. Il 9 luglio del ‘99 venne presentata in Sala Dante la collezione della quale faceva parte anche il famoso quadro di Fontana. Dopo aver consegnato le carte c’era la necessità di provvedere alla catalogazione dei volumi della collezione Cozzani. Quando venne presentato il catalogo venni invitato a presenziare ma non ebbi nessuna voce in capitolo nella compilazione in quanto era stato demandato ad altre persone, nella fattispecie Eleonora Acerbi e Mara Borzone. Succede anche che nel frattempo vengono fatte riunioni per la programmazione dei lavori". E poi? "Un giorno la moglie del professor Cozzani mi disse che nei giorni seguenti sarebbero venuti a ritirare le opere per il trasloco effettivo delle opere stesse. Le dissi che volevo vederla per l’ultima volta prima che fossero trasferite dalle sale del Comune. Non sapevo nulla della volontà dei coniugi Cozzani di volere delle opere indietro. Si dice che vennero erroneamente inserite ma di vincoli non si parla da nessuna parte".

Vaccarone chiede al Comune di farsi carica di questa vicenda una volta per tutte: "E' curioso che il presidente di quel comitato è il sindaco e Peracchini non lo sapeva. Più volte a Pagano prima e Federici abbiamo segnalato la necessità di avere una sede per poterci incontrare e portare avanti le esigenze della famiglia Cozzani". Il pittore, grande amico di Cozzani, si unisce a Cremolini: "Anche io non sapevo nulla di quel documento attuativo. Nell’atto notarile si parla di una donazione come blocco unico, anche io come Cremolini non avevo saputo nulla. Ed è grave che non fossimo a conoscenza della restituzione per gratitudine. Venni a sapere che il Fontana fu battuto all’asta a 2300 sterline. Quel quadro, come il Basquiat di cui oggi non sappiamo nemmeno se è ancora disponibile, aveva un vincolo: per 30 giorni l’anno doveva essere a disposizione del Camec per l'esposizione. Esporre per un mese un’opera del genere in Italia, dove i quadri di Basquiat non saranno più di dieci, significa andare su tutte le testate nazionali. E noi non sappiamo dove sia. Chiederei al Comune di fare i passi necessari per capire. Ma allora perché erano battute all’asta? Ho scritto immediatamente una mail all'allora presidente delle Istituzioni Culturali Cinzia Aloisini spiegandole che c’era questa asta. Proposi a lei e alla dottoressa Ratti di far intervenire l’Interpol per far rispettare il vincolo". Infine la raccomandazione: "Al tempo chiedemmo più volte una documentazione fotografica delle opere perché può succedere che qualcuno si introduca nelle sale, scambi un quadro con un falso e senza una traccia non è nemmeno possibile andarci in fondo. Raccomanderei che si inizi a farlo, perché è fondamentale documentare il patrimonio che abbiamo".

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